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Le visioni dell'architetto: tracce dagli archivi italiani di architettura

Una mostra sulla dimensione utopica, visionaria, immaginifica del patrimonio di disegni e materiali d'archivio dell'architettura italiana nel Novecento

La condizione di fattibilità di un progetto è il fine ultimo dell'intero iter che dalle prime annotazioni grafiche di un'idea porta, spesso passando per mortificazioni o per stravolgimenti e correzioni dei propositi iniziali, al corpus degli elaborati esecutivi finali. Esiste tuttavia una dimensione "altra" dell'architettura che attraversa le varie età della civiltà occidentale affrancandosi dalle limitazioni della contingenza epocale; è la dimensione utopica, visionaria, immaginifica che non sempre è il contr'altare irrealizzabile dell'architettura "costruibile".
La cultura del progetto italiana del XX secolo ha lasciato tracce emblematiche dell'aspirazione ad una sperimentazione fuori dai vincoli del "corretto costruire", così come dalle limitazioni del "buon senso comune".
Lontane dalle teorie semperiane dei fattori di condizionamento, queste architetture "beyond building" affidano alla sola rappresentazione dell'immagine il disvelarsi della propria identità, la riconoscibilità della propria forma, l'origine dei propri nutrimenti creativi. Spesso si tratta di progetti realizzabili, privi di componenti utopiche se non nell'immaginare lo stato d'animo dell'umanità che si vorrebbe come consapevole fruitrice e che talvolta le popola in effige.
In prevalenza la componente immaginaria risiede, più che nelle logiche implicite delle idee progettuali e negli "ordinamenti" delle relative impossibili realizzazioni, nell'impatto psicologico che tali organismi architettonici, pensati come probabili motori di un processo endogeno di riforma della società civile, avrebbero su un ambiente culturale tendenzialmente convenzionale.
Non essendo prodotti di una peculiare tendenza ma interni a vari filoni culturali (spesso come sortita isolata o come momentanea e vivificante "deriva"), i progetti di architetture immaginarie costituiscono un insieme di tracce rivelatrici (anche di stati psichici) nella "rete" degli archivi italiani d'architettura.
Impossibili più che irrealizzabili, dunque, in questi progetti - stringata selezione all'interno dei materiali conservati dagli enti soci dell'AAA-Italia (Associazione nazionale Archivi Architettura contemporanea) - le scaturigini della forma (variata e sempre variabile) sono sottoposte ad un intenso lavorìo intellettuale o, al contrario, affidate ad una insindacabile felicità creativa che ne rende la lettura, in una delle possibili sfaccettature, irrimediabilmente comprensibile.

Opere di:
Alvar Aalto, Pietro Aschieri, Aldo Avati, Luciano Baldessari, Ernesto Basile, Studio BBPR, Piero Bottoni, Michele Busiri Vici, Vincenzo Cabianca, Alberto e Giorgio Calza Bini, Paolo Cercato, Emidio Ciucci, Tullio Crali, Costantino Dardi, Brunetto De Batté, Giancarlo De Carlo, Fortunato Depero, Irenio Diotallevi, Marcello D'Olivo, Raffaello Fagnoni, Guido Fiorini, Franco Marescotti, Angiolo Mazzoni, Armando Melis de Villa, Giovanni Michelucci, Giovanni Battista Milani, Carlo Mollino, Giovanni Montiroli, Luigi Moretti, Sergio Musmeci, Pier Luigi Nervi, Manfredi Nicoletti, Giuseppe Pagano, Francesco Paolo Palazzotto, Osvaldo Piacentini, Vincenzo Pilotti, Piero Portaluppi, Paolo Portoghesi, Franco Purini, Umberto Rizzi, Aldo Rossi, Tullio Rossi, Antonio Sant'Elia, Giovanna Santinolli, Paolo Sironi, Giuseppe Terragni, Laura Thermes, Luigi Vagnetti, Antonio Zanca

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