Benedetto Gravagnuolo, Piazza San
Pasquale a Napoli

Borgo extra moenia incastonato tra il centro storico e
Posillipo, che dalla collina del Vomero degrada fino al mare, Chiaia è stata per
secoli contrada di pescatori e covo di delizie aristocratiche.
Piazza San
Pasquale ne costituisce uno dei punti nodali, cerniera tra l'asse della Riviera
che lambisce la Villa e l'armatura residenziale del rione. Acquisita una sua
caratterizzazione di piazza solo nel XVIII sec. con la costruzione della Chiesa
e del Convento, è stata prima ridotta (alla fine degli anni '30) al rango di
snodo di traffico e poi mortificata (nel dopoguerra) da interventi sporadici e
improvvisati che ne hanno ulteriormente dequalificato immagine e ruolo.
Obiettivo di Gravagnuolo è stato pertanto quello di ridare identità e forma a
uno spazio che è, a un tempo, 'sagrato' prospiciente la chiesa (spazio sacro),
piccolo polmone verde e ideale invito per le promenades in Villa e infine
'piazza' borghese, idealmente dedicata al liberale Carlo Poerio, il cui
monumento ne segnala il carattere civile e laico. L'intervento, assai delicato
proprio per la natura 'ibrida' della piazza, è il frutto di tre risolute azioni
progettuali. In primis l'eliminazione della strada a monte, che ha consentito di
liberare la piazza dall'interferenza della circolazione viaria, garantendo la
necessaria continuità pedonale. Il decentramento e soprattutto la rotazione del
basamento del monumento marmoreo di 45°, in seconda battuta, hanno posto la
statua in più diretta relazione sia con la facciata della chiesa che con la
Riviera, 'aprendo' cioè la dimensione raccolta e intima della piazza verso la
Villa e il mare. Il terzo atto è stato quindi quello di tradurre in termini
architettonici la polisemicità dello spazio. Mettendo a reagire la tradizione
della piazza all'italiana di ispirazione classica con il modello anglosassone
dello square, l'area trasmuta in una "piazza bifronte", con la piazza di pietra,
verso ovest, lastricata in selce del Vesuvio e il parterre quadrato della piazza
verde presidiata dalla quercia presente in situ. Se è proprio il monumento a
fungere da cerniera tra le due aree, è agli oggetti di arredo urbano che
Gravagnuolo affida soprattutto il ruolo di esplicitare la cifra culturale
dell'intervento: dal disegno del lastricato a quello delle panche lapidee con
spalliera in acciaio (panchina Miss); dalle sedute curvilinee (panchina Goccia)
agli elementi funzionali (griglie Salvatronco e dissuasori Cubo) fino al
complesso ed eterogeneo sistema di illuminazione, il cui ruolo va ben oltre
quello di delineare l'immagine notturna della piazza. La scala urbanistica si
salda così con la dimensione architettonica e giunge fino alla definizione di
dettaglio dell'oggetto di industrial design.
L'insistito richiamo a forme a
un tempo archetipiche e moderne trova il luogo di massima condensa semantica nel
Lume Alto, stelo-lampione in acciaio inox. Collocato in posizione decentrata, in
dialettica con chiesa e monumento, esso nasce dalla sovrapposizione lungo l'asse
verticale di tre slanciati prismi a base quadrata ruotati l'uno sull'altro ed è
coronato dal lume in ottone e opaline, un icosaedro, figura platonica.

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