(© Alessandro Iemolo)
(© Alessandro Iemolo)

All'apice del centro monumentale di Roma, in contiguità con piazza Trinità dei Monti, vertice prospettico della scalinata di piazza di Spagna, sorge la biblioteca Hertziana, uno dei più importanti centri di studio per la storia dell'arte italiana. Il lotto trapezoidale, delimitato da via Sistina, da piazza Trinità dei Monti e da via Gregoriana, dove da circa un secolo si innalza la biblioteca Hertziana, è stato teatro di un formidabile intervento di trasformazione urbana. Incentrato sulla biblioteca, esso ha riconfigurato, in misura diversa, ben tre edifici storici: il cinquecentesco palazzo di Federico Zuccari, il palazzo Nuovo, costruito in epoca recente nel giardino di palazzo Zuccari, e l'ottocentesco palazzo Stroganoff. Le tre unità edilizie appartengono al Max Planck Institut für Geschichte, il prestigioso istituto tedesco di ricerca per la promozione delle scienze con sede a Monaco, che ha nella Bibliotheca Hertziana il luogo deputato agli studi sull'arte italiana. La storica biblioteca prende il nome da Henriette Hertz, che nel 1912 donò l'edificio a condizione che fosse adibito a biblioteca e che i suoi libri non fossero mai trasferiti altrove, se non in casi di calamità o di estremo pericolo. Questa biblioteca è un'istituzione straordinaria, dove convergono studiosi da tutto il mondo; è dotata di un patrimonio librario di oltre 225.000 volumi e vanta acquisizioni annue di circa 4.000 libri. Prima della ristrutturazione essa occupava un fabbricato che, risultante da accorpamenti e addizioni eterogenee, negli anni novanta fu dichiarato inagibile e condannato alla chiusura, in assenza dei basilari requisiti di sicurezza e di prevenzione incendi.

(© Andrea Jemolo)</em>
(© Andrea Jemolo)

La proprietà decise di riqualificare tutto il complesso edilizio, contemplando la demolizione del fabbricato novecentesco della biblioteca, preservandone le facciate storiche e costruendo una moderna struttura, conforme alle norme di sicurezza e in grado di far fronte al costante incremento librario della biblioteca. Nel 1994 è bandito un concorso internazionale a inviti per la "ristrutturazione" della biblioteca, rivolto a 8 architetti, tra i quali Carlo Aymonino, Vittorio de Feo, Rafael Moneo, solo per citarne alcuni, e vinto nel 1995 da Juan Navarro Baldeweg, architetto basco di Santander, madrileno di adozione. L'avvio dell'operazione incontra notevoli ostacoli, innanzitutto derivanti dal fatto che le demolizioni ipotizzate non sono contemplate dal piano regolatore vigente che, nel centro storico, prevede solo restauro e risanamento. Con la fattiva collaborazione degli uffici comunali, si avvia un piano particolareggiato di recupero, promosso dal Campidoglio e redatto dall'architetto Enrico Da Gai, incaricato dall'Hertziana di soprintendere ogni fase dell'operazione e della costruzione. Le circostanze del progetto sono rese particolarmente spinose anche dalla delicatezza del sito, che insiste su un'area archeologica di pregio, affollata da esedre, mosaici e sezioni murarie appartenenti agli Horti di Lucullo (I secolo a.C.). A tutte queste difficoltà si aggiunga l'insediamento di un cantiere così impegnativo in un'area del centro storico, densamente edificata, priva di spazi di stoccaggio per i materiali e di manovra per le macchine di cantiere.

(© Da Gai Architetti)
(© Da Gai Architetti)

Il progetto di Juan Navarro Baldeweg ruota intorno a un vertiginoso pozzo di luce centrale, una voragine luminosa di impianto trapezoidale che attraversa verticalmente la biblioteca, illuminando gli spazi che si svolgono intorno; le sue tre pareti vetrate inondano le sale lettura, aperte alla luce diffusa, e gli scaffali per la presa diretta dei libri. I piani della biblioteca sono, infatti, affacci balconati sul pozzo centrale: configurati come ampi ballatoi, sono aperti sui tre lati della corte e attrezzati con le più moderne postazioni per gli studiosi. Con la sequenza di piani digradanti terrazzati, che conforma lo spazio in elevazione, l'architetto rende ideale omaggio ai terrazzamenti che in antico modellavano i giardini della villa di Lucullo, di cui sono messi in luce suggestivi lacerti nelle viscere dell'edificio. Per potenziare la luminosità del pozzo centrale, il quarto lato della voragine consiste in una parete di mattoni pieni leggermente inclinata, a scialbo bianco, che rifrange la luce mentre funge da cortina acustica, schermando i rumori della trafficatissima via Sistina, dove sono allogati i blocchi dei depositi a scaffali compatti. Le sale di studio, pervase di luce diffusa irradiata dalla corte e protette dal rumore della città, godono di affacci spettacolari dalle aperture ritagliate nel fronte meridionale e dalla stupefacente terrazza sommitale, che permette uno sguardo a 360° sulla capitale.

(© Da Gai Architetti)
(© Da Gai Architetti)

Il nuovo edificio si dispiega in cinque piani in elevazione a struttura metallica; due piani ricavati nel Piano Trave, così chiamato a causa della funzione strutturale di supporto di tutto l'edificio; altri due piani, anch'essi a struttura metallica, sono appesi allo stesso Piano Trave portante. Quest'ultimo inusuale e titanico dispositivo strutturale dell'edificio si è reso necessario per preservare l'area archeologica che si stende a livello di fondazione. Dapprima vennero costruite due travi cementizie che corrono lungo le strade perimetrali; impostate su 178 micropali di fondazione con profondità variabili da 35 a 50 m, esse corrono sotto i marciapiedi stradali e fungono da supporto per una struttura scatolare che ha un'altezza di ben 3 m: un vero e proprio ponte sospeso sul sedime archeologico e composto da 6 travi di calcestruzzo armato precompresso, con quattro travi di irrigidimento di cemento semplice. L'ardita soluzione tecnica, oltre a salvaguardare i resti archeologici, che permangono a vista e possono essere ulteriormente accresciuti da nuovi scavi, consente di ricavare al suo interno ulteriori vani a servizio della biblioteca.

(© Da Gai Architetti)
(© Da Gai Architetti)

Sotto l'aspetto tecnico costruttivo, questo piano-trave e la solenne struttura di metallo e vetro che configura il pozzo di luce centrale, si attestano come gli elementi più complessi e innovativi dell'intero processo edilizio. Infine, guardando l'edificio da via Gregoriana non si percepisce nessun segno del nuovo inserto contemporaneo, perfettamente schermato dalla facciata storica, dove le fauci del mostruoso mascherone, con cui Federico Zuccari aveva contrassegnato l'accesso al suo giardino urbano, accolgono oggi l'ingresso alla biblioteca rinata dopo oltre un decennio.

Scheda progetto
Progetto architettonico: Juan Navarro Baldeweg
Progetto di rifunzionalizzazione generale dell'Istituto Max Planck: Enrico Da Gai
Committente: Max Planck Gesellschaft zur Foerderung der Wissenschaften e. V. Munchen
Progetto architettonico definitivo ed esecutivo: Juan Navarro Baldeweg ed Enrico Da Gai
Superficie utile: 2.150 mq
Periodo di costruzione: 2002-2011

Questo articolo è tratto da Arketipo n.100 - Marzo 2016 - ITALIA.
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