Marmi e pietre – Cina, India, Turchia, Iran e Brasile hanno raggiunto il 60% della produzione mondiale dalle cave

La difficile congiuntura non ha precluso a diversi paesi produttori di marmo e pietre di perseguire altri obiettivi di sviluppo, sia nel campo estrattivo sia in quello della trasformazione. Oggi, la maggioranza assoluta del volume lapideo sui mercati proviene dalle nazioni emergenti, in particolare da quelle asiatiche, con una quota che tende ad aumentare da un anno all'altro.
La produzione globale di cava, pari a 105 milioni di tonnellate nette, è molto concentrata, tanto che i primi dieci paesi valgono quasi quattro quinti: Cina e India guidano la graduatoria, rispettivamente con il 26 e il 12,9%, ma Turchia, Iran e Brasile apportano un contributo altrettanto significativo (un altro 20,6%).

Questi cinque paesi extra-europei hanno raggiunto il 60% del prodotto lapideo, talvolta con incidenze trasformatrici superiori alla corrispondente quota estrattiva, come nel caso indicativo della Cina.
Si potrebbe discutere se i paesi in questione facciano ancora parte del mondo in via di sviluppo, vista la crescita industriale che hanno raggiunto in tempi relativamente brevi; sta di fatto, però, che il loro reddito unitario resta largamente inferiore a quello degli altri leader tradizionali del lapideo, vale a dire Italia, Spagna, Portogallo, Stati Uniti e Grecia, che peraltro mettono assieme soltanto il 18% del volume mondiale.

La forbice si è progressivamente allargata, con un processo che sembra irreversibile, anche se i paesi sviluppati riescono, sia pure faticosamente, a conservare le rispettive cifre assolute.
Considerazioni analoghe valgono per la fascia complementare della produzione, dove avanzano con ottimi risultati paesi come Argentina, Egitto, Giordania, Oman, Siria e Vietnam, mentre segnano il passo mercati come Francia e Germania, per non dire di Corea del Sud e Giappone, dove l'attività estrattiva e trasformatrice è stata pesantemente abbattuta dalla concorrenza sempre più impetuosa del prodotto finito cinese.

La mutazione strategica del comparto lapideo è stata quasi rivoluzionaria e, nello stesso tempo, piuttosto rapida, con particolare riguardo agli ultimi due decenni. Il contributo del progresso tecnico è stato decisivo, così come, a parte la naturale competitività dei costi, la capacità di valorizzare importanti riserve e d'investire; una capacità facilitata dalla rapida crescita della domanda internazionale e sui mercati interni.
A loro volta, i paesi sviluppati, in particolare quelli europei e nordamericani, hanno dovuto impegnarsi a fondo, sia pure per mantenere le posizioni, potenziando la politica del valore aggiunto e dell'alta tecnologia, per espandere i consumi nella fascia superiore del mercato.

Come si diceva, il processo non può considerarsi compiuto, tanto più che molti paesi, soprattutto africani, sono sempre in lista d'attesa, pronti a coltivare le proprie risorse in modo più costante di quanto accaduto finora. Le loro carenze finanziarie sono destinate a elidersi, da un lato per il maggior impegno della cooperazione internazionale e, dall'altro, perché il mondo lapideo sviluppato è sempre propenso alla ricerca di nuovi materiali competitivi da un punto di vista economico, tecnologico ed estetico.

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