Design – L'architetto olandese racconta la nascita del suo progetto culturale incentrato sul celebre fiore, da ex bulbo pregiato a icona decorativa per le ceramiche Bardelli

Roland Van Der Hilst, landscape architect, racconta come dalla scoperta di una storia, l'iconografia di un fiore, sia giunto a progettare un decoro che sta cambiando l'approccio del pubblico verso la ceramica per rivestimenti. Van der Hilst ricorda che il suo studio nel centro di Anversa è circondato da negozi di antichità. Sapendo che nel quartiere lavora un progettista di giardini, in occasione di un evento cittadino, i negozianti chiesero all'architetto di allestire la via. Egli pensò di associare il concetto di antichità con la storia del tulipano e, superando l'idea che il tulipano sia solo un souvenir dell'Olanda, scoprì che vantava un passato molto importante per i costumi della sua terra (Van der Hilst vive ad Anversa in Belgio, ma è olandese n.d.a).

Scoprì che i primi bulbi erano apparsi in Olanda nel XVII secolo e che, nel 1637, il costo di uno di questi bulbi era pari a quello di un'abitazione ammobiliata nel centro della città. Il fiore del tulipano era considerato una tale bellezza e rarità che chi poteva permetterselo, come aristocratici e ricchi possidenti, comprava i bulbi e li piantava nei propri giardini, mentre le persone meno facoltose mettevano in casa i quadri che avevano il tulipano come soggetto. Rubens li fece arrivare ad Anversa per regalarli alla moglie in occasione delle loro nozze: ben tre bulbi.

A quel punto, Van der Hilst cercò i bulbi antichi nei vivai, si fece descrivere dai vivaisti la forma e i colori dei tulipani e li disegnò sulla base delle loro parole. Dagli schizzi volle sperimentare l'iconografia del tulipano su grandi tele e poi portare i suoi disegni come decorazioni sui vestiti, mostrando il tulipano non come un simbolo del passato banalmente ricordato sulle cartoline, ma come un'eredità che meritava di essere riscoperta per mezzo dell'iconografia artistica. Nel 2006, è nata una grande esposizione che ha coinvolto tutti i musei di Anversa, mostrando arredi, porcellane, fotografie, pitture e moda creati ispirandosi al tulipano.

Com'è passato dal racconto alla produzione?
«I miei studi sul fiore sono diventati rappresentazioni del fiore: prima il tulipano è entrato nei miei progetti di giardini, poi ho cominciato a fare composizioni con vasi, ho progettato il vaso che mi sembrava perfetto per accogliere e mostrare il tulipano, gioielli e sculture, cartoline e murali. Quindi una proposta cui non avevo mai pensato. Quando “Elle Decor” pubblicò un articolo con i miei disegni, il “mio” tulipano fu notato all'interno del settore Ricerca e Sviluppo di Bardelli. La mia arte, la mia iconografia sul tulipano poteva essere portata sulla piastrella per la casa».

Quale iconografia per la piastrella?
«Il primo vincolo è stato la bidimensionalità: dal momento che l'azienda voleva produrre una piastrella dalla superficie bidimensionale, sarebbe stata più espressiva la mia rappresentazione del tulipano senza prospettiva. Secondariamente, il decoro floreale doveva essere pensato per l'ambiente del bagno e come tale doveva essere misurato e adatto a far da sfondo a numerosi altri oggetti con materiali e forme proprie: dialogando con l'azienda, abbiamo pensato a piastrelle 20x100 come boiserie; di conseguenza il decoro del tulipano è stato sviluppato in giochi prospettici tra fiori alti e fiori bassi, in primo e in secondo piano. Il 20x100 ha anche consentito di rappresentare il movimento del tulipano, che è una delle più belle conclusioni dei miei studi. Il risultato ricercato era la sensazione d'immersione in un prato di tulipani. Queste piastrelle, come le tele all'epoca di Rubens, portano il tulipano nella casa, rappresentando l'arte accessibile a tutti».

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