Testo di Francesca Acerboni

Il restauro del Grattacielo Pirelli
Testo di Francesca Acerboni

Milano, 18 aprile 2004: a due anni esatti dall'impatto disastroso con un aereo privato che ne sventrò due piani, il grattacielo Pirelli si presenta in piena forma all'inaugurazione della riapertura.
Due anni in cui il Pirellone è stato spesso oggetto di polemiche sulle pagine dei giornali. Ma due anni soprattutto di lavoro intenso, che hanno permesso di finire i lavori in tempi record, almeno per gli standard italiani.

Un restauro del moderno che ha mantenuto inalterato l'edificio e conservato con rigore metodologico il progetto di Gio Ponti, non solo nella forma geometrica - quella "forma finita" come la chiama Ponti - ma nella sua stessa "consistenza materiale": condizione indispensabile per preservarne l'autenticità. Quanto è stato possibile recuperare, insomma, è stato riparato, ripulito, trattato e rimesso in opera; le parti lacunose, invece, sono state reintegrate con analoghi componenti, accuratamente riprodotti sulla base degli elementi esistenti. Oltre a ciò, è stato attuato un adeguamento agli attuali standard di efficienza e di messa a norma.
Un'équipe di specialisti e un cantiere sorprendente ed esemplare: solo grazie ad una gestione controllata dei lavori, a un preciso 'chi fa cosa', si è potuto consegnare l'edificio - collaudato con prove di laboratorio che soddisfano standard elevatissimi - un anno dopo l'inizio dei lavori.

A raccontarci come sono andate le cose è l'architetto Adriano Crotti, progettista e direttore dei lavori per il recupero funzionale delle facciate (in particolare degli elementi in vetro e alluminio). Fondamentale è stato lavorare - sottolinea Crotti - "in affinità elettiva con Gio Ponti".
Per quanto riguarda la struttura in c.a., piuttosto eccezionale in una torre di tali dimensioni, ha resistito tutto sommato molto bene all'impatto con il velivolo. Si è trattato di intervenire quasi unicamente sui due solai che hanno subito il dissesto più grave: il 26° e il 27° piano. L'impalcato del 26° piano, a causa dell'onda d'urto seguita all'impatto, si era deformato secondo una forma concava, imbarcandosi di 26 cm, mentre il solaio del 27° piano assumeva una forma leggermente convessa, inarcandosi all'insù di 6 cm. Il restauro strutturale - di cui è responsabile il Prof. Antonio Migliacci - fu risolto puntellando i quattro piani al di sotto del 26° con dei martinetti, per riportare il solaio alla sua normale planarità. Per rendere il solaio nuovamente "portante" viene inserito, esterno all'intradosso, un insieme di cavi post-tesi. La campata B del 27° piano, avendo subito lesioni molto ridotte, viene rinforzata mediante l'incollaggio di nastri di FRP all'intradosso delle travi, e assestata per peso proprio.

Ma la parte più consistente dei lavori è il restauro della facciata. L'architetto Crotti viene chiamato dal Renato Sarno Group, come consulente esperto in facciate di vetro e alluminio. Una vantaggiosa ottimizzazione dei tempi del cantiere fu resa possibile grazie al fatto che la facciata del Pirelli poteva essere smontata dal basso verso l'alto - contrariamente alle normali facciate curtain wall: in questo modo lo smontaggio della facciata poteva procedere man mano che il ponteggio progrediva verso l'alto. I ponteggi, prodotti appositamente dalla Dalmine, fasciarono il Pirelli - per tutta la sua altezza - di una seconda pelle luccicante, di insolita bellezza: un dettaglio che denota l'eccezionale perfezione del cantiere. Dall'interno, sul bordo dei solai, si procedette allo smontaggio delle staffature, per smantellare i pannelli in vetro, che non fu tuttavia possibile recuperare: si trattava di pannelli Thermopan prodotti dalla St.Gobain nel 1959, appositamente per il Pirelli. Questo elemento venne quindi sostituito con un pannello a vetrocamera, sempre St.Gobain (di dimensioni 1900x1900 e 950x1900), costituito da due lastre di vetro laminato con strato bassoemissivo, con iniezione di gas inerte nell'interspazio, a scopo isolante. Si pensi che la superficie vetrata del Pirelli consta di circa 20.000 mq...
Anche la griglia dei profilati viene completamente smontata, marcando componente per componente, per ricollocare poi ogni elemento al suo posto preciso. Ogni pezzo viene trasportato all'opificio di ricondizionamento, e sottoposto a varie fasi di restauro. Per prima cosa ogni singolo componente viene separato dall'altro: viti, guarnizioni, alluminio. Poi, ogni pezzo in alluminio viene sottoposto a un decapaggio con acido, per eliminare ogni tipo di impurità superficiale. In una terza fase, il materiale subisce una spazzolatura meccanica, una lucidatura manuale con panno e pasta abrasiva, e un'immersione in bagni anodici. Gli elementi così trattati, riassemblati con gli accessori originali e corredati da nuove guarnizioni in gomma siliconica, vengono riporati in cantiere per il rimontaggio.
Quest'ultima operazione viene ulteriormente velocizzata, procedendo contemporaneamente dall'alto verso il basso e dal basso verso l'alto del grattacielo. Un ultimo accorgimento tecnologico particolarmente raffinato viene preso a prestito dall'ambito aerospaziale: il sistema di fermavetri con pressore a regolazione dinamometrica, con la prerogativa di compensare radialmente le spinte radiali opposte (come il vento).
Per quanto riguarda l'apparato musivo delle facciate, è stata attuata una mappatura superficiale delle tesserine ceramiche, che rilevasse il grado di ammaloramento. Per prima cosa la superficie è stata pulita con acqua e detergenti. Le piastrelline sono successivamente state fissate al supporto murario tramite iniezioni consolidanti a base di resina epossidica, mentre le lacune sono state reintegrate con tessere prodotte ex novo, identiche per caratteristiche a quelle esistenti: una composizione a base silicica vetrificata, di dimensione 20 x 20 mm, a spigolo vivo, con superficie diamantata a tre punte, per riflettere la luce.
Il 31° piano - splendido belvedere sulla città - ripulito e reso agibile è stato eccezionalmente aperto al pubblico per la settimana dell'inaugurazione, mentre l'Auditorium, a quota ipogea, fuori uso da una ventina d'anni, è stato restaurato e messo a norma. E dedicato a un altro personaggio che ha reso grande Milano: Giorgio Gaber.

Committente: Regione Lombardia.
Progettisti: Renato Sarno Group e Corvino+Multari Architetti Associati
Consulenti:
- Progetto strutturale: Ing. Antonio Migliacci, Maurizio Acito.
- Facciate continue vetro: Arch. Adriano Crotti.
- Facciate musive: Prof. Giorgio Torraca.
- Rilievi ed indagini: Tecno Futur Service.
Impresa appaltatrice: A.T.I./ISA, Grassi&Crespi, Marcora.
Progetto esecutivo: BMS Progetti.

Crediti fotografici
Efrem Milia (foto 2, 3, 4, 8, 9)

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