Intesa Sanpaolo Tower, Torino – Renzo Piano Building Workshop

Un “frammento di ghiaccio” che, grazie alla scelta dei materiali (vetro, acciaio e pannelli fotovoltaici) e alle diverse stratificazioni di involucro, genera effetti lumninosi sempre differenti. Alla base e in sommità volumi completamente trasparenti ospitano rispettivamente la lobby, aperta alla cittadinanza, e una serra bioclimatica a terrazze.
(©Enrico Cano)

Uscendo dalla stazione di Porta Susa in direzione nord, si giunge in breve a una delle più recenti realizzazioni di RPBW: la nuova sede di Banca Intesa Sanpaolo, che occupa un intero comparto. In quell'area di Torino si concentrano numerosi edifici di servizio a scala sovracomunale, fra i quali, l'intervento di Renzo Piano offre la sensazione di un'unica composizione morfologica in cui sono concentrate due funzioni urbane: una orizzontale, l'area verde del giardino Nicola Grosa, e l'altra verticale, la sede bancaria. L'elemento verticale della torre si sviluppa proprio dove terminano le ampie sezioni stradali di corso Inghilterra e corso Bolzano, tra i quali si trova la stazione, e intersecano il corso Vittorio Emanuele II e il sistema di spazi verdi pubblici che lo contraddistingue. La decisione di concentrare la volumetria a disposizione in un edificio a sviluppo verticale ha permesso di lasciare libera un'ampia superficie del lotto connessa alla riqualificazione dell'area del giardino limitrofo, che forma la copertura di un parcheggio pubblico sotterraneo cui è stata riservata una porzione significativa del budget disponibile.

(©Enrico Cano)

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L'edificio è collocato sul limite sud-est del comparto. Sul lato nord una rampa elicoidale permette di accedere ai tre livelli del parcheggio interrato, mentre a sud, al livello seminterrato, trovano luogo un asilo nido e il ristorante aziendale; entrambi prendono luce da un ampio patio aperto. La posizione centrale è impegnata dalla torre per uffici che, con i suoi 166 m di altezza, sembra porre in maniera misurata la sua relazione con il suolo ancorandovi sei grandi megacolonne esterne. L'impostazione funzionale della parte basamentale è figlia di una innovazione tipologica già messa in atto da Renzo Piano nel concorso per il progetto della torre del "New York Times", vinto nel 2000. In quella occasione viene sperimentata un'importante rivoluzione: la tradizionale lobby degli edifici a torre per uffici come ambiente chiuso verso l'esterno, celebrativo della potenza della società ospitata attraverso l'ostentazione di decori e pregiati materiali, viene sostituita con uno spazio permeabile alla città, anzi a servizio della stessa cittadinanza. Nella torre torinese un volume arretrato rispetto al filo dell'edificio e completamente trasparente contiene funzioni pubbliche che vengono estese anche ai quattro piani sovrastanti, dove trova posto anche un auditorium dalla configurazione estremamente flessibile. Un sistema idraulico, posizionato nel piano tecnico sottostante, permette la movimentazione delle gradonate e del podio per ottenere tre differenti configurazioni: sala conferenze, sala concerti e sala espositiva. Anche le pareti, movimentabili manualmente con un sistema a bilico verticale, consentono di adattare la sala per le diverse esigenze variandone la risposta acustica. Esse presentano, infatti, un lato fonoriflettente, rivestito di stoffa rossa, e un lato fonoassorbente, rifinito in legno.

(©Enrico Cano)

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La stessa trasparenza che caratterizza la base viene riproposta sulla cima del grattacielo con un volume completamente vetrato che occupa gli ultimi tre livelli: una grande serra bioclimatica articolata su varie terrazze che lasciano ampio spazio a una grande varietà di specie vegetali. Tra queste due trasparenze, una in cima l'altra a terra, fluttua il volume massivo della torre, dove trovano posto i 27 piani per uffici della banca organizzati in openspace. I differenti materiali (vetro, acciaio e pannelli fotovoltaici) e le stratificazioni (facciate singole o doppie) utilizzati per l'involucro generano riflessioni luminose mutevoli: un "frammento di ghiaccio", come lo definisce lo stesso Renzo Piano, sotto l'effetto della luce solare.

(©Enrico Cano)

(©Enrico Cano)

La qualità progettuale trova un ulteriore punto di forza nel disegno del collegamento verticale. Infatti, la scala panoramica che si estrude dal prospetto sud della torre si configura, in realtà, come un giardino d'inverno verticale ricco di essenze rampicanti, che riconnettere idealmente la base e la cima dell'edificio. L'impiego della vegetazione come strumento progettuale, si inserisce in una strategia di più ampia portata, finalizzata a coniugare il benessere dei lavoratori e l'attenzione ambientale. Il fine è perseguito utilizzando anche altri accorgimenti, quali: il sistema di involucro a doppia pelle, i solai ventilati, la pelle fotovoltaica, le pompe di calore, lo scambio termico con l'acqua di falda, il sistema di raccolta e riutilizzo delle acque piovane, la modulazione automatizzata dell'illuminazione artificiale, l'impiego di pannelli radianti a soffitto, il continuo controllo del profilo energetico della torre da parte di un complesso Building Managment System (BMS). Tutto ciò ha fatto si che il Green Building Council attribuisse alla torre il riconoscimento LEED Platinum, ovvero il massimo livello raggiungibile nella valutazione delle caratteristiche di sostenibilità ambientale di un edificio. Per mantenere nel tempo l'efficienza di questo complesso sistema, è stata pensata una clausola contrattuale per l'azienda che si occupa della manutenzione, introducendo una penale o un bonus in funzione dell'incremento o della riduzione dei consumi energetici.

(©Enrico Cano)

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Anche lo scheletro portante dell'edificio presenta vari aspetti di interesse. Le esigenze di trasparenza e di libertà degli spazi interni hanno reso necessaria la limitazione della presenza di elementi dell'ossatura all'interno dell'edificio. I sei pilastri perimetrali, detti megacolonne, assorbono la quasi totalità delle azioni agenti sull'edificio, assieme al core di calcestruzzo armato. I pilastri presenti internamente hanno un ruolo limitato e sono completamente eliminati ai piani terra, attraverso un complesso sitema di travi, definito transfer, che trasferisce i carichi portati da questi alle megacolonne e al core, conferendo assoluta libertà di configurazione e fruizione all'auditorium e alla hall.

(©Enrico Cano)

(©Enrico Cano)

Scheda progetto
Progetto architettonico: RPBW - Renzo Piano Building Workshop:
Committente: Intesa Sanpaolo
Periodo di costruzione: 2008 - 2015
Superficie lorda costruita: 110.262 mq (65.750 mq above ground)
Costo: 500 million €

Questo articolo è tratto da Arketipo n.100 - Marzo 2016 - ITALIA.
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