Naman Retreat Hay Hay restaurant and bar (Vietnam) – Vo Trong Nghia Architects

Il bambù protagonista: strutture, rivestimenti, partizioni e schermature, tutto fatto con due essenze di questo duttile e flessibile materiale. Un albergo diffuso in un territorio naturale prezioso trae la sua forza espressiva e compositiva dalle molteplici lavorazioni di una pianta dalle risorse inesauribili.

La fascia costiera tra il piccolo centro turisticizzato di Hoi An e Da Nang, compresa tra la strada e l’oceano, in pochi anni si è popolata di resort frequentati da arabi, cinesi, coreani, giapponesi, russi e anche qualche europeo. Il Naman Retreat Hay Hay, progettato da Vo Trong Nghia (autore anche dei padiglioni del Vietnam all’Expo di Shangai e Milano) è tra tutti il più esclusivo e il più straordinario per l’architettura.
L’area su cui giace è un rettangolo perpendicolare al mare occupato nella sola metà nord, lasciando l’altra libera per future espansioni. Una strada pedonale, dal disegno molto accurato, serve la conference hall, il corpo delle camere, 80 bungalow con piccolo giardino privato, la spettacolare Spa, il ristorante, il bar e, sulla spiaggia, la grande piscina a raso e alcune ville per una clientela Vip.

(Photo by Hiroyuki Oki)

(Photo by Hiroyuki Oki)

Tutti gli edifici di uso comune hanno la struttura completamente realizzata in bambù. La scelta del bambù risponde alle esigenze di avere un grande spazio aperto, flessibile per diversi eventi (convegni, conferenze, concerti e incontri), con costi ragionevoli e tempi di costruzione veloci. Il bambù è, infatti, un materiale locale, perciò economico e facilmente reperibile, e la scelta di utilizzare telai prefabbricati ha ridotto molto i tempi di esecuzione. I pilastri in bambù rappresentano una foresta accogliente, metafora di quelle che si trovano all’interno del Vietnam da cui proviene il materiale. In particolare sono stati scelti due tipi di bambù differenti per caratteristiche: il Luonge, tipologia resistente che può raggiungere gli 8 metri di lunghezza, per le colonne e il Tam Vong, tipologia più flessibile, per le strutture ad arco.

(Photo by Hiroyuki Oki)

(Photo by Hiroyuki Oki)

I pilastri sono formati da fasci verticali di bambù legati con fascette e chiodi in rattan ricoperti da rivestimenti in canne flessibili con forme diverse per ciascun edificio. Il disegno delle sovrastrutture è ogni volta variato: come due archi gotici accostati di diversa altezza nella conference hall, come grandi pilastri ad albero dall’ampia chioma nel ristorante-lounge, che sostengono un tetto a due falde dissimmetriche aperte da due cupole di dimensione differente, e ad arco rampante controventato da un puntone ad arco rovescio nel padiglione shop. Impieghi strutturali diversi a dimostrare le possibilità del materiale di interpretare la fantasia divertita e propositiva del progettista. Anche i tetti sono in canne di bambù legate da reti metalliche.

La conference hall è il primo edificio che gli ospiti vedono dalla reception del Naman Retreat. Si articola su una superficie di oltre 700 metri quadri e può ospitare fino a 300 persone. In pianta si compone di due spazi rettangolari paralleli: la sala vera e propria e un portico laterale. L’impianto planimetrico elementare, prende vigore nell’alzato grazie alla struttura di bambù con tetto a falda asimmetrico.
La struttura portante principale del Naman Retreat è costituita da telai di bambù Luonge che coprono una luce di 13,5 metri nella hall e di 4 metri nel corridoio per un’altezza di 9,5 metri.

(Photo by Hiroyuki Oki)

(Photo by Hiroyuki Oki)

L'edificio che ospita il ristorante si trova di fronte alla spiaggia, affaccia sulla suggestiva grande piscina a raso ed è aperto a 350 persone, sia ospiti, che soggiornano nella località, che esterni. Il ristorante è stato progettato ponendo particolare attenzione alle differenti tipologie di persone e di esigenze. Grazie a un articolato gioco tra terra (cambiamento di livello del pavimento) e cielo (le cupole di bambù) si sono ottenuti spazi separati. La struttura puntiforme, regolare sul perimetro, è interrotta da due cupole, large e small dome, realizzate in bambù e punteggiate da “occhi di vetro” per garantire l’ingresso della luce naturale. La pianta rettangolare del ristorante è ritmata da 29 colonne di bambù. La facciata è vetrata per consentire di ottenere uno spazio chiuso per l'aria condizionata ma collegato con il paesaggio circostante esterno. Al piano seminterrato sono localizzati i servizi e la cucina. Il ristorante offre anche un’area all'aperto, costituita da due sedute semicircolari immerse nella piscina di fronte al mare.

(Photo by Hiroyuki Oki)

La grandiosità degli spazi interni del ristorante ricorda una cattedrale laica con la sua grande dinamicità nell’articolazione del volume. La densità dei pilastri divide gli ambienti a terra, le chiome in alto coprono totalmente la struttura della copertura che appare composta solo da cerchi di bambù accostati.
Davanti al ristorante Hay Hay c’è un edificio a torre, circolare, che emerge sulla superficie dell'acqua, ospita il bar.

(Photo by Hiroyuki Oki)

(Photo by Hiroyuki Oki)

La sua forma organica, inusuale, è a guscio iperboloide; la struttura interna è un doppio fascio di pilastri che si avvitano in due sensi contrari come un cesto di rattan in più strati. Per creare questa superficie plastica il progetto utilizza solo un tipo di bambù per sostenere l'edificio alto 8,5 metri.
Particolare è anche il padiglione dello shop, la cui struttura sostiene un tetto a due falde dissimmetriche per lunghezza e pendenza.

(Photo by Flora Vallone)

(Photo by Flora Vallone)

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