Nuova sede per l’Università Bocconi di Grafton Architects

testo e immagini a cura di Carlotta Eco




Nuova sede per l’Università Bocconi di Grafton Architects
testo e immagini a cura di Carlotta Eco

Luogo:  Milano
Committenza:
Università Bocconi
Progettisti: Grafton Architects (Dublino)
Shelley McNamara e Yvonne Farrell con Simona Castelli
Collaboratori
in fase di progetto:
BDSP-Klaus Bode (impianti)
Direzione
lavori generale opere architettoniche:
Progetto
CMR 
(Marco Ferrario, Danila Aimone, Maurizio Cantoni, Claudio
Pin)
Coordinamento sicurezza in progettazione ed
esecuzione:
 
Progetto CMR (Pietro Antonacci, Fermo
Mombrini)
Progetto e direzione lavori strutture: (c.a.e
acciaio) Studio Pereira (Ing. Emilio Pereira, Massimo
Sandrelli)
Progetto impianti: Amman progetti (Ing. Luigi
Amman)
Progetto illuminotecnico: Metis
Lightning
Progetto interni: Avenue Architects, arch. Dante
Bonuccelli
Progetto acustico: ARP Service Paolo
Molina
Progetto antincendio: ing. Silvestre
Mistretta
Rapporti con gli enti: arch.Enrica
Rabuffetti
Impresa di costruzione: GDM Costruzioni S.p.a
(Geom. Giancarlo Marzoli, Ing. Marco Cornelli)
Principali aziende
coinvolte:
Atel Sesti (imp. meccanici) Ambroelettrica (imp.elettrici),
Permasteelisa (facciate in vetro), Granitech (pav. sopraelevati in ceramica)
Solaris (tende esterne) Peri (casseforme) Graniti
Fiandre(pavimenti)
Tempi progetto: 2002
-2003
Tempi di realizzazione:
2003-2007
Superficie lorda complessiva: 68.600
mq
SLP complessiva piani fuori terra: 37.431
mq 
SLP complessiva piani fuori interrati: 31.197
mq 
Volume costruito mc : -
Costo
complessivo:
-
Fotografie: Federico Brunetti,
archivio PCMR, redazione archinfo (CE)

Vedi la SCHEDA
ARCHITETTO

Un nuovo campus alla Bocconi

Fra pochi mesi a Milano verranno terminati i lavori per il nuovo complesso
del campus dell’Università Bocconi. Il progetto dello studio irlandese Grafton
Architects, vincitore di un concorso a inviti, è stato premiato da una
prestigiosa giuria – fra cui lo storico dell’architettura P.Frampton, e gli
architetti H. Ciriani e Angelo Mangiarotti- per la particolare attenzione posta
alla relazione con il contesto urbano e per le avanzate innovazioni tecnologiche
proposte. Il lungo lotto rettangolare che si attesta sulla circonvallazione
interna, vicino a Porta Ludovica, fa parte dell’esistente complesso
universitario dell’Università Bocconi costituito da architetture firmate da nomi
quali Mario Pagano, con la prima sede del 1941, Giovanni Muzio, con
l’ampliamento del 1966, sino a Ignazio Gardella con l’edificio inaugurato nel
2001.
Il progetto si basa sulla creazione di numerose corti e spazi
semipubblici sia interni sia esterni: i foyer, i giardini interni, i
terrazzamenti a livelli differenti sono tutti caratterizzati da grandi luci
senza pilastri, ampi tagli e aperture che permettono alla luce naturale di
entrare e illuminarli. I volumi architettonici si incastonano fra loro,
lasciando liberi pozzi di luce che raggiungono e rischiarano quasi a giorno
anche livelli posti a nove metri sotto il suolo.

facciata su v.le Bligny(1),
modellino(2), viste dall’interno dell’edificio
attuale(3,4)

Un campus aperto

Il risultato della ricerca progettuale è un complesso di corpi di fabbrica
molto permeabile e aperto verso la città, che rispecchia in pieno la vocazione
pubblica del campus universitario. Al suo interno troveranno spazio più di
seicento uffici per le attività degli istituti di ricerca, diversi servizi,
numerose aule per conferenze e l’Aula Magna, il volume architettonico più
importante perchè reso riconoscibile all’esterno per la sua parte aggettante.
L’Aula Magna funzionerà da vero e proprio teatro, con tanto di torre scenica e
palco mobile, in grado di contenere mille persone, e sicuramente rappresenterà
un’ulteriore offerta in grado affiancare le strutture teatrali della metropoli
lombarda. Dopo cinque anni di cantiere, durante i quali la direzione lavori è
stata seguita con grande cura dallo studio Progetto CMR di Milano, la grande
area di 68.000 mq sarà finalmente restituita alla città e ai cittadini.

vista dall’interno(1) l’atrio
d’ingresso(2), l’Aula Magna dall’interno e
dall’esterno

viste
dall’interno(1,2), viste interne con i tiranti in forma di pilastri
(3,4)

Un basamento galleggiante

I lavori sono durati cinque anni a partire dalle lunghe procedure di
bonifica: sull’area infatti sorgevano i depositi della SGEA, la società di
trasporto interurbano di autobus, cosa che ha comportato l’inquinamento del
suolo. Altrettanto laboriose sono state le operazioni di scavo, che ha raggiunto
la quota di ben diciannove metri sotto il livello stradale. Dato che la falda
acquifera milanese in questo punto si trova a ben tredici metri sotto la quota
zero, si è proceduto alla realizzazione di uno strato di fondazione dello
spessore complessivo di otto metri. La soluzione tecnica adottata ha permesso di
creare un basamento sul quale poggia un pavimento galleggiante che 
preserverà i piani sotterranei del campus da qualsiasi vibrazione. Più in
dettaglio: alla base delle paratie di contenimento del terreno è stato iniettato
in una prima fase uno strato di fondazione (5mt di spessore) al di sotto del
livello dell’acqua di falda trovata; in seguito esso è stato rivestito e isolato
con uno strato di guaina bentonitica; infine è stato completato con il getto
della piastra di platea vera e propria (3mt di spessore) che, in tal modo, è
rimasta libera e “galleggiante” all’interno della “vasca” precedentemente
creata. Una volta ultimata questa lunga fase (durata due anni) è partita la
realizzazione del monumentale complesso di cemento armato che è stato realizzato
tutto interamente “in opera”.

la fase degli scavi (1,2), il
basamento sulla guaina bentonitica (3,4)

La struttura a ponte

Il principio strutturale adottato nella costruzione dell’edificio è simile a
quello di un ponte: setti verticali alti cinque piani e posti a distanza di 24
metri gli uni dagli altri, soprannominati “travi-parete” – perché di fatto
assolvono a tutte e due le funzioni – sorreggono grosse travi alle quali sono
appese le solette dei cinque piani fuori terra sottostanti per mezzo di tiranti
d’acciaio. Si tratta di uno schema molto semplice che normalmente non viene
adottato per la costruzione degli edifici ma che è risultato essere l’unico
metodo valido per permettere la realizzazione delle ampie luci degli ambienti
interni e esterni richiesti dal progetto (l’atrio semisotterraneo raggiunge
l’altezza di 14 metri).
Attraversando gli spazi dell’edificio, colpisce il
susseguirsi di elementi in cemento armato a sbalzo che sembrano essere “sospesi”
nell’aria. In realtà, una volta svelata la tecnica costruttiva, ci si rende
conto che più che sospesi sono appesi ai tiranti. In questo edificio, infatti,
la percezione della coincidenza fra struttura e architettura è quasi
assoluta.  Gli unici elementi che possono assomigliare a pilastri sono in
realtà proprio i tiranti strutturali del “ponte”: si tratta di fili armonici
fatti a trefolo e protetti da guaine. Per garantire la rigidità fra una soletta
e l’altra, i tiranti sono stati incamiciati con pali in acciaio resi ignifughi
attraverso l’impiego di una vernice bianca. Il risultato di questa soluzione
tecnica sono degli esili “pilastrini” di circa 12 cm di diametro che si
confondono con le finestre a nastro che chiudono le luci fra una soletta e
l’altra.

costruzione dei setti-parete
accoppiati (1,2,3), Aula Magna in costruzione (4)

la struttura a ponte con
le travi a cui appendere le solette(1,2,3,4)

Tempi di realizzazione
 
Alla chiarezza del
principio strutturale della costruzione a ponte non corrisponde tuttavia un
vantaggio per i costi e per i tempi di realizzazione. Una volta realizzata la
costruzione principale “a ponte” (costituita dalle travi-parete verticali e
dalle grandi travi orizzontali di aggancio dei tiranti verticali), arrivati in
cima all’edificio è stato necessario ripartire dal basso per costruire le
solette,  realizzate con il sistema di precompressione. Man mano che veniva
aggiunto il peso di un nuovo piano alla struttura portante le solette dovevano
essere tirantate e regolate per aggiustare il loro stato di flessione.
E già
durante questa complicata fase di getto delle solette è stato necessario
predisporre la posizione dei futuri segnalatori di fumo previsti a soffitto dei
futuri uffici, un accorgimento necessario nel caso di soffitti in cemento a
vista ma che, nel complicato intrico di ferri di armatura e cavi di tirantaggio,
è risultato alquanto complicato.

la preparazione e posa dei cavi
per la post tensione delle solette (1,2,3,4)

Materiali 1: cemento a vista

I materiali principali che caratterizzano l’edificio – e il cui uso massiccio
ha già sollevato alcune polemiche fra i cittadini – sono due: il cemento
armato e la pietra di rivestimento grigia.
Il calcestruzzo del cemento
armato, interamente gettato in opera, è del tipo autocompattante 
superfluido (SCC), una scelta indispensabile in presenza di tale quantità di
armature insieme a quella dei cavi di post-tensione delle solette. Il cemento
lasciato a vista è stato protetto con una sostanza idrofuga e antipolvere,
naturalmente incolore e satinata, per non alterare in alcun modo l’aspetto
originario del materiale. Nella maggior parte delle superfici da tenere a vista,
grazie all’utilizzo di contropannelli di casseratura con finitura fenolica, si
sono potute ottenere pareti senza fughe di giunzione. Per volontà delle due
progettiste irlandesi (Shelley McNamara e Yvonne Farrell) nel rispetto dello
spirito di “onestà costruttiva” sono state lasciate a vista anche le zone di
giunzione fra i diversi getti e le imperfezioni di varia natura, senza ricorrere
a laminature o verniciature di correzione.

i “pilastrini” e i soffitti in
cemento a vista con rilevatori antifumo(1,2), pietra di
Grè del rivestimento
(3,4)

Materiali 2: la pietra di ceppo

L’altro materiale principe che caratterizza soprattutto il rivestimento
dell’esterno, ma anche di molte superfici interne, è la pietra di ceppo, o
meglio Pietra di Grè (proveniente dalla zona del Lago d’Iseo). Si è reso
necessario prenotare l’intera cava ben due anni prima dell’inizio dei lavori per
poter garantire la fornitura dei circa 25.000 mq di superficie di rivestimento.
Anche per le finiture interne si è continuato con le tonalità del grigio in
particolare nella zona degli uffici, in questo caso è stato utilizzato un
materiale ricomposto: piastrelle in grès prodotte ad hoc per la Bocconi
dall’azienda produttrice sul modello di una pietra brasiliana.

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