Volte

Volte

Autore testo e disegno: Laura Buonanno e Pietro Copani

Le volte rappresentano un particolare tipo di copertura che, sebbene abbia
influito notevolmente nell’ambito della storia dell’architettura, oggi viene
impiegato in maniera occasionale a causa dei suoi elevati costi di
realizzazione. Però, viste la rivalutazione della muratura portante nel campo
delle nuove costruzioni e l’accresciuto interesse nel recupero e nella
ristrutturazione degli edifici antichi, è interessante valutarne gli aspetti
storici, morfologici e costruttivi.
Solo nell’Ottocento si cercò di
classificare le coperture racchiuse dal termine ‘volte': fino ad allora questo
termine era riferito a tutte le coperture aventi concavità rivolta verso il
basso, a prescindere dal comportamento statico e dalle particolarità
costruttive; il Manuale dell’Architetto (D. Donghi, Torino, 1905) definisce
così: ‘si dice volta ogni copertura arcuata di uno spazio racchiuso da muri, da
arcate od anche da travi di ferro, la quale sia formata con pietre, mattoni od
altri materiali, insieme cementati od in altra maniera collegati, in modo che
essa si regga nella sua posizione per effetto di una pressione che si verifica
tra i singoli elementi che la compongono’. Definita così una volta si andò a
ricercarne una classificazione, che si risolse nell’individuarne due tipi
distinti in base alla superficie estradossale:
- volte
semplici
, sul cui estradosso non compaiono spigoli o cuspidi: sono
quelle derivate da una traslazione (volte a botte) o da una rivoluzione (volte a
vela e calotte) di una curva semplice;
- volte composte, con
la presenza di spigoli e cuspidi sull’estradosso, dovuti alla compenetrazione
delle figure da cui si ottengono le volte semplici: si generano così volte come
le crociere, i padiglioni e le cupole a falde.
La scelta delle curve
utilizzate per la realizzazione di archi e volte si è spesso limitata al cerchio
e ai settori di circonferenza (archi e volte policentrici, per esempio), data la
complessità generata dall’uso di ellissi o parabole: usando la circonferenza si
poteva facilitare la realizzazione della centina, ed inoltre se la volta era in
pietra si potevano tagliare i conci tutti delle stesse dimensioni, dettaglio non
indifferente se si pensa alla complessità di un progetto simile con
strumentazioni antiquate.
 
Volte
semplici

Le volte semplici sono in genere riconducibili ai vari tipi
di volte a botte e calotte. La volta a
botte
è identificata dalla curva generatrice (assai spesso un
arco di cerchio), e i vari modelli presenti nel campo costruttivo si distinguono
in base alla posizione delle linee d’imposta:se queste non sono parallele la
curva genera non un semicilindro ma una porzione conica; se le imposte sono
collocate lungo un percorso curvo si hanno le volte anulari; infine se la volta
copre un vano in salita come una scala radiale, si hanno le volte a botte
elicoidali.
Le calotte (o
semicatini) sono generate da un quarto di cerchio rivoluzionato di 180° e
dovrebbero essere impostate su un supporto murario circolare, ma i tipi più
frequenti si costruiscono su vani quadrati, distinguendosi in due modelli, a
seconda che presentino o no un raccordo tra la parete portante e l’imposta della
calotta. Questo tipo costruttivo è assai importante e parecchio sfruttato
nell’antichità poiché non necessita di centine durante la costruzione (se non
per i conci di chiave, in alcuni casi), e quindi alleggeriva il lavoro di messa
in opera delle coperture degli edifici. In base al rapporto della calotta con la
parete portante di individuano due tipi:
- volte
a vela
, se la circonferenza di base della semisfera circoscrive
o seca il perimetro del vano: in questo caso lo spazio è coperto da una porzione
di semisfera, che viene ‘tagliata’ dai piani verticali individuati dalle pareti,
che sono innalzate fino all’intradosso della volta;
- volte a calotta su trombe o pennacchi, se la
circonferenza è circoscritta dalle pareti: qui le due figure (il quadrato delle
pareti e il cerchio della calotta sovrastante) devono essere raccordate sugli
angoli del vano per mezzo di porzioni di sfera (pennacchi) o archetti posti a
45° sull’angolo, di dimensione crescente andando verso l’alto
(trombe).
 
Volte composte
Tali volte sono
in genere costituite dall’unione di più falde triangolari, porzioni di sfere,
coni e cilindri; la loro estrema varietà le rende versatili nella copertura di
vani anche complessi, e per questo le troviamo assai impiegate nell’antichità a
dispetto della loro costruzione non sempre agevole ed immediata.
Il complesso
dei tipi di volte composte si può sintetizzare elencandone i quattro principali
esempi, evitando per ovvie ragioni le soluzioni più estemporanee, come la
copertura di vani assai irregolari con vele di differenti tipi e dimensioni
(nelle cattedrali gotiche non è infrequente imbattersi in tortuosi percorsi
anulari coperti da calcolatissime serie di vele, al punto da risultare di
difficile comprensione la loro geometria). Le volte composte si possono così
suddividere:
- volte a
padiglione
, costituita dall’unione di quattro ‘fusi’ di cilindro
a coprire un vano quadrato, mentre se la volta è impostata su un rettangolo di
lati molto diversi fra loro si preferisce realizzare una volta a botte con le
due testate a padiglione; simile è la volta a schifo, ottenuta intersecando il
padiglione con un piano orizzontale che ne abbassa, quindi, il soffitto;
-
volta a crociera, ottenuta mediante
l’unione di quattro spicchi di cilindro convergenti nel punto di cervello; è
questa la volta più versatile, perché permette di coprire vani allungati
nonostante le evidenti difficoltà di tracciamento: se per il vano quadrato tutti
gli spicchi sono ugualmente a generatrice circolare, su un vano rettangolare
troveremo i lati corti coperti allo stesso modo, mentre sui lati lunghi le
unghie avranno direttrice semiellittica (con asse maggiore orizzontale), o
viceversa le unghie maggiori semicircolari e quelle minori a sesto acuto o
ellittiche con semiassi verticali; questo si rende necessario perché le monte
degli archi perimetrali devono rimanere alla stessa altezza, altrimenti si dovrà
prevedere una monta crescente sui lati minori;
- volta a creste e vele, la più spettacolare per la
morfologia e le dimensioni in cui è stata spesso utilizzata: si ricava voltando
ambienti poligonali (spesso ottagoni) con unghie simili a quelle delle volte a
crociere; raramente rimangono piatte e, all’aumentare delle luci, si fanno
convergere in un cervello moto alto per costituire le strutture portanti di vere
e proprie cupole;
- volta
lunettata
, generata da unghie intersecanti volte a botte o a
padiglione, ma talvolta anche vele o calotte, limitando così la resistenza
trasversale della struttura, ma aumentandone la totale rigidezza; spesso
appoggiate su peducci, le unghie non necessitano di una struttura sottostante,
permettendo così l’apertura di porte o finestre sulle pareti altrimenti
portanti.
 
Per
approfondire

Centine

Fonte testo:
R. Capomolla, S. Mornati, C. Vittori, Volte, solai e
coperture
, Roma 1995.

Schema dei diversi tipi di volta
Schema dei diversi tipi di volta

Estradosso di volte
Estradosso di volte

Schema di volta a crociera
Schema di volta a crociera

Volte a crociera, Santa Maria Novella, Firenze
Volte a crociera, Santa Maria Novella, Firenze

Volta a botte
Volta a botte

Volta a botte
Volta a botte

Volte a ventaglio, Cattadrale di Glouchester
Volte a ventaglio, Cattadrale di Glouchester

Volta composita, Cattedrale di Exeter
Volta composita, Cattedrale di Exeter

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Volte

Volte Testo di Luciano CannasNell’antichità l’utilizzo del legno nelle volte è stato con ogni probabilità assai frequente, ma non vi sono molti esempi rimasti fino ad oggi. La moschea ottagonale del tempio della Roccia di Gerusalemme, costruita dal 687 al 691 d. C., presenta un’interessante esemplare di copertura anche se

Volte

Testo di Luciano Cannas

Nell’antichità l’utilizzo del legno nelle volte è stato con ogni probabilità assai frequente, ma non vi sono molti esempi rimasti fino ad oggi. La moschea ottagonale del tempio della Roccia di Gerusalemme, costruita dal 687 al 691 d. C., presenta un’interessante esemplare di copertura anche se rifatta nel XI sec. e rinforzato con strutture metalliche di recente.

La Basilica di San Marco a Venezia presenta cupole di 13 metri con ossature lignee che sono state sovrapposte alle più antiche volte in muratura. Esse sono sormontate da cupoloni a melone che caratterizzano l’architettura dandole un aspetto tipicamente orientale.
Altre volte carenate furono ispirate dalla tradizione veneziana come la prodigiosa copertura a carena di 27 m x 79 m realizzata nel 1306 da Giovanni degli Eremitani e il salone del palazzo della Ragione di Padova.

Le volte carenate anche se non aventi una vera e propria funzione portante si diffusero nel 600 e nel 700 con lo scopo di adattare le antiche costruzioni alle preziose soffittature ricurve rese necessarie dalle nuove esigenze spaziali e decorative. Un esempio è la volta celeste di frate Andrea Pozzonella della Chiesa di Sant’Ignazio a Roma. Esse sono costituite da centinaia di tavole e collegate tra loro sommariamente, disposte come le ordinate degli scafi. Le orinate sono collegate trasversalmente con canne o arelle oppure con reticelle che ricevono un intonaco di calce o gesso quasi sempre decorato.

Fonte testo:
R. Bernazzoni, Conservazione dei Materiali. Procedure d’intervento, Ed. Maggioli, 1997, Rimini

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