Italia, un paesaggio al confino?
Michela De
Poli


 

Attualmente lo stato dell'architettura nazionale segnala la presenza costante
e diffusa di progettisti stranieri. La situazione non distingue nord o sud e si
manifesta in maniera consistente dando vita a nuovi interventi, di diversa
scala, sotto la firma di architetti più o meno noti ma d'oltreconfine. Le
operazioni hanno come oggetto singoli edifici, ampi comparti urbani, piani. In
qualità di vincitore di concorsi o direttamente chiamato da Enti Pubblici, lo
"straniero" sta ridisegnando il nostro territorio delle architetture. Sta
ripensando, perché invitato a farlo, l'universo dei "pieni", delle costruzioni,
caricando di significati nuovi il nostro paese.
Ma l'invasione non è così
diffusa. Il progetto dei "vuoti", dello spazio aperto, si potrebbe dire in una
dimensione allargata, del paesaggio non è altrettanto frequentato. E' una
volontà dei progettisti o è un problema di domanda, di committenza, di
sensibilità? Ambedue le cose, visto che le ragioni che costituiscono la barriera
di confine delineano una debolezza di pensiero su questo tema. La ragione è da
ricercare nella mancanza di consapevolezza sull'attuale valore del paesaggio,
che ha contribuito a deformare lo sguardo sul territorio e sulla sua
progettazione. Per questo il nostro paese si mostra con una debole affidabilità
sia nei propositi che nelle finalità.
Diversa è la situazione fuori
dall'Italia. Se si ripercorre la trasformazione urbana della città europea, in
senso lato, è possibile ritrovare testimonianza di una cultura dello spazio
aperto diffusa e permanente. Con le dovute personalizzazioni ogni stato europeo
ha lavorato per costruire proprie linee di pensiero, individuando concetti e
forme, e facendo sentire la città, il territorio come un insieme di processi in
continua modificazione.
In altre parole, le declinazioni che ogni realtà
porta nascondono le matrici di un'origine storicizzata, che non cancella il
passato ma si costruisce su di esso. Lo sguardo sulle città ci restituisce non
sempre dei successi compositivi, ma spesso dei tentativi in grado di aprire
nuovi filoni di ricerca che alle diverse scale documentano la complessità e la
continuità del pensiero progettuale. Un pensiero che esplora e si arricchise di
influenze ed esperienze provenienti da altre dottrine: l'arte, l'etnobotanica,
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