Biennale Venezia 2010 – Inaugurata la 12a Mostra Internazionale, aperta al pubblico fino al 21 novembre 2010.

"Auspico che tutti riescano a costruire una propria relazione con l'architettura": con questo augurio ai visitatori Kazuyo Sejima, primo direttore donna nella storia della Mostra Internazionale di Architettura, progettista giapponese che si è conquistata quest'anno anche il Pritzker Prize, ha costruito una esposizione eterogenea e multiforme, sempre in bilico - più o meno pericolosamente -tra materiale e astratto, progetto e opera d'arte.

Una sequenza di lavori, di realizzazioni, di concetti, di idee - nel percorso dell'Arsenale e negli spazi del Palazzo delle Esposizioni ai Giardini, entrambi volutamente lasciati senza ulteriori sovrastrutture, illuminati ove possibile solo dai raggi solari - costruita (forse più per il grande pubblico che non per gli specialisti del settore) attorno al tema People meet in Architecture. Tema che diviene unico trait d'union degli apporti anche molto differenti dei progettisti invitati da Kazuyo Sejima e che in un certo senso porta a leggere l'insieme quale espressione della visione del direttore della Mostra sull'argomento: architettura quale "specchio della consapevolezza collettiva, incapsulamento fisico degli stili di vita in continua evoluzione".
 
Quarantasei partecipanti da tutto il mondo - architetti, ingegneri, artisti, studi di progettazione... - chiamati a "superare la condizione di isolamento e restituire un nuovo senso alle comunità", cercando di evitare le grandi utopie a favore di "visioni funzionali al presente". Secondo percorsi creativi ed espositivi antitetici: dagli estranianti e impalpabili Paesaggi di Nuvole di Transsolar & Tetsuo Kondo alla ricostruzione tra passato e futuro di Studio Mumbai Architects, passando per la cellula di sasso scavato Smiljan Radic e Marcela Correa e le ipotesi urbane di Andrea Branzi e Aldo Cibic.

Cinquantatre invece le partecipazioni nazionali (new entries di questa edizione Albania, Regno del Bahrain, vincitore del Leone d'Oro tra gli stati, Iran, Malesia, Repubblica del Ruanda, Thailandia), ospitate negli storici padiglioni dei Giardini, all'Arsenale e in alcune sedi nel centro di Venezia: un ventaglio di spunti e di interpretazioni che spaziano dallo studio belga su uso e riuso dei materiali delle finiture interne al racconto dell'esperienza architettonico-urbanistica dei kibbutz israeliani, dall'inquietante struttura "ilozoica" di Philip Beesley alle realizzazioni "a 50 anni da Brasilia" dei giovani progettisti brasiliani.

La Giuria Internazionale della Mostra ha assegnato, oltre al riconoscimento al Regno del Bahrain, il Leone d'Oro per il migliore progetto a Architecture as air: Study for château la coste di Junya.Ishigami+Associates e il Leone d'Argento come giovane promettente a OFFICE Kersten Geers David Van Severen + Bas Princen. Menzioni speciali poi a Amateur Architecture Studio, Studio Mumbai Architects, Piet Oudolf.

E nonostante il lancio di iBiennale, applicazione iPad dedicata alla Mostra con catalogo esteso e interattivo, almeno nei giorni dell'inaugurazione le tavolette intelligenti non hanno sostituito i tanti quaderni e bloc-notes degli architetti. Al massimo forniti di macchina fotografica digitale.

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la Biennale di Venezia
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