E’ stato inaugurato il 6 dicembre uno dei più importanti interventi architettonici dedicati alla cultura europea e mondiale. Nel pieno centro di Milano, a pochi passi dalla piazza del Duomo e dietro a Palazzo Reale nasce il Museo del 900, un fondamentale “contenitore” di opere dei maggiori artisti del 900; partendo da opere di inizio secolo, passando per le avanguardie che hanno sconvolto e rivoluzionato la cultura artistica fino ad arrivare al 1968, anno simbolo per l’introduzione di un nuovo modo di concepire l’arte.

Obiettivo cultura

I musei nascondono per mostrare: abbiamo cercato di ribaltare questo assioma pensando ad un museo proiettato verso la città, che si snoda intorno a più fulcri“, nelle parole di Marina Pugliese – direttore del progetto scientifico e coordinatrice del Comitato – si può individuare uno dei punti cardinali che hanno ispirato la  progettazione del nuovo museo. Un’opera in grado di dialogare con il tessuto urbano circostante, di annullare in una certa misura le distanze che il contenuto ha sempre avuto con i visitatori; alcune delle opere della Collezione Civica del Comune di Milano sono infatti visibili grazie alla torre dell’edificio, che sarà sempre aperta alla città indipendentemente dall’ingresso al museo. “Il Museo del 900 diventa un luogo prestigioso, nel cuore della città, dove poter conoscere e approfondire l’arte del novecento ammirando le grandi collezioni ereditate che hanno incrementato nel tempo le Civiche Raccolte Milanesi. Un patrimonio della città che con questo museo diventa opportunità di conoscenza per tutti” ha spiegato il sindaco Moratti. La nuova struttura è un punto di riferimento che riequilibria gli spazi intorno alla piazza del Duomo, cercando di riportare l’attenzione su un lato della cattedrale che per anni è stato “vittima” della opposta Galleria Vittorio Emanuele. 

Museo e percorso

Il Museo del 900 si estende su una superficie di  8200 mq di cui 4000 dedicati allo spazio espositivo. Il Gruppo Rota – formato da Italo Rota, Fabio Fornasari, Emmanuele Auxilia, Paolo Montanari e Alessandro Pedretti – ha proposto un’intervento di restauro con una modifica e una radicale riorganizzazione dell’assetto interno del Palazzo dell’Arengario, modellando ad hoc gli spazi sulla base della collezione. L’ingresso del museo conduce direttamente ad una rampa elicoidale che oltre ad accompagnare i visitatori ai vari piani, da simbolicamente il via al percorso espositivo con il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo (1898-1902). Sucessivamente si viene proiettati all’interno della sala dedicata alle avanguardie europee, provenienti dalla collezione Jucker, acquisita dal comune nel 1992. La prima grande sala – delle colonne – presenta un’importantissimo tributo alla figura di Umberto Boccioni e dei più importanti futuristi, tra i quali: Giacomo Balla, Carlo Carrà, Fortunato Depero e molti altri. Questa è la prima di otto monografie dedicate ad artisti dei maggiori movimenti novecenteschi. Al terzo piano è stata allestita la sala dedicata ad Alberto Burri ed alle opere degli anni cinquanta.  Succesivamente a questa sala, si può accedere al salone della torre dell’Arengario, dedicata interamente alla figura di Lucio Fontana; la sala è stata concepita interamente per contenere alcune delle sue maggiori opere. L’esposizione continua con il passaggio attraverso una passerella aerea, all’ala lunga di Palazzo Reale, dedicata agli anni sessanta, per concludere con l’allestimento dedicato all’arte povera.

Così l’architetto Italo Rota: “Un’installazione non un’architettura. Uno spazio da visitare con il corpo per entrare in contratto con una serie infinita di capolavori, che abbiamo visto tante volte riprodotti sulle copertine dei libri di tutto il mondo. Un’ installazione per attivare il b-side di piazza del Duomo. Un riequilibrio necessario per un centro a trecentosessanta gradi, religioso e profano, che riflette l’anima della nostra città“.