Lapideo – Il volume dei materiali esportati dalle imprese italiane nel 2008 è stato equivalente a quello del 1994

Marmi e pietre sono la sola risorsa del sottosuolo italiano che, dopo la crisi ormai irreversibile dell'industria mineraria, siano oggetto di coltivazione, trasformazione e valorizzazione, con un fatturato estero maggioritario e in cui il valore aggiunto e la professionalità sono fattori determinanti. È un motivo in più per attirare sul settore lapideo le attenzioni del settore politico e per chiedere che il suo patrimonio di esclusive, tradizioni e valori umani venga salvaguardato, non solo nei confronti della concorrenza, ma prima ancora, a livello normativo, in tutte le sue correlazioni finanziarie, promozionali e ambientali. Non basta: è necessario che la legislazione regionale in materia estrattiva e trasformatrice sia armonizzata, allo scopo di evitare talune discrasie a volte macroscopiche, ma nello stesso tempo bisogna che le imprese facciano la loro parte.

L'importanza del mercato Usa
Ad esempio, non si può parlare genericamente di mercati nuovi come di un antidoto alle attuali difficoltà, ma si debbono analizzare le reali prospettive di impiego del marmo italiano dove il consumo sia tuttora limitato e dove le risorse locali non permettano di soddisfare la domanda se non in parte minoritaria. Poi, non vanno dimenticati i mercati “vecchi”, a cominciare dagli Stati Uniti: il primo consumatore mondiale sta attraversando una fase critica più acuta di quella mondiale, ma è destinato a ripartire: il problema sta nel capire quando. In ogni caso, sarebbe indispensabile un approfondimento di marketing a carattere scientifico, che in campo lapideo, nella migliore delle ipotesi, trova esplicazione nei programmi di pochi soggetti leader.

Il peso della Cina
Un'altra questione su cui occorre essere chiari è quella cinese. Si sente ripetere, come un ritornello, che la straordinaria espansione lapidea della Cina manifestatasi nell'ultimo quindicennio ha tolto spazio all'Italia, ma se si guardano i grandi numeri si scopre che non è vero: nel 1994 l'industria lapidea italiana aveva esportato materiali per circa 4,2 milioni di tonnellate (comprensivi dei sottoprodotti), vale a dire un volume sostanzialmente uguale a quello del 2008. Quindi, al pari di quanto è accaduto in altri settori, non c'è stata sottrazione di quote storiche, mentre si è avuta un'espansione esponenziale della capacità di crearne tante di nuove, per cui l'export dalla Cina è salito da poco più di 100 mila tonnellate agli attuali 12 milioni. La competizione basata sui costi ha permesso alla Cina (e ora anche all'India) di ampliare il mercato mondiale e di promuovere i consumi in misura altrimenti impensabile, ma l'Italia, al pari di altri Paesi occidentali, ha difeso le proprie posizioni quantitative, sia pure a fatica: non è accaduto solo nel lapideo, ma ad esempio, anche nell'occhialeria.

L'import italiano
Va aggiunto, poi, che l'importazione italiana di manufatti lapidei continua a crescere in maniera strisciante, tanto da essere pervenuta in un solo decennio a circa mezzo milione di tonnellate (pari a dieci milioni di metri quadrati equivalenti), partendo da volumi marginali: ecco un campanello d'allarme da ascoltare. Nonostante l'aumento impetuoso nella produzione nei Paesi terzi, non esiste un leader assoluto, ma un sistema di leadership articolato fra vari protagonisti. La Cina e l'India prevalgono nelle quantità, ma l'Italia è sempre il Paese di riferimento nel campo della ricerca, della tecnologia e del valore aggiunto, per non dire dei valori di creatività e di fantasia che costituiscono il bagaglio peculiare di ogni buon marmista.
 
Un'eccessiva parcellizzazione aziendale

Caso mai, un problema tipico italiano è quello della soverchiante parcellizzazione aziendale, che si traduce in un rapporto di quattro addetti per azienda (del resto nel comparto manifatturiero globalmente considerato non si superano gli otto). Ma questo è un ottimo motivo in più per cercare l'unità, essere più credibili, e sviluppare le sinergie. Infine, non si deve dimenticare che marmi e pietre sono materiali di pace. Nel mondo, il loro giro d'affari, che le ultime stime fanno salire a circa 30 miliardi di dollari, è inferiore di quasi cinquanta volte a quello delle armi, ma esprime valori umani e civili che contribuiscono a ottimizzare l'ambiente di vita e sottolineano, se non altro, la forza trainante della speranza.

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