Nuovo Palasport di Torino  

Luogo: Torino, Italia
Committenza: Agenzia Torino 2006
Progetto architettonico: Arata Isozaki & Associates Co. Ltd., Tokyo, Archa s.p.a. , Torino
Progetto impianti: Arup s.r.l., Milano
Progetto strutture: Arup, Favero & Milan Ingegneria
Impresa di costruzione: Vitali spa, Torno Internationale spa,
Strutture metallliche: Lorenzon Techmec System spa, Noventa di Piave
Impianti elettrici: Carlo Gavazzi Impianti spa -Milano
Impianti climatizzazione: Edoardo Lossa spa- Cesano Boscone
Tempi progetto: 2002-2003
Tempi di realizzazione: 2003 - 2005
Superficie costruita mq: -
Volume costruito mc: 470.000 mc
Costo complessivo: 87milioni di euro
Fotografie: John Fass (2,3,4,5,6,7,9,10), Favero & Milan Archives (8)

Vedi la pianta e la sezione

Il contesto
Torino ha un nuovo palazzo dello sport. Il palasport, conosciuto con il nome di "Palahockey", sorge in una parte di città che è stata oggetto di un ampio programma di ridefinizione di tipo urbanistico.
Il concorso di progettazione, indetto in vista delle olimpiadi invernali, del 2006 chiedeva di creare una "cittadella dello sport" ridisegnando l'intera area tenendo conto degli edifici esistenti, dei grandi spazi aperti e delle nuove strutture sportive richieste. A fare da contesto all'edificio vi sono due edifici storici, l'ex stadio comunale e la torre conosciuta con il nome di "torre Maratona", che risalgono ai Campionati internazionali universitari di calcio del 1933, e facevano parte di un'area che si inserisce fra il parco della piazza d'Armi e la cosidetta area "ex-Combi".
La decisione di interrare un grande viale, corso Sebastopoli, e unire in tal modo i tre spazi ottenendo un'unica zona pedonale, è stata una decisione fondamentale per la creazione di quello che verrà denominato il "grande green".

Il progetto
Il Palahockey si presenta come un grande volume sospeso da terra. Si tratta di un parallelepipedo lungo 183, largo 100 e alto 18 metri, interamente rivestito in acciaio inox che poggia su un basamento vetrato alto cinque metri. Due caratteristiche, in particolare, mettono in relazione l'edificio con il contesto: dall'interno il visitatore, grazie alla trasparenza del perimetro del piano terra, è messo in diretto contatto visivo il con il grande parco esterno; dall'esterno, invece, il rivestimento lucido e riflettente delle facciate permette di dialogare con le architetture del contesto che, mescolate al verde del grande spazio aperto, si riproducono su di esso.
Il volume si sviluppa su 4 livelli e per ridurne al massimo l'impatto visivo si è scelto di incassare il campo di gara interno. Infatti, entrando al piano terra, il pubblico si trova a metà delle tribune, da quì è possibile scendere o salire per cercare il proprio posto. La pista di hockey è così stata posizionata a una quota più bassa (a -7,50 metri) e le tribune poggiano in parte fuori terra e in parte sono interrate: una soluzione che ha permesso di evitare la presenza di grandi scale di sicurezza, trasformando in brevi percorsi le vie di fuga dalle tribune verso l'esterno.

Il tema della flessibilità
L'edificio è stato pensato per essere una struttura polivalente della massima flessibilità; ad esempio per funzionare anche dopo le olimpiadi come spazio per eventi sportivi delle più diverse discipline; oppure per sede di concerti e convegni in grado per accogliere un totale di 15.000 persone. Per garantire al massimo questa flessibilità spaziale i progettisti hanno adottato diversi accorgimenti di tipo tecnico-funzionale. Le tribune sono mobili, il grande volume interno può essere trasformato e ampliato agevolmente sino a liberarlo da qualsiasi ostacolo. Un sistema meccanico permette, infatti, di alzare il solaio del campo di Hockey riportando il piano terreno a una quota unica. Vi sono tre tipologie di tribuna:
- quelle al livello interrato che, arretrando e "impacchettandosi" sotto il suolo, liberano il campo permettendo la sopraelevazione del solaio
- quelle superiori, posizionate parallelamente ai lati lunghi, che sono fisse e realizzate in cemento armato
- infine quelle mobili, da 400 posti, che grazie al peso contenuto di 120 tonnellate possono essere spostate con appositi mezzi di trasporto

La creazione di uno spazio interno così ampio e libero da pilastri (misura 130 per 62 metri), è stata possibile grazie alla forma semplice della struttura portante in acciaio: un piano orizzontale retto solo da otto pilastri. Più in dettaglio, il piano è costituito da una piastra reticolare "bidirezionale piana" alta ben 5 metri e i pilastri sono colonne a base quadrata con lato da 3,2 metri.
Anche all'esterno l'obbiettivo principale è stato ottenere la massima flessibilità. Le cancellate di recinzione, realizzate in lamiera stirata di acciaio inox e montate su ruote, possono essere trasportate nei magazzini sul retro, liberando lo spazio aperto che circonda il Palahockey verso il parco di piazza d'Armi.
La rimozione della cancellata fra Palahockey e parco, in caso di concerti e grandi manifestazioni, permette di ottenere un unico sistema urbano.

Suddivisione funzionale e circolazione
La suddivisione funzionale interna dei diversi livelli è molto chiara; Ai piani interrati si trovano oltre al campo di gara tutti gli spazi di servizio destinati agli atleti, allo staff, agli addetti stampa e alle varie lounge di attesa. A questi livelli si trovano anche tutti i vani tecnici per il condizionamento e il controllo tecnologico dell'edificio. Gli spazi fuori terra, invece, sono completamente destinati al pubblico. La separazione dei due ambiti funzionali evita qualsiasi interferenza fra i flussi di persone realizzando, in tal modo, condizioni di maggiore sicurezza in caso di incendio o incidenti.
Ai vertici dell'invaso del campo di competizione si trovano anche due rampe carrabili che danno accesso ai pullman degli atleti e agli eventuali mezzi di soccorso.

La doppia facciata
La facciata del Palahockey si costruisce su telai in alluminio portante rivestiti da ambo i lati: i pannelli di rivestimento esterni e quelli interni. Il rivestimento esterno in acciaio opaco è caratterizzato da bugnature ottenute attraverso un procedimento di stampo a rullo (o a piastra) dei fogli in acciaio inox: una "decorazione" che conferisce all'edificio un aspetto dinamico e "vibrante".
Il "movimento" della facciata viene rafforzato dalla disposizione sfalsata e irregolare dei pannelli e dalle finestre orizzontali, strette e lunghe, che aggiungono dinamismo. Le finestre sono composte da un pannello di vetrocamera esterno, fisso, e da un vetro apribile solo internamente. Questa scelta rende possibile la ventilazione dello spazio interno tra i due vetri, evitando il fenomeno della condensa (oltre a garantire l'accesso per la pulizia periodica dell'intercapedine).
I pannelli del rivestimento interno sono invece in alluminio macroforato e fonoassorbente per poter regolamentare la diffusione del suono.
L'isolamento termico e acustico predisposto tra i due pannelli di facciata è necessario soprattutto per evitare l'inquinamento acustico, soprattutto notturno, delle zone residenziali circostanti in caso di concerti o grandi manifestazioni.

Impiantistica
Per garantire la flessibilità degli spazi interni e la possibilità di svolgere diversi tipi di attività è indispensabile un'accurata progettazione della parte impiantistica. Il condizionamento dell'aria, composto da quattro unità nascoste nell'interrato, è chiaramente visibile all'interno: le canalizzazioni principali corrono dal sottosuolo verticalmente verso la copertura da dove poi si diramano in canalizzazioni minori. All'interno dei traliccio delle megacolonne sono evidenti gli enormi cilindri di metallo. All'esterno, invece, si trova la centrale per il teleriscaldamento, un volume rettangolare alto 5 metri, rivestito in cemento a vista, ubicato sul lato sud del Palahockey e accessibile da via Filadelfia. Qui sono relegate le centrali più a rischio, rumorose e che necessitano di spazi a cielo aperto.

Gli studi di progettazione

Il gruppo di progettazione che ha ideato il "Palahockey " era formato da "Arata Isozaki & Associates" di Tokyo, "Archa S.p.a." di Torino e "ARUP Italia S.r.l." di Milano.

Arata Isozaki, allievo del noto architetto giapponese Kenzo Tange è conosciuto oltre che come architetto anche come scrittore, teorico e professore che si propone come interprete principale delle tendenze estere e dei diversi movimenti giapponesi.

Dagli anni Sessanta a oggi ha ideato e realizzato molti edifici per  il pubblico fra cui molti musei sia negli Stati Uniti che in Europa. La sua architettura è caratterizzata da un rigoroso elementarismo geometrico non privo di inflessioni manieriste.

Grazie alla sua esperienza e alla sua importanza sulla scena internazionale è scelto come membro di molte giurie e commissioni per premi internazionali e concorsi, tra i quali il Pritzker Architecture Prize nel 1979 e nel 1984, il concorso internazionale per il Parc de la Villette a Parigi, 1982 e il concorso internazionale per l'Expo '95 a Vienna.

Lo studio Archa di Torino di Pierpaolo Maggiora si occupa principalmente di pianificazione territoriale e urbanistica. Insieme a Arata Isozaki e Ernesto Rogers ha progettato il masterplan del Business Park di Malpensa.

 

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