Portogallo

Out Here: Disquieted Architecture (Qui fuori: architettura
inquieta)

José Gil e Joaquim Moreno

"Out There: Architecture Beyond Building" può implicare una dimensione
dell'esterno talmente attiva e pienamente integrata in un interno da indurre un
esteriore illimitato nell'interiore. Il "qui fuori", in continua espansione,
garantirebbe così l'ampliamento dell'architettura, un'interpretazione secondo
cui il problema in questione non sarebbe più la ricerca di una casa, di una
dimora in grado di proteggerci in un mondo in costante mutamento, ricerca
ansiosa di recuperare qualche neoarcaismo non dopo la contemporaneità bensì
prima, né sarebbe la definizione di una disseminazione, di un nomadismo del
processo di costruzione, disseminazione che la porterebbe nello spazio pubblico
e artistico della vita contemporanea. In questo caso, la moltiplicazione di
elementi eterogenei, caotici e discontinui mancherebbe della consistenza
necessaria di un'architettura per un tempo "disarticolato". Da questa
riflessione è emersa l'idea di un'inquietudine permanente, di un esterno più
esteriore di qualunque altro esterno perché alberga nell'interno, oltre ogni
punto distinguibile, sfociata nel "qui fuori: architettura inquieta".
Questa
inquietudine, questo movimento tra l'esterno e l'esterno, è fondamentale per
analizzare i successi e gli insuccessi dell'architettura portoghese. Ogni volta
che è stata fermata o catturata, la singolarità portoghese è morta. A sprazzi,
però, alcuni architetti hanno tracciato linee convergenti partendo
dall'intervallo, o dall'intensità, dell'inquietudine. È stato un movimento
creativo produttivo che ha rafforzato la consistenza del nostro esterno "qui",
oltre ogni "lì", movimento che ha scoperto un terreno di sperimentazione in
costante espansione: il "qui fuori" ha svelato orientamenti insospettati per il
futuro dell'architettura portoghese.

L'invenzione degli spazi in intervalli differenziali (un esterno che si
espande in un interno perpetuamente mobilitato attraverso questa espansione
paradossale), la sperimentazione, la coesistenza o l'abbinamento di elementi
eterogenei sono, dunque, alcune caratteristiche dell'opera singolare di una
coppia di autori che, a nostro parere, può scontrarsi proficuamente per
approfondire ulteriormente l'"architettura inquieta": l'architetto Eduardo Souto
de Moura e l'artista Ângelo de Sousa.
L'interesse per la formulazione di un
contraddittorio "qui fuori" è la continuità di un movimento espansivo,
formulazione che si concretizza meglio in un esperimento architettonico, nella
mobilitazione del padiglione portoghese come contesto di laboratorio, che nella
documentazione di eventi precedenti. Per promuovere la trasformazione, per
proiettarsi nel futuro anziché accedere al presente o al passato recente, è più
utile un programma basato su esperimenti architettonici che retrospezioni
rigorosamente definite, ed è questo l'obiettivo generale della rappresentazione
portoghese: materializzare temporaneamente l'inquietudine eteronima in un
contraddittorio "qui fuori".

Espositori: Eduardo Souto de Moura e Ângelo de Sousa
Curatori: José Gil e
Joaquim Moreno

www.dgartes.pt/outhere/index.html

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