Abbiamo incontrato l’Arch.Stefan Behnnisch di Benisch Architekten nel Light Centre di Zumtobel Illuminazione in via Pirelli a Milano. Approfittando della sua disponibilità abbiamo voluto approfondire il tema, più volte indagato nella pratica progettuale, della luce come vero strumento progettuale.

Riportiamo di seguito la prima parte dell’intervista, la seconda e la terza saranno on-line rispettivamente Lunedì 9 Novembre e Lunedì 16 Novembre

Davide Cattaneo: Più volte il suo lavoro ha messo concretamente in evidenza la dimensione etico-sociale dell’attività del progettista, sia nell’architettura che nel design, come chiave decisiva per la realizzazione di spazi/prodotti che soddisfino le reali esigenze materiali o simboliche dei clienti o degli utenti finali. Qual è il ruolo della luce all’interno di questo contesto?
Stefan Behnisch:
Per occuparci del ruolo della luce nella nostra architettura dobbiamo prima chiederci per un attimo quale sia il ruolo della luce per l’uomo. La luce infatti è di importanza primaria non solo per l’umanità ma per tutto il mondo animale. La luce ci permette non soltanto di misurare il tempo ma scandisce il nostro ritmo, la luce ci fa capire non solo che ora è ma anche in quale stagione siamo, ci fa identificare scenari, ci indica la latitudine, dal colore della luce identifichiamo l’ambiente in cui ci troviamo eccetera.
L’umanità ha compreso ben presto che con la luce artificiale – inizialmente con il fuoco, la candela, la lampada ad olio, poi con la lampadina di Edison e in seguito con i tubi fluorescenti, con le lampade a risparmio energetico, fino ad arrivare ai LED e agli OLED di oggi – si poteva allungare il giorno ed accorciare la notte, in altre parole ridurre la dipendenza dell’uomo dalla luce diurna facendo uso di energia. In un certo senso si può dire che siamo riusciti a “mettere sotto controllo” il tempo. La luce ci permette di percepire tutto l’ambiente che ci circonda, quindi non soltanto la natura ma anche il mondo costruito.
Di conseguenza la luce ha un ruolo decisamente preponderante nell’architettura. Dal punto di vista tecnico si sono fatti enormi progressi in quest’ultimo secolo: siamo riusciti a produrre vetri sempre più grandi che ci hanno consentito di aprire le facciate portando la luce naturale nel profondo dei locali, con gli strumenti tecnici degli ultimi venti, trent’anni abbiamo potuto ottimizzare l’impiego della luce diurna.
Anche la luce artificiale si è evoluta, risparmia sempre più energia, i portalampada diventano sempre più piccoli, con i LED e con gli OLED diamo luminosità a intere superfici, insomma diventiamo sempre più indipendenti anche dalle sorgenti luminose. L’apparecchio d’illuminazione come oggetto di design, come supporto quindi, ha un ruolo subordinato in quanto è il veicolo che ci permette di trasportare luce. In passato era la stessa cosa: la luce artificiale è sempre arrivata da una certa sorgente, di regola diversa da quella della luce naturale. Oggi siamo in grado di sviluppare apparecchi che portano luce dalle facciate anche di notte, vale a dire che sganciano ulteriormente la nostra percezione dal ritmo giorno-notte. Tutti questi sviluppi, che non sono soltanto di natura tecnica, ci consentono sempre di più di integrare la luce nell’architettura, e non invece di fare architetture in cui da qualche parte sono montati apparecchi d’illuminazione. L’ottimizzazione della luce diurna abbinata ai nuovi strumenti di luce artificiale ci permette di fondere la luce con l’architettura, di modo che all’uomo questa luce appare sempre più “naturale”. Di natura l’uomo dipende dai cambiamenti di luce. Quindi non solo con il dimming ma anche con le variazioni di colore possiamo creare scenari che influenzano gli ambienti, dimensioni di luce che di fatto diventano sempre più slegate dallo spazio fisico reale. La luce è un fattore essenziale per il nostro benessere. L’intensità di luce e anche il suo colore agiscono sui nostri stati d’animo che a loro volta influenzano il nostro rendimento e il nostro benessere.
Un buon esempio è l’attuale polemica sulla lampada a incandescenza. È una luce che percepiamo come gradevole perché la sua temperatura di colore, soprattutto quando si fa sera, è quella che più ricorda la candela o il fuoco e che l’umanità ha sempre sentito come avvolgente, come qualcosa che ci protegge. Le nuove sorgenti, come ad esempio i diodi o gli OLED, all’inizio avevano una luce piuttosto fredda e per questo la gente le ha abbondantemente respinte. Oggi però anche con i LED e con gli OLED abbiamo molta più scelta, c’è un’intera gamma di temperature di colore che ci danno ottimi risultati con questo tipo di luce.