Walter Angonese, Tenuta
Manincor


 
Vittorio Longheu, edificio
residenziale

La questione è molto semplice, si tratta di decidere se sia più
urgente affrontare quell'insieme di problematiche che fanno capo al bisogno di
qualità architettonica della provincia italiana, con tutte le implicazioni ad
essa legate come il rapporto tra architetto e committente, tra cultura e pratica
del costruire, tra impresa e mercato, tra norme e progetto, oppure affezionarsi
agli effetti pirotecnici di grandi progetti fatti da grandi architetti per poche
grandi città. In queste pagine si vuole parlare di una realtà ben diversa da
quella proposta in maniera spasmodica nelle riviste d'architettura più patinate
che fanno a gara nel pubblicare le architetture delle "stars", mettendo in
mostra grandi progetti per grandi città, sicuramente interessanti, ma così
lontani a volte dalla realtà e dai problemi italiani.
Sembra invece più
interessante approfondire quell'attività architettonica che fortunatamente
esiste e che negli ultimi tempi contribuisce, più o meno marcatamente, a
modificare la visione della collettività sul paesaggio e l'architettura,
sradicando perverse consuetudini costruttive e rimettendo in questione le idee
sulla bellezza e sull'estetica del territorio.
I lavori di Walter Angonese e
Vittorio Longheu ben rappresentano questa condizione di architetti impegnati sul
campo. Ognuno di loro con le proprie individualità mostra, nei progetti e nelle
realizzazioni, un approccio sospeso tra il pragmatico e il concettuale, inclini
entrambi per un'architettura fatta di poche parole pronunciate senza clamore.
L'architetto altoatesino Walter Angonese è uno dei protagonisti di quel
rinnovamento architettonico che negli ultimi anni ha interessato l'Alto Adige
coinvolgendo pubblico, privati e imprese in un grande progetto culturale di
ricostruzione territoriale.

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