Edificio residenziale nel rione Guasco S. Pietro  
Committente: IACP, Ancona
Progetto architettonico: Sergio Lenci
Collaboratori: Arnaldo Bruschi, Gianni e Piero Gandolfi, Andrea Reichlin (prima fase), Franco Zagari, Alberto Fantini
Progetto strutture: Sergio Musmeci, Alessandro Samuelli Ferretti
Progetto impianti sanitari, meccanici, elettrici: Alberto Fantini
Data del progetto: 1973
Data realizzazione: 1975
Superficie del lotto: 9.150 mq.
Superficie coperta: 3.250 mq.
Numero alloggi: 78
Volume complessivo: 32,731 mc.
Costo complessivo: tre miliardi (1978)
Destinazione d'uso: edificio residenziale, servizi.

Materiali di costruzione
Strutture: in cemento armato.
Tamponature: laterizi a doppia fodera (una testa pieni per l'esterno e foratoni a sei fori per l'interno).
Partizioni interne: forati.
Coperture: in parte con una falda a lieve pendenza, in corrispondenza degli appartamenti supplementari al piano attico; in parte a terrazza praticabile con rivestimento in mattonelle di grés rosso antisdrucciolevole.
Pavimentazioni esterne: quadrotti di cemento e graniglia lavata di cm. 40 x 40.
Pavimentazioni interne: marmette e marmettoni di graniglia lucidati a piombo / parquet.
Infissi: in legno di abete verniciato con doppio vetro.
Portoni: in larice lucidati a poliestere.
Finiture esterne:intonaco di rena e cemento.
Finiture interne:intonaco civile

Descrizione:
Quest'architettura di S. Lenci sorge nell'antico rione Colle San Pietro, detto Guasco dal nome di Cesare Guasco, il progettista di origine spagnola della fortificazione cinquecentesca che dominava la parte del colle verso il mare. Il rione, pur ricadendo all'interno del nucleo più antico di Ancona, è stato per anni «desolatamente trascurato» (Brandolini S., Ancona: dal terremoto a Ralph Erskine, con uno scritto di G. Petti e G. Mascino in 'Casabella' n° 519/1985) continuando a testimoniare le conseguenze di una serie di tragici eventi distruttivi per la città: i bombardamenti dell'ultimo conflitto mondiale e le calamità naturali degli ultimi decenni dello scorso secolo, come il terremoto del 1972 o la grossa frana del 1982.
Per porre rimedio ad alcuni di questi danni, e al fine, da un lato, di contrastare lo stato di degrado in cui versava il centro storico e, dall'altro, di attuare il processo di espansione della città in conformità alle direttive del P.R.G. del 1973 (degli architetti Campos Venuti, Ballardini, Zani, e Tintori), a cavallo degli anni '70 e '80 Ancona è stata la protagonista di una serie di significativi interventi progettuali tra i quali quest'edificio residenziale:
« (') dopo la sfida del terremoto del 1972, si presentava la sfida di fronteggiare il centro storico, e di renderlo nuovamente agibile; il suo 70% era stato, se non distrutto, per lo meno danneggiato.
(') Nonostante le difficoltà ad intervenire nel centro storico, è proprio qui che ha preso forma il primo pezzo concreto di architettura che ha comportato la demolizione di edifici ormai irrecuperabili; il progetto di Sergio Lenci, iniziato nel 1974, risponde in maniera convincente alle incertezze circa la capacità dell'architettura contemporanea a sostituire la collettiva forma urbana che la precedeva. Seguendo in pendenza i 'sotterranei' lineamenti del terreno, la lunga stecca, visibile da diversi punti della città, contemporaneamente si differenzia e accompagna le cose che la circondano. Unitario e d'impatto, s'integra con cura nella parte alta di Ancona, con i suoi percorsi pedonali, gradinate e vicoli». (Brandolini op. Cit.)

Lungo una strada pedonale dalla forte pendenza - tanto da guadagnarsi l'espressivo nome di Via Scosciacavalli - che, simile ad un'irregolare cordonata, collega la cima del Colle San Pietro alla Piazza di Papa a valle, si ergeva una serie di edifici abbandonati sin dall'ultimo conflitto mondiale a causa dei bombardamenti subiti.
Le costruzioni, ulteriormente danneggiate e in parte distrutte dal terremoto nei primi anni '70, originariamente a schiera, avevano subito nel corso dei secoli numerosi rimaneggiamenti e trasformazioni, assumendo l'aspetto di condomini dotati di anguste chiostrine per l'illuminazione e l'aerazione degli ambienti interni.
I progettisti grazie, in particolare, all'opportunità insita nel Piano Particolareggiato di realizzare nuove costruzioni proporzionalmente alle quantità da demolire, proposero la distruzione della spina degli edifici preesistenti lungo la Via Scosciacavalli. Al posto delle costruzioni fatiscenti fu realizzato un nuovo edificio, che, pur ispirandosi ai principi dell'architettura moderna, resi evidenti soprattutto nel carattere unitario, sintetico ed incisivo, trova i presupposti nei tratti ambientali del particolarissimo contesto anconetano, riproponendone «la sintesi vibratoria dei giochi di ombre e di luce (') in chiave moderna nel partito architettonico». (Lenci R., L'eredità dell'unità di abitazione: l'unità abitativa in 'Edilizia Popolare' n 228-229/1993).
Nella Relazione Generale che accompagna il progetto, si evidenziano alcuni dei principi informatori dell'intervento in rapporto al luogo: « (') non possiamo non notare come la Via Scosciacavalli presenti caratteri ambientali molto precisi e di valore che sarebbe un errore eliminare. Questi caratteri non soltanto sono legati al valore del disegno delle facciate degli edifici che vi fronteggiano, ma sono l'essenza della strada stessa che, raggiungendo secondo la linea di massima pendenza la sommità della collina, rappresenta uno dei tracciati più peculiari del tessuto della vecchia Ancona nel suo sviluppo edilizio collinare. Conservare la Via Scosciacavalli ci è sembrato obbligatorio, come del resto il Piano Particolareggiato sancisce. Erroneo però ci è sembrato allargarne l'invaso a 6 metri, come il P.P. indicava. Infatti, con l'allargamento delle strade si tenderebbe a trasformare la Via Scosciacavalli in una strada veicolare che diventerebbe un assurdo, data la forte pendenza e sarebbe, perciò, anche scarsamente utilizzabile come strada d'accesso agli edifici. Inoltre, il che è l'aspetto peggiore, sparirebbe completamente il carattere della via e quindi anche la necessità di conservarla. (') Procedendo in un'analisi dei valori della Via Scosciacavalli abbiamo rilevato che essi sono dati da un complesso di fattori: oltre al disegno delle facciate anche dal fatto che vi sono tra blocco e blocco, specie nel tratto superiore, numerose interruzioni nella continuità delle fronti, che corrispondono agli edifici crollati. Dette interruzioni rendono meno angusta la via e ne movimentano il tracciato attraverso massicce immissioni di luce ed aria. Abbiamo allora individuato nella conservazione di questi tre caratteri presenti: la pedonalità della via, la conservazione parziale delle facciate e la conservazione degli squarci, tre elementi fondamentali attorno ai quali costruire l'ipotesi di progetto». (Dalla Relazione Generale allegata al Progetto di intervento nei comparti A B C e D del PEEP Centro Storico di Ancona - 1974, firmata dai progettisti).

In realtà la conservazione di parte delle facciate di alcuni degli edifici preesistenti da demolire, motivata dall'intento di rispettare e mantenere la memoria del luogo trattando tali fronti a mo' di quinta lungo la via Scosciacavalli, si rivelò non praticabile a causa delle condizioni statiche delle murature stesse.
I progettisti, una volta resisi conto dell'impossibilità di mantenere in piedi tali parti di prospetti originari senza che gli stessi venissero snaturati con massicci interventi di consolidamento o, peggio ancora, con finte ricostruzioni delle parti crollate, optarono con dispiacere per la demolizione integrale di quei prospetti pericolanti, per realizzare ex novo, sulla giacitura di quelle stesse pareti, dei nuovi muri a gradoni in blocchetti di cemento e molto più bassi delle quinte demolite, utili a delimitare gli spazi verdi di pertinenza dei fabbricati.
Inoltre, giacché il vecchio corpo di fabbrica presentava, a causa della presenza delle chiostrine, uno spessore maggiore rispetto a quello previsto per il nuovo intervento, furono ricavati, nei distacchi, spazi pubblici, giardini privati o condominiali, affacciantisi lungo la via Scosciacavalli e, sul lato della via ad essa parallela - la via Giangiacomi - terrazzi e giardini pensili, incrementando in tal modo la quantità di verde altrimenti modesta in questo settore urbano.

L'intervento è costituito da un blocco continuo e lineare - comprensivo di tre livelli abitabili, di un garage interrato e di un tetto-giardino - che si interrompe solo in corrispondenza della via Oddo di Biagio, trasversale alla via Scosciacavalli.
Oltre la via Oddo di Biagio, questo corpo prosegue fino a valle, dove, grazie ad un allargamento del lotto ad esso antistante, è stato possibile realizzare un altro edificio isolato con una serie di alloggi che, in principio destinati a piccoli nuclei familiari, sono stati in seguito trasformati in alloggi universitari (Casa dello Studente), in grado tuttavia di ospitare in caso di necessità giovani coppie o anche anziani.
Il blocco in linea, diviso in due tronconi e globalmente lungo 220 metri, comprende 16 appartamenti simplex collocati al piano terra e impostati su diverse quote che seguono l'andamento del declivio.
Al primo e secondo piano sono collocati 31 appartamenti duplex, anch'essi sfalsati secondo l'andamento del terreno, con accesso tramite ballatoi raggiungibili dalla strada pubblica attraverso corpi scala e ascensori esterni.
L'edificio è congegnato su un interasse di mt. 6, equivalente alla metà dell'appartamento simplex e ad un appartamento completo duplex; ogni cinque moduli, ovvero ogni 30 mt., vi è un'interruzione di 2 mt. cui corrisponde l'accesso dai garages agli spazi collettivi di distribuzione agli alloggi.
La pendenza del terreno è stata riproposta in copertura: la linea di gronda retta, che si sviluppa con inclinazione costante lungo tutto il corpo di fabbrica, corre parallelamente al declivio riproducendone l'andamento a livello del coronamento del fabbricato, interrompendosi solo in corrispondenza della strada che taglia trasversalmente l'edificio.
Le coperture praticabili sono raggiungibili dai corpi scala collocati esternamente ai corpi di fabbrica in linea, accessibili dal ballatoio. Il percorso pubblico, in parte gradonato, che si sviluppa in quota parallelamente alla Via Scosciacavalli, collega una serie di locali che ospitano funzioni collettive - un centro sociale, un'area espositiva, una piccola biblioteca ' che, aperti sulle terrazze digradanti e panoramiche, contribuiscono alla definizione di un «punto di lecorbusieriana memoria» arricchito «rispetto alla fonte, della presenza dell'inclinazione del corpo di fabbrica che qui protende l'affaccio dal tetto-giardino verso il mare». (Valentin N., Edificio residenziale nel rione Guasco S. Pietro, Ancona 1975, in AA.VV. a cura di R. Lenci, Sergio Lenci. L'opera architettonica 1950-2000, Roma 2000)
I materiali impiegati sono tradizionali e non eccessivamente costosi: cemento armato per la struttura portante, blocchi di laterizio o di cemento per le tamponature; anche i materiali di finitura esterna e interna sono stati adottati secondo criteri di economicità. Nella scelta dei materiali, i requisiti di qualità e durevolezza sono stati privilegiati in particolare negli spazi collettivi e pubblici demandando agli assegnatari eventuali miglioramenti all'interno degli alloggi.

Antologia critica
«L'edificio (') costituisce un nuovo importante tratto del quartiere: un muro abitato in cui le profonde incisioni e le abili modellazioni plastiche apportate conferiscono il carattere di una macro struttura urbana.
(') L'intenzione dei progettisti è stata quella di operare l'inserimento di un'incisione moderna nel tessuto compatto della città antica: un'architettura a scala urbana, un'unità abitativa viva per il compenetrarsi degli spazi liberi, aperti, pubblici e semi-privati con quelli chiusi e privati.
Operazione che ha determinato, nell'attuarsi in maniera sensibile e compatibile con il contesto, le scelte di risarcire il rione attraverso la dilatazione delle quantità libere e a verde, la cura del disegno dei nuovi spazi al tempo stesso privati e urbani, la dotazione in copertura di nuove funzioni collettive.
(') Un tentativo, quello di Ancona, di integrazione tra esistente e nuovo, rispettoso e attento alle esigenze del vivere oggi. Forse anche ambizioso per la fiducia di poter creare un paesaggio urbano integrato, valido quanto se non più di quello antico, e in opposizione a qualsiasi tipo di anastilosi.
(') Va detto, infine, che da un 'Post-Occupancy Evaluation' (Nell'approccio esigenzial-prestazionale è la tecnica volta a rilevare nel tempo le modalità di adattamento e personalizzazione dello spazio, al fine di stabilire l'effettivo rapporto tra utente, sue esigenze e prestazioni dell'edificio - N.d.C.) emerge che gli abitanti del complesso sono soddisfatti e felici di vivere lì, e ciò si riflette nello stato di cura in cui versano tutte le parti comuni, il verde e le due lunghe 'murate' dell'edificio. In questo progetto, più che in altri dello stesso autore, si attua la metafora dell'opera di Sergio Lenci: le 'murate' vengono inclinate da un mare in tempesta ma ben resistono alla violenza degli elementi e al passare del tempo'. (Valentin N., Edificio residenziale nel rione Guasco S. Pietro, Ancona 1975, in AA.VV., a cura di Lenci R., Sergio Lenci. L'opera architettonica 1950-2000, Roma 2000).

«Nel ... gruppo di interventi sul tema dell'unità abitativa vanno citati quelli che (') mostrano di accettare un ruolo 'come parte' all'interno della città, espresso sia come dimensione dell'intervento sia come inserimento nelle aree urbane più interne tanto da coinvolgere, in alcuni casi, il centro storico. Qui il problema della disseminazione di abitazioni collettive, idonee ad incontrare una domanda di alloggi razionali, si aggrava perché le istanze tendenti al mantenimento del patrimonio edilizio esistente favoriscono operazioni di recupero, anche se indifendibili sia sul piano funzionale che su quello economico.
Tra i progetti che sono stati realizzati in questo difficile raggruppamento (il quale costituisce uno specifico settore di ricerca N.d.A.), va citata l'unità abitativa progettata da Sergio Lenci nel 1973 ad Ancona.
L'edificio si inserisce all'interno del tessuto storico del rione Guasco San Pietro, accettando la demolizione di frammenti urbani completamente degradati e resi pericolanti dal terremoto del 1972.
La strada prescelta è quella di intervenire con una nuova edificazione lineare, composta da due parti e normale alle curve di livello in forte pendenza per cercare di costituire un nuovo tratto del quartiere in esso ben integrato. L'edificio si avvale di un ballatoio e di spazi esterni e collettivi nonché di una copertura praticabile. La tipologia, pur non presentando aspetti sperimentali, è ben concepita ed è costituita da duplex biesposizionali. La composizione delle masse lineari ed inclinate, che segue un andamento segnatamente scultoreo con profonde incisioni praticate sulla superficie, conferisce all'unità abitativa il principale carattere linguistico di muro abitato, carattere che ben dialoga con il rione di cui è parte». (Lenci R., L'eredità dell'unità di abitazione: l'unità abitativa in 'Edilizia Popolare' n 228-229/1993)

Bibliografia
Brandolini S., Ancona: dal terremoto a Ralph Erskine in 'Casabella' n 519/1985
Lenci R., L'eredità dell'unità di abitazione: l'unità abitativa in 'Edilizia Popolare' n 228-229/1993
Valentin N., Unità abitativa, Guasco S. Pietro, Ancona in 'L'architettura cronache e storia' n 257/1999
Valentin N., Edificio residenziale nel rione Guasco S. Pietro, Ancona 1975 in Sergio Lenci. L'opera architettonica, AA. VV., (a cura di R. Lenci) Diagonale Roma 2000.

assonometria Veduta esterna: sistemazione delle strade pubbliche e dei giardini Vista esterna con uno dei corpi scala vista esterna sugli spazi sistemati a gradoni planimetria generale
Piante prospetto veduta prospettica sezioni

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