Musei

L'illuminazione degli spazi museali è uno dei temi più complessi e
interessanti per il lighting design perchè se da un lato l'istituzione museo
deve esporre al pubblico le opere d'arte, dall'altra deve anche
conservarle.
Infatti la luce permette la fruizione dei capolavori, ma allo
stesso tempo tende a provocarne alterazioni strutturali e cromatiche nei
materiali, nei suppoti, nei pigmenti e nei rivestimenti.
Alle due finalità di
esposizione e conservazione si deve aggiungere la necessità di rischiarare lo
spazio architettonico (il contenitore delle opere) che spesso ha valore
storico-artistico e pregio estetico.

Insieme all'illuminamento
generale
dello spazio architettonico, necessario per un
adattamento graduale dell'occhio alla visione delle opere, occorre creare
un'illuminazione localizzata sulle
opere e controllare le riflessioni,
che possono provocare abbagliamenti diretti
o indiretti, soprattutto ple superfici lucide e levigate come vetri, smalti,
metalli, tele dipinte a olio... che hanno un comportamento ottico di tipo
speculare (a specchio), o l'effetto velo che determina un'annebbiatura
o un marcato e anomalo rischiaramento di zone del campo visivo.

E' inoltre necessario scegliere con attenzione la tonalità della luce; la
resa di colore delle lampade usate
per l'illuminazione degli oggetti museali è infatti un fattore determinante per
la percezione delle caratteristiche delle opere.
Una ottima resa del colore
sarà utilizzata in caso di oggetti dipinti con più colori, mentre avrà minore
importanza nel caso di oggetti monocromatici e in cui il colore non abbia
particolare rilevanza. Anche in queste situazioni, però, è consigliabile
l'impiego di sorgenti luminose di buona resa cromatica, allo scopo di ottenere
un accettabile riconoscimento dei colori naturali dell'oggetto.
Non si deve
comunque dimenticare che l'indice di resa cromatica è una grandezza che nasce da
una media sulle risposte di una limitata serie di campioni, e che dunque tale
parametro esprime in modo globale l'attitudine d'una sorgente a riprodurre i
colori naturali di un oggetto e non la rispondenza ad alcune particolari tinte
da cui un'opera potrebbe essere fortemente caratterizzata.
La normativa
attuale, riportata nel glossario, fornisce un utile riferimento.

Per effettuare una progettazione illuminotecnica che si occupi anche
dell'aspetto conservativodelle opere è necessario operare un'analisi preventiva
dei possibili danneggiament; si parla di danno a un oggetto museale tutte le volte che
qualcosa viene a cambiare la composizione chimica o lo stato fisico dell'oggetto
stesso.
Il ruolo della conservazione è quello di rallentare questi effetti e
anche di rallentare tutti quei processi naturali che cambiano le sostanze
organiche.
Molti sono i fattori che influenzano il deterioramento degli
oggetti museali: la natura del materiale costituente l'oggetto, la natura della
radiazione incidente, il livello di illuminazione, il tempo di esposizione, la
temperatura ambiente, l'umidità dell'ambiente, l'inquinamento chimico
dell'aria.
La luce è un agente di questi cambiamenti, come l'umidità e
l'inquinamento.
Ma mentre questi ultimi due fattori possono essere
eliminati, non si può pensare di eliminare la luce, visto che è necessaria per
poter esaminare le opere. Questa situazione ha portato talvolta alla paradossale
affermazione secondo cui per molti materiali, l'ambiente ideale per la
conservazione dovrebbe essere la completa oscurità.
L'illuminazione corretta
risulta quindi da un continuo compromesso tra la conservazione di un oggetto e
la sua valorizzazione dal punto di vista dell'esposizione museale, nonché da un
compromesso tra illuminotecnici e conservatori.

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