Roof-sculpture  

Località Hannover, Germania
Committente
Ente Fiere Tedesco AG, Hannover
Progetto Herzog+Partner,
Monaco di Baviera
Direzione della progettazione Roland
Schneider
Collaboratori Jan Bunje, Peter Gotsch, Moritz
Korn, Thomas Rampp, Stefan Sinning
Realizzazione Studio BKSP
Projektpartner
Strutture Studio IEZ Natterer, Wiesenfeld;
Studio Bertsche, Prackenbach; Studio kgs,
Hildesheim
Collaudo Studio
Speich-Hinkes-Lindemann
Superficie 16.000 m2

Ispirandosi alla Conferenza di Rio de Janeiro del 1992, nella quale si
auspicava il miglioramento delle condizioni economico-sociali nella garanzia
totale delle condizioni di vita naturali, il filo conduttore dell'Expo 2000 di
Hannover è espresso dal titolo stesso della manifestazione: "Uomo, Natura,
Tecnica". Il tema trova senz'altro una simbologia nel "riparo", prodromo della
"casa dell'uomo". Non a caso, la copertura, che da secoli affascina l'uomo, ed è
simbolo della sfida costruttiva, nonchè del rapporto tra interno ed esterno, ha
ispirato molti padiglioni: la cupola reticolare in struttura di tubi di cartone
di Shigeru Ban, la copertura portata da possenti ed evanescenti piloni del
Padiglione Ecumenico, la grande copertura del Padiglione a fungo in bambù di
Simon Velez della fondazione Zeri, la copertura a fiore del Padiglione del
Venezuela. Simbolo dell'Expo è la grande copertura-scultura progettata dallo
studio Herzog, esemplare non solo per coraggio delle scelte architettoniche, ma
anche per le nuove tecnologie applicate al legno, ecomateriale per eccellenza, e
per la raffinata operazione di bilanciamento tecnologico ed estetico tra
leggerezza del materiale e grandi dimensioni della struttura. Con le sue dieci
torri ad ombrello che riparano un ampio spazio d'incontro e edifici a container,
la copertura funge urbanisticamente da cerniera ottica tra l'area Expo e l'area
fieristica. La progettazione, legata ad un processo di ricerca per
l'applicazione di tecnologie sperimentate in altri settori, nonchè memore delle
esperienze di grandi coperture di cui vanta la Germania, da quelle di Frei Otto
al "Tetto di Monaco" del Parco Olimpico, da lontano, sembra fluttuare sull'acqua
del grande specchio artificiale del lago di Hermes; è composta da 10 ombrelli
con superficie di circa 40x40 metri ognuno e un'altezza di 20 metri. La
superficie di pavimento è definita dalla rigorosa geometria dei "pontons",
piattaforme otticamente fluttuanti, e dei "grachten", canali d'acqua rettilinei
larghi circa 5 metri, cui si sovrappone la maglia degli elementi di copertura.
Il rapporto tra elementi di copertura in legno e superfici d'acqua non si
risolve solo in un'ottica di complementarietà materica, bensì diventa
squisitamente funzionale: il drenaggio delle acque di scolo delle coperture, che
avviene mediante una tubatura centrale interrotta ad una certa altezza da terra,
viene usato come elemento scenografico e letto come elemento naturale visibile.
L'aspetto ecologico e quello innovativo sono stati tenuti in grande
considerazione in ogni fase di progettazione e di realizzazione. In primo luogo,
la struttura, che offre un punto nodale di sviluppo della tecnica di costruzione
a sovrapposizione di listelli per il guscio di legno, è composta da ceppi in
abete bianco il cui taglio è favorito dagli enti forestali, che desiderano
piantare al posto di individui "vecchi", individui in crescita per avere una
foresta più giovane. I ceppi hanno subìto innumerevoli controlli sul materiale
prima del taglio: uno dei criteri di scelta è stata la valutazione della
proporzione del tronco misurata con teodolite e confrontata mediante parametri
scientifici, in modo da evitare individui non adatti alla costruzione
strutturale. Gli individui prescelti sono stati poi tagliati all'inizio del
periodo vegetativo per evitare la formazione di funghi, trasportati in un
deposito proteggendoli dall'attacco di insetti, decorticati con vapore acqueo,
tagliati a metà per favorire sia l'essiccazione naturale che il controllo. Tutte
le operazioni si sono rivelate particolarmente difficoltose per la dimensione
dei tronchi, che pesavano fino a 15 tonnellate. La struttura dell'Expodach, coi
suoi 28 metri di lunghezza sulla diagonale principale di ogni ombrello, è la
struttura più grande di questo tipo mai costruita ed è composta da una struttura
innovativa in quanto il guscio reticolare ha una doppia curvatura e un
perimetrale non rettilineo, cosa che si è potuta realizzare grazie alla
collaborazione professionale di esperti e ditte che hanno permesso la
realizzazione e il collaudo, nonostante non esistessero studi di strutture
simili. Ogni singolo ombrello, testato nella galleria del vento, è composto da
quattro superfici a guscio che trasmettono il proprio carico, quello di neve e
vento sugli elementi perimetrali e sulla piramide in acciaio centrale. Il
guscio, definito in maniera matematica e limitato da nervature concepite come
linee geodetiche, è portato da quattro travi a sbalzo fissate alla piramide in
acciaio sopra il pilone centrale; lunghe circa 19 metri, larghe 2,9 metri e con
un'altezza massima di 7 metri, hanno una sezione variabile e sono state
realizzate con una struttura nervata in multistrato di compensato. La piramide
in acciaio è l'elemento di connessione degli snodi attraverso cui tutti i
carichi dei gusci nervati e delle travi a sbalzo vengono trasmessi alla
struttura a torre in legno. Questa è composta da quattro tronchi in legno e da
lastre di rinforzo di forma triangolare che trasmettono tutti i carichi
orizzontali e quelli verticali alle fondazioni; i montanti inclinati, con un
diametro minimo di 68 cm, arrivano fino ai 110 cm e consistono in tronchi
inizialmente divisi a metà, collegati tra loro da piastre ed elementi in
acciaio, e sono leggermente distanziati sull'asse. I tronchi sono connessi ai
pilastri attraverso elementi in acciaio con viti pretirate e, attraverso
diagonali in lamellare rinforzate su entrambi i lati da lastre in compensato. La
struttura centrale è collegata alle quattro teste dei pilastri in maniera
articolata; le lastre di rinforzo assorbono il carico orizzontale e quello di
controvento. L'intera struttura del guscio reticolare è coperta da una pelle
fissata con funi ancorate ai costoloni longitudinali e si mantiene a 5 cm di
distanza da reticolo stesso. La membrana in PTFE-ETFE riciclabile al 100%,
prodotta e lavorata senza additivi, è trasparente, non infiammabile con alta
capacità autopulente e traslucente. La fondazione dei piloni è realizzata nella
rigorosa geometria della pavimentazione, con fissaggio mediante un piede in
acciaio. Ogni materiale, a seconda della lavorazione e della tipologia possiede
un proprio tono e colore: il legno dei tronchi, ad esempio, mantiene la
colorazione grigiastra tipica dell'essiccatura naturale e dello scortecciamento
all'aperto. Solo il color antracite delle parti di collegamento in acciaio e il
colore rosso usato in corrispondenza dei giunti crreano un piacevole contrasto
con le differenti tonalità lignee.

Testo di Rossella Letizia Mombelli
Estratto da Materia n. 36

Informazioni
Studio del colore
Rainer Wittenborn
Illuminazione Ulrike Brandi
Licht

Project management ing. Wolfgang Henning

Progetto membrana IF Joerg Tritthart, ing. Hartmut
Ayrle

Progetto antincendio Hosser, Hass &
Partner

Fondazioni Renk Horstmann
Renk

Sistemazioni esterne Dieter Kienast, Vogt
Partner

Produzione elementi in legno e acciaio
Merk-Holzbau
Altre aziende Panter Holzbau, Remmer
Holzwerkstaetten, Wiedmann Ingenieur - Holzleimbau, WTH, Skyspan, VDMA,
Landesforstverwaltung, Huber und Sohn, Jacob HMR, Metallwaren, Horst Kettler
Zimmerei, Kloepferholz, Kuehnlenz Holzbau, H. Wilhelm Lege Zimmermeister, Ulrich
Luebbert, Zimmerei Maderthoner, Hans-H. Matthias, Gerhard Panning

Vedi i dettagli costruttivi e tecnologici della
copertura

Vedi i dettagli
costruttivi e tecnologici delle fondamenta

Planimetria generale Prospetti