Le curve fotometriche

Nella scelta di un apparecchio illuminante hanno una grande importanza le curve fotometriche, che sono dei diagrammi polari dell'intensità luminosa, realizzati sia per le sole lampade sia per le stesse associate a un riflettore. In questo caso si immagina la lampada come un punto di partenza, posizionato al centro del diagramma, per la misura dell'intensità luminosa da 0º a 180º; la curva è poi riferita ai due assi ortogonali del corpo illuminante.

Lettura delle indicatrici (o curve) fotometriche
Immaginiamo che la luce prodotta da un apparecchio scaturisca da un punto, entità geometrica priva di dimensioni. Da questo punto, assunto come origine di una famiglia di semirette che si diramano nello spazio, si traccino tanti segmenti orientati (frecce o meglio "vettori"). La lunghezza di ciascun vettore rappresenta l'intensità I della luce emessa dall'apparecchio in quella direzione. Si inviluppino poi tutte le estremità dei vettori intensità in una superficie che, con ogni probabilità, sarà curva. Essa risulterà chiusa e definirà un solido, il "solido fotometrico". Sezionando tale corpo secondo dei piani C disposti a ventaglio, aventi in comune l'asse verticale passante per il centro ottico dell'apparecchio, otterremo su ciascun piano una linea (curva), "curva o indicatrice fotometrica" individuata dall'intersezione del piano con la superficie di inviluppo del solido fotometrico. Secondo una convenzione CIE (Commission Internationale de l'Eclairage) i piani sono indicati con il simbolo C seguito dalla quantità di gradi dell'angolo compreso tra il piano in oggetto e quello (C0) che taglia l'apparecchio in senso trasversale. L'angolo verticale g, infine, (l'angolo compreso tra l'asse verticale e la direzione dell'intensità) definisce quale vettore dell'intensità luminosa è diretto verso il punto da illuminare. Questo sistema di individuazione delle intensità è chiamato sistema C-g.
Solitamente sono rappresentate le indicatrici fotometriche relative a due piani C perpendicolari tra loro (C0 e C180). Le intensità contenute in altri piani C si ricavano da quelle date per interpolazione quadratica o cubica (se si desidera una maggiore accuratezza di calcolo).
Le indicatrici fotometriche sono generalmente disegnate su diagrammi polari oppure su diagrammi cartesiani. I primi risultano di elementare comprensione, rimandando per analogia formale all'emissione della luce da parte dell'apparecchio. I secondi presentano il vantaggio di agevolare il progettista nella lettura dei valori degli angoli e delle intensità raccolti sugli assi rispettivamente delle ascisse e delle ordinate.