La Double Villa Bukovac, progettata dallo studio njiric+ arhitekti sulle pendici verdi di Zagabria, nasce come un intervento residenziale che assume fin dall’inizio – raccontano i progettisti – una posizione critica nei confronti del Piano Regolatore Generale della città. Più che limitarsi a rispettare i parametri urbanistici relativi a densità edilizia, superficie costruibile, altezze e standard per il parcheggio, il progetto sceglie consapevolmente di metterli in discussione, proponendo un modello alternativo per l’abitare nelle colline della capitale croata. Laddove la normativa consentirebbe una superficie lorda di 600 m² per lotto, ciascuna delle due unità si attesta su 180 m², riducendo drasticamente l’impatto volumetrico e privilegiando una maggiore qualità dello spazio aperto. In questo modo la casa si configura come un vero e proprio caso studio che suggerisce una nuova forma di “decenza urbana”, fondata su volumi più contenuti, minore densità e lotti ampi, capaci di restituire centralità al paesaggio.
La scelta di ridurre la scala dell’intervento si accompagna a una trasformazione tipologica. In un contesto dove l’abitazione plurifamiliare è spesso organizzata per sovrapposizione verticale, con piani destinati a generazioni diverse, il progetto propone una distribuzione orizzontale della vita multigenerazionale. Le due abitazioni sono affiancate anziché sovrapposte, e lo spazio che le separa diventa un elemento attivo di relazione, un ambito condiviso che favorisce l’incontro senza compromettere l’autonomia dei singoli nuclei. Questo vuoto centrale assume un ruolo integrativo e rappresenta il cuore sociale dell’intervento.
Il carattere dell’edificio – candidato per i Mies EUawards – si fonda su una forte dualità. Verso la strada, un muro compatto definisce una soglia netta e protegge l’intimità domestica; la facciata nord-ovest si presenta chiusa e introversa, schermando l’interno dal rumore, dal vento e dagli sguardi. Sul lato opposto, invece, la casa si apre completamente verso il giardino e il panorama urbano, accogliendo la luce e instaurando un dialogo diretto con il verde e con la città sottostante. Questo contrasto tra protezione e apertura costruisce un equilibrio calibrato tra dimensione privata e paesaggio.
Il progetto si inserisce consapevolmente nella tradizione architettonica internazionale, richiamando riferimenti che appartengono alla memoria disciplinare. La simmetria e il rigore compositivo evocano la Villa Barbaro di Andrea Palladio; l’idea di uno spazio centrale unificante dialoga con la Eames House; il rapporto con la topografia e il ritmo classico delle facciate rimandano al campus dell’University of Virginia progettato da Thomas Jefferson. Anche le Case Study Houses californiane costituiscono un riferimento per l’attenzione alle tecniche costruttive leggere e per la relazione dinamica con il paesaggio e le viste panoramiche.
La distinzione tra basamento e piano superiore si traduce in una precisa scelta materica. Il piano terra, a contatto con il terreno, è realizzato in laterizio e comunica solidità e permanenza; il piano superiore, in dialogo con il cielo, appare più leggero e trasparente. Qui vengono utilizzati materiali non convenzionali, come reti metalliche ricavate da passerelle portacavi riutilizzate, che conferiscono alla facciata una qualità vibrante ed effimera, quasi smaterializzata. Il contrasto tra massa e leggerezza rafforza la lettura stratificata dell’edificio e ne sottolinea la tensione tra radicamento e apertura.
La sezione sfrutta la pendenza naturale del sito per articolare gli accessi e le funzioni: dalla strada si entra direttamente nel garage interrato, mentre il piano terra si apre senza soluzione di continuità verso il giardino. La doppia parete dell’atrio, collocata tra le due abitazioni, non è soltanto un elemento di separazione ma un dispositivo funzionale che ospita utensili, una cucina estiva e un’area barbecue, diventando fulcro delle riunioni familiari. Anche il garage assume un carattere ibrido, trasformandosi all’occorrenza in spazio per feste o in luogo espositivo per opere di grande formato illuminate da lightbox e pannelli metallici, ampliando così le possibilità d’uso dell’abitazione.
Dal punto di vista energetico, la casa si comporta come un padiglione solare, riducendo al minimo i consumi invernali grazie all’apporto passivo della radiazione solare e regolando in estate l’irraggiamento attraverso sistemi di schermatura come tende retrattili. L’insieme delle scelte progettuali restituisce un’architettura misurata e consapevole, capace di proporre un nuovo modello abitativo per le colline di Zagabria, in cui la riduzione della densità, la qualità spaziale e la relazione con il paesaggio diventano strumenti per ridefinire il rapporto tra casa, città e natura.
Scheda progetto
Lead Architects: Hrvoje Njirić, Iskra Filipović
Project Team: Ana Miše, Noel Bucul, Marko Gusić, Domagoj Mlinarić, Irma Šmuc, Ljiljana Besednik, Mirna Udovičić
Photographers: Bosnic+Dorotic bosnicdorotic.com/ instagram.com/bosnicdorotic/), Danijel Krznarić, Jure Živković (instagram.com/jure_zi/)
Collaborators:
Structural Engineering – M Plan
Water and Sewerage – HIT Projekt
Electrical Engineering – Elektroplan
Mechanical Services (HVAC) – Ekspertterm
Gas Instalaltion – Mipos
Building Physics – Mateo Biluš, dipl. ing. arch.
Geodetics – Geooperativa
Main Contractor: Slija
Suppliers and Brands: Caparol, Špina, Green Box, Votex, Teh–gradnja, ARP, ACO, Galeković, Marlex, Ervojić, Proalarm, Sika, Beton Lučko, Ferolignum, Spona, Kemenović, Terra Sol, Remeha BV, Oberndorfer, Cro Stone, Regal-Mont, Rasvjeta Ribarić, Knauf Insulation, Agroflora, AS Floor, Themelia, Hella





