Il progetto di rigenerazione dell’ex Cartiera Burgo a Lama di Reno, curato dal team multidisciplinare composto da Baustudio, March’ingegno e Studio Tracce, rappresenta uno degli interventi più significativi dell'Appennino Bolognese degli ultimi anni, capace di trasformare un sito industriale di oltre 28.000 metri quadrati in un nuovo cuore pulsante per la comunità, facendone memoria.
L'operazione, sostenuta da un quadro economico di 10 milioni di euro che vedrà il suo completamento nel corso del 2026, non si limita a un semplice intervento edilizio, ma ridefinisce questo luogo come un nodo strategico della mobilità sostenibile, agendo da cerniera tra la stazione ferroviaria, il fiume Reno, il centro abitato di Lama di Reno, la Ciclovia del Sole e il Parco Storico di Monte Sole.
La visione architettonica si fonda sulla permeabilità. La superficie introversa e privata tipica delle attività produttive viene colonizzata da nuove attività strategiche e attraversata da percorsi e flussi a scala locale e sovralocale. Si compie così una vera e propria rivoluzione: un sistema di piazze coperte di circa 3.000 metri quadrati attraversa l'intero complesso, mentre tagli strategici nei fronti e un affaccio rinaturalizzato verso est riconnettono gli spazi al paesaggio circostante, urbano e naturale. Nel disegno unitario, il "podio" coperto viene preservato come elemento pubblico di mediazione tra interno ed esterno, capace di ospitare eventi, mercati e spettacoli.

All’interno, l’ex cartiera accoglie un ecosistema funzionale ibrido e versatile. In quasi 4.000 metri quadrati, prendono forma spazi dedicati a start-up e coworking, un auditorium per congressi, una velostazione, un polo museale che valorizza la storia del sito attorno all'iconico serbatoio dell'acqua - ben visibile e riconoscibile da lontano - e ampi spazi polifunzionali lasciati appositamente liberi e disponibili per nuove funzioni future. L’accoglienza del nuovo polo è garantita da una struttura di residenze ibride, un ostello con 8 camere di differenti dimensioni collegato a spazi comuni e a una attività commerciale di bar/ristorazione che si propone di interagire e animare gli ambienti della struttura.
La visione architettonica si fonda sul rispetto profondo della materia esistente. La nuova distribuzione delle funzioni è stata infatti letteralmente costruita attorno alle tracce del passato, preservando e integrando con cura le pavimentazioni storiche, gli elementi impiantistici originali, la segnaletica d'epoca, i vecchi infissi recuperati. I basamenti dei macchinari, le cisterne e i serbatoi che un tempo servivano alla produzione della carta, assieme ai fori nei solai da cui passava la precedente catena produttiva, restano presenti ancora oggi in una archeologia industriale rivolta al futuro.

L'anima ecologica dell'intervento si manifesta in una strategia di sostenibilità integrata, ottimizzando le prestazioni energetiche in base all'uso effettivo degli spazi per ridurre drasticamente l'impatto ambientale complessivo. Questo approccio si traduce nell'impiego di impianti meccanici ed elettrici di ultima generazione, alimentati prevalentemente da fonti rinnovabili grazie all'integrazione di estese superfici fotovoltaiche sulle ampie coperture industriali e all'utilizzo di pompe di calore ad alta efficienza per la climatizzazione e la produzione di acqua calda sanitaria.
La sostenibilità si estende oltre l'involucro edilizio investendo nella gestione del ciclo dell'acqua e nella rigenerazione del suolo, attraverso la de-impermeabilizzazione e il riuso degli inerti derivanti dalle demolizioni controllate per la creazione di nuove aree verdi e aiuole. L’acqua delle precipitazioni dalle coperture viene recuperata e immagazzinata nelle vecchie cisterne che ospitavano la cellulosa necessaria per la produzione della carta, e viene usata per l’irrigazione delle nuove superfici verdi e della vegetazione prevista nelle aiuole interne al fabbricato.

L'integrazione di soluzioni basate sulla natura, come la messa a dimora di nuove alberature e la creazione di zone d'ombra naturali, contribuisce alla mitigazione dell'effetto isola di calore e alla gestione del microclima urbano, trasformando l'efficienza energetica in una componente fondamentale della nuova identità del complesso, capace di far convivere l'imponenza delle strutture storiche con le più avanzate istanze di tutela ambientale ricucendo al contempo un corridoio ecologico che dal fiume Reno arriva a Monte Sole.
Un elemento distintivo del recupero è la conservazione delle opere murali realizzate nel corso degli anni della dismissione grazie soprattutto all’esperienza di Pennelli Ribelli. Artisti di fama internazionale hanno trasformato nel corso del tempo le superfici industriali in una vera e propria galleria d’arte urbana capace di far dialogare il vissuto del luogo con i linguaggi contemporanei. Nel corso del cantiere nuove opere hanno ulteriormente arricchito gli spazi della cartiera e il gruppo di progettazione ha saputo coordinare soggetti e realtà del territorio per rendere sempre più unico e iconico questo luogo aperto alla comunità, si pensi alle nuove opere degli artisti Alek O e di Flavio Favelli.

L’approccio dei tre studi bolognesi si distingue anche per aver trasformato il cantiere stesso in un’azione partecipata, aprendo le porte alla cittadinanza durante i ventotto mesi di lavoro e ospitando eventi di divulgazione che hanno reso la trasformazione spaziale un’esperienza sociale, come durante Art City e Cantieri Sonori. I “cantieri aperti” hanno innescato un dialogo profondo tra le generazioni: mentre i visitatori osservavano l'avanzamento tecnico delle opere, gli ex lavoratori della Cartiera hanno condiviso i propri ricordi, agendo come testimoni e custodi della memoria e colmando il vuoto temporale tra la chiusura del sito e la sua nuova destinazione d'uso.
L’ex cartiera è un luogo in continuo divenire. Sono infatti previsti ulteriori interventi di trasformazione che saranno attuati nei prossimi mesi: l’implementazione del museo nella torre dell’acqua, il collegamento ciclabile con la Ciclovia del Sole e il nuovo parcheggio, il punto di raccolta della protezione civile, la residenza protetta, la stazione di posta e il nuovo parco lungofiume.

Non resta che attendere il completamento di tutti i progetti e accogliere il nuovo gestore, che sta per essere scelto mediante procedura pubblica, per poter usufruire di questo rinato spazio di valore per il territorio e la comunità.





