La riqualificazione di Piazza Libertà a Lissone di Studio Moscatelli e Studio Arosio, completata alla fine del 2024, è esito di un concorso (giuria: Luca Molinari, Luca Tamini, Paola Taglietti, Marco Ballarè, Cristina Minà, RUP Dirk Cherchi) seguito da una fase partecipativa bandito dal Comune di Lissone nel 2019.
L’intervento mira a valorizzare le specificità culturali della città attraverso una rilettura di tre espressioni del suo patrimonio storico: esistente, scomparso e intangibile. Del primo vengono considerate le permanenze notevoli come la Casa del Fascio (1938-1940) di Giuseppe Terragni e Antonio Carminati, Villa Magatti e Villa Mussi, del secondo gli elementi non più esistenti – come la fontana circolare degli anni Trenta, ricollocata in Piazza IV Novembre nel 2006, e la Chiesa di San Pietro, demolita nel 1933 –, e del terzo il sistema legno-arredo-design, che connota la città dal punto di vista culturale ed economico.
La strategia progettuale si propone di articolare lo spazio aperto in cinque ambiti distinti ma interconnessi, ciascuno con funzioni specifiche: il salotto urbano, cuore conviviale della piazza, definito da una pergola, da una fontana e da una sequenza di fioriere; l’area polifunzionale dedicata ad attività culturali e sportive; il parco ludico-didattico, attrezzato con tre isole gioco differenziate per età e con la presenza simbolica ed educativa di cinque nuovi «alberi didattici» raccontati attraverso una segnaletica dedicata; la piazza dei giochi e della lettura, dotata di sedute e tavoli per stimolare l’interazione e il tempo libero; il giardino di Villa Magatti, con una nuova pavimentazione, superfici verdi e ulteriori sedute.
Su questi cinque luoghi si sviluppano cinque layer trasversali, concepiti secondo un linguaggio comune che unisce i diversi luoghi della piazza: gli arredi, dalle sedute modulari alle fioriere in corten e legno, che raccontano la tradizione artigianale lissonese, con un richiamo all’incastro a «coda di rondine»; il verde, selezionato in base alle variazioni stagionali e costituito da fiori, arbusti, rampicanti e nuovi alberi (il filare su Piazza Libertà e i cinque «alberi didattici» in Parco De Capitani); la luce, che garantisce sicurezza e valorizza architetture e dettagli, da una parte trasformando la piazza in un luogo fruibile nelle ore notturne e dall’altra valorizzando alcuni elementi significativi come la facciata della ex Casa del Fascio; l’acqua, pensata come sperimentazione geometrica su tre forme – punto, linea e superficie – che si materializza nei getti d’acqua dell’area polifunzionale, nella canalina a raso antistante a Villa Mussi e nella fontana, per migliorare il comfort sensoriale complessivo; la segnaletica, costituita da totem e pannelli che guidano i visitatori in un viaggio tra i monumenti del centro, tra le caratteristiche botaniche e simboliche degli alberi più utilizzati nella produzione del mobile e nella storia del sistema legno-arredo-design.
Due elementi emblematici che sintetizzano l’approccio progettuale sono la pergola e la fontana. La prima è costituita da una struttura in corten che evidenzia la differenza tra nuovo ed esistente e da una griglia geometrica che richiama, con gli assi orizzontali e verticali complanari e dello stesso spessore, i caratteri fondamentali del «reticolo» razionalista. La seconda, plasmata nel granito a partire da un rettangolo aureo, richiama invece quelle proporzioni dinamiche che Terragni ha spesso impiegato nei suoi edifici, dal Danteum di Roma alla stessa Casa del Fascio di Lissone. L’incisione sulla pavimentazione tra i due manufatti riprende infine la sagoma della scomparsa Chiesa di San Pietro.
RICERCA DI EQUILIBRIO
Molto spesso nella città contemporanea è possibile osservare come il progetto dello spazio pubblico sia ridotto al semplice posizionamento di arredi scelti frettolosamente da un catalogo, con elementi privi di relazioni reciproche e, ancora più importante, di un legame con il contesto nel quale sono collocati. L’intervento di Piazza Libertà si pone in termini operativi e metodologici come una forma di resistenza a questa deriva, cercando una condizione di equilibrio rispetto a tre dualismi della cultura progettuale.
Il primo è quello tra omogeneità e specificità. Da una parte l’intervento prende infatti vita dalla definizione di un abaco di elementi – i layer acqua, verde, arredo, luce e segnaletica – uguali in tutti gli spazi pubblici del centro storico, conferendo loro una maggiore omogeneità dal punto di vista percettivo. Dall’altra parte introduce invece, per ciascuna delle cinque aree che lo compongono – il salotto urbano, l’area polifunzionale, il parco ludico-didattico, la piazza dei giochi e della lettura e il giardino di Villa Magatti – alcune variazioni che, a partire dalla vocazione funzionale, dall’assetto morfologico e dalla valenza storica di ciascuna area, ne considerano le specifiche problematiche e potenzialità.
Il secondo dualismo è tra dimensione umana e dimensione urbana. Il rapporto con la città si sviluppa nella definizione di luoghi e manufatti dimensionalmente e funzionalmente coerenti con le scale e gli usi dello spazio aperto. La pergola crea una separazione tra la piazza della ex Casa del Fascio e quella di Villa Mussi. Il filare di alberi evidenzia la distinzione tra il percorso di transito per le auto e la piazza dedicata ai pedoni. Il nuovo bordo verde su via Paradiso conduce lo sguardo da via Garibaldi alla facciata sud della ex Casa del Fascio. Quello con la dimensione umana si concretizza invece nello studio di luoghi di aggregazione più attrattivi e confortevoli, nella creazione di zone ombreggiate e attrezzate e di un sistema di arredi come giochi da esterni, tavole e pannelli informativi che incentivano la sosta e l’interazione sociale.
Il terzo è tra esigenze contemporanee e recupero della memoria. Oltre alla ricerca sull’incremento del comfort e dell’attrattività, il progetto cerca anche di mettere in luce il patrimonio storico a partire da sue tre fondamentali espressioni.
Quello esistente è costituito innanzitutto dalla ex Casa del Fascio, grazie alla creazione di una pergola da cui poterne apprezzare la facciata, e indiretto rielaborando alcuni temi del Razionalismo come il reticolo per la configurazione della pergola – costituita da assi complanari e unificati nello spessore – e il rettangolo aureo per la sagoma della fontana. Mentre per le Ville Mussi e Magatti viene studiato una nuova soglia, per le altre emergenze i totem della segnaletica monumentale offrono un racconto per immagini storiche che permettono di configurare un viaggio che è idealmente sia nello spazio che nel tempo.
Quello scomparso è composto invece dalla fontana ricollocata nel 2006 in Piazza IV Novembre, oggi idealmente restituita ai cittadini grazie all’inserimento di una nuova vasca d’acqua al centro del salotto urbano, e dalla Chiesa di San Pietro, demolita nel 1933, la cui sagoma riemerge in un’incisione nella pavimentazione tra la fontana e la pergola.
Quello intangibile riguarda infine il sistema legno-arredo-design, che viene raccontato attraverso un pannello lungo 12 metri che racconta i prodotti, i designer e le aziende che hanno reso Lissone la «città del mobile».
In questa condizione di equilibrio tra omogeneità e specificità, dimensione umana e dimensione urbana, esigenze contemporanee e valorizzazione della memoria, il progetto di Piazza Libertà restituisce al centro di Lissone una nuova centralità, intendendola non solo come uno spazio fisico ma come un luogo identitario condiviso capace di accompagnare la vita della comunità, pensando alle esigenze del presente senza dimenticare le forme e i significati del passato.
SCHEDA PROGETTO
Committente: Comune di Lissone
Superficie: 10.380 mq (Piazza Libertà + Parco De Capitani)
Cronologia: 2019 (Concorso nazionale. Giuria: Luca Molinari, Luca Tamini, Paola Taglietti, Marco Ballarè, Cristina Minà. RUP: Dirk Cherchi)
2020-2021 (Progetto definitivo ed esecutivo)
2021-2024 (Realizzazione)
Progetto architettonico: Studio Moscatelli (Matteo Moscatelli, Stefano Moscatelli, Alessio Brambilla), Studio Arosio (Giorgio Arosio, Barbara Cavalieri)
Progetto strutturale: Colombo Engineering (Gian Michele Colombo, Valeria Colombo)
Progetto impiantistico: Trezzi Studio Tecnico (impianto idraulico), RM Studio (impianto elettrico)
Consulente illuminotecnico: Studio Ronchetti
Coordinamento sicurezza: Giuseppe Zappa
Impresa e fornitori: Baronchelli Costruzioni Generali SRL (General contractor);
Platek (illuminazione), Legnolandia (giochi da esterni), Metalco (arredi da esterni),
Otis (ascensori), Consorzio Stupino Cavallo (corten)
Fotografie: Marco Introini





