In Iran, a Eshtehard, nell’area industriale di Omid Alborz, a sud di Karaj e ai margini del paesaggio desertico della provincia di Alborz, Davood Boroojeni Office ha progettato il Process Department of Shamim Polymer Factory, edificio produttivo destinato ai processi industriali dell’azienda Shamim Polymer. Realizzato su un lotto di 3,850 m² e completato nel 2024, il progetto affronta il tema della fabbrica non come semplice contenitore tecnico, ma come luogo di lavoro complesso, in cui ottimizzazione produttiva, qualità spaziale e attenzione agli utenti diventano parte della stessa strategia architettonica.
L’edificio, di circa 2,200 m², è composto da due volumi accostati e asimmetrici. La loro geometria nasce dal tentativo di tradurre in forma architettonica il principio di ottimizzazione proprio del processo produttivo dei polimeri: non una forma astratta, quindi, ma una figura costruita a partire dall’idea di trasformazione, assemblaggio e adattamento. In questo senso, l’intervento prosegue una ricerca già avviata da Davood Boroojeni Office sul tema dell’architettura industriale in Iran, in cui la fabbrica è interpretata come un organismo capace di incorporare relazioni sociali, materiali locali e comportamenti ambientali.

L’involucro è definito dall’uso di lamiere di ferro grezzo e ossidato, impiegate come rivestimento di pareti e coperture, mentre alcune murature sono costruite con blocchi cementizi prodotti in stabilimenti vicini, entro un raggio di circa 15 km. La scelta non risponde soltanto a un criterio di riduzione dei trasporti, ma introduce nell’edificio una continuità con l’economia produttiva del luogo: materiali ordinari, appartenenti al paesaggio industriale circostante, vengono ricomposti in un’immagine architettonica riconoscibile, severa e insieme mutevole, perché il metallo esposto modifica progressivamente colore e presenza nel tempo.
L’aspetto più interessante dell’intervento è però il modo in cui la dimensione tecnica si intreccia con quella quotidiana. Il processo di progettazione ha coinvolto i lavoratori della fabbrica, considerati dai progettisti i principali utenti dello spazio. Le loro esigenze, abitudini e richieste hanno orientato alcune scelte funzionali e spaziali: aree di pausa, luoghi per fumatori collocati sui lati est e ovest, spazi verdi trasparenti e zone di mediazione tra produzione e tempo informale. Anche il pollaio inserito sul lato più rumoroso nasce da una proposta emersa durante il cantiere, trasformandosi in un dispositivo inatteso che introduce vita, cura e un’immagine quasi domestica dentro un ambiente industriale.

Questa attenzione agli utenti produce una lettura meno standardizzata del luogo di lavoro. La fabbrica non è ridotta alla sola efficienza della linea produttiva, ma diventa una “seconda casa” in cui comfort, riconoscimento e dignità del lavoro trovano una traduzione spaziale. Le pareti, con aperture, soglie e dispositivi di affaccio, costruiscono una narrazione aperta: il recinto industriale non è chiuso in modo definitivo, ma attraversato da episodi, finestre, vuoti e viste che mettono in relazione interno ed esterno, produzione e paesaggio, attività tecnica e presenza umana.
Dal punto di vista ambientale, il progetto integra strategie passive e gestione delle risorse. Le due zone cuscinetto sui lati est e ovest favoriscono la ventilazione naturale dell’area produttiva, mentre pareti e copertura lavorano con una camera d’aria ventilata che contribuisce all’isolamento dell’edificio, riducendo il fabbisogno energetico. Il terreno derivante dagli scavi, pari a circa 1,000 m³, è stato recuperato e riutilizzato in sito, anche per la formazione della topografia esterna, mentre un serbatoio da 25,000 l raccoglie l’acqua piovana per l’irrigazione delle aree verdi.
Il tema della sostenibilità è inoltre ricondotto a un quadro più ampio di responsabilità produttiva. Il dossier di progetto riporta una strategia impostata sul protocollo LEED v4 BD+C Core and Shell, con un obiettivo di 72 punti, corrispondente alla fascia Gold se confermato in fase di certificazione. Più che affidarsi a un’unica soluzione performativa, l’edificio combina materiali locali, riduzione degli scarti, ventilazione, raccolta dell’acqua e qualità ambientale interna, mostrando come anche un edificio industriale possa diventare terreno di sperimentazione per un approccio integrato alla sostenibilità.

Scheda progetto
Architects: Davood Boroojeni Office
Lead architect: Davood Boroojeni
Client: Shamim Polymer Co.
Area: 3,850 m² lotto; circa 2,200 m² edificio
Year: 2024
Work period: 2022-2024
Photographs: Deed Studio
Design team: Iman Enayati, Paola Quarta, Ronak Roshan Gilvae, Alireza Elmieh, Amirmohammad Amel
Civil engineer: Bardia Khafaf
Mechanical engineers: Hamidreza Nikzad, Mohsen Jafari
Electrical engineer: Amir Salamat
Construction team: Mohsen Nikzad, Erfan Nikzad, Iman Iadolahi