premio – Al villaggio di Taneka Beri, nella regione dell'Atakora - Benin, è dedicata la campagna culturale 2011 della XXII edizione del Premio internazionale Carlo Scarpa per il Giardino.

Il Premio apre come tutti gli anni una campagna di attenzioni su un luogo che contenga patrimoni di memoria e natura di particolare densità e si presenti come significativo per la ricerca scientifica e la sperimentazione di metodi e strumenti per la conoscenza e il buon governo dei beni culturali. Questa edizione ha portato la Giuria a una scelta inconsueta, lontana da tutti i temi affrontati in precedenza: un villaggio dell'Africa occidentale subsahariana. Un luogo, la sua forma e la sua vita, la comunità Tangba che ne è responsabile, il suo patrimonio di idee e di cose, il senso del tempo e dello spazio, la custodia della memoria, la trasmissione di conoscenze, di arti e di mestieri, il governo dei beni comuni e le cure della casa, il concetto di natura e le figure del sacro.

Il villaggio del nordovest del Benin, è posto sulle colline Taneka, propaggini meridionali del massiccio dell'Atakora, snodo cruciale della storia delle popolazioni della regione, spartiacque tra i bacini del Volta, del Niger e dell'Ouémé, il fiume che percorre il paese da nord a sud fino al Golfo di Guinea. Fa parte di un insieme di villaggi che hanno origine nel XVIII secolo come rifugi dai razziatori di schiavi provenienti dal sud; il suo toponimo oscilla tra lo storico Seseirhà ("le case sovrapposte"), e il più recente Taneka Beri ("grande taneka"). È articolato in quattro parti identificate con altrettanti toponimi - Satyekà, Tyaklerò, Galorhà, Pendolou -, ognuna delle quali è costituita da molteplici nuclei abitati da famiglie allargate.

Ogni nucleo è composto da un migliaio di piccoli manufatti, stanze, granai, costruzioni di uso diverso, per lo più a pianta circolare e a tetto conico, con un diametro oscillante da due a tre metri, aggregati in piccoli insiemi (diecina, dozzina) intorno a uno spazio aperto, un cortile multifunzionale. Ognuno di questi piccoli insiemi dà forma a un'unità abitativa nella quale vive una famiglia allargata.

Le unità abitative sono a loro volta variamente addensate in quattro parti riconoscibili nelle quali si articola il villaggio. Denominate quartieri in età coloniale, sono in realtà entità insediative significativamente autonome fino a disporre di una propria autorità politica (sawa) e di propri sapienti-ierofanti-specialisti rituali. E sono proprio i luoghi del sacro, gli altari, le sepolture, gli spazi di danza rituale a segnare, con le onnipresenti pietre e i grandi alberi, l'articolazione del territorio occupato dal villaggio. Su una popolazione complessiva dei Tangba (Taneka) stimata intorno ai trentamila individui, la comunità che vive stabilmente a Taneka Beri non supera le trecento persone, che nei dati ufficiali risultano però oltre novemila, poiché tutti coloro che lavorano e sono domiciliati altrove, in città o in campagna, dichiarano la loro appartenenza al villaggio e vi ritornano in tutte le occasioni importanti e le cerimonie collettive. Questo senso di appartenenza è il risultato di un processo di lunga durata nel corso del quale si è costruita, per via pacifica, una comunità multietnica e plurilinguistica, con una articolata organizzazione dei rapporti interpersonali e intergenerazionali, fondata su un profondo e libero legame con la propria terra e la propria memoria. Le quattro entità costitutive del villaggio sono disposte da nord a sud in sequenza lungo una linea leggermente arcuata per una lunghezza complessiva di circa ottocento metri e una larghezza media di circa duecento; ma la superficie considerata “dentro” al villaggio è assai più ampia ed è conterminata, fin dal XVIII secolo, da un piccolo muro di difesa dai razziatori di schiavi provenienti dal sud. Il villaggio fa parte di una costellazione di insediamenti che all'origine avevano carattere di rifugio, posti a un'altitudine di circa seicento metri s.l.m., in una formazione collinare elevata rispetto al territorio circostante, alla quale si sale da oriente dolcemente per circa quattro chilometri, muovendo dal centro comunale di Copargo, alla quota di circa cinquecento metri s.l.m.; mentre da occidente, provenendo da Taneka Koko (Dur) si incontra, disposta da nord-est a sud-ovest, la costa erta di una delle propaggini meridionali del massiccio dell'Atakora, un sistema orografico a circa cinquecento chilometri a nord della costa del Golfo di Guinea; massiccio dal quale le acque defluiscono a nord-est verso il Niger, a ovest verso il bacino del Volta, a sud nel fiume Ouémé, che nasce proprio tra Copargo e Taneka Beri e il cui bacino costituisce gran parte del territorio dell'attuale Repubblica del Benin.

Un antropologo italiano, Marco Aime, ha guidato in questo mundus alter un'incursione sperimentale di un gruppo di esperti europei di paesaggio nel tentativo di raccoglierne segni e intercettarne significati, attraverso l'inevitabile e consapevole filtro degli attrezzi conoscitivi e percettivi del nostro mondo. Le indagini condotte hanno quindi trovato un momento di sintesi tra le conoscenze già acquisite sul campo in ambito antropologico e un approccio paesaggistico in grado di rendere non solo i caratteri di spazialità che ci sono più consueti ma anche la complessità relazionale che trova in un diverso rapporto spazio tempo la sua tipicità. L'impegno è stato quello di dar conto degli interrogativi che un microcosmo così lontano continua a porre alla nostra cultura e alla nostra mentalità, luogo che si è svelato possibile paradigma di sviluppo sostenibile, da cui trarre suggestioni importanti per il futuro, piuttosto che restare ancorati alle consuete certezze di un Occidente esportatore di civiltà e progresso. I modi dell'insediarsi in rapporto simbiotico con la natura, l'invenzione della libertà e di una struttura particolare della società hanno consolidato un comune senso di appartenenza che non è esclusione, ma senso di comunità coesa e stabile, mediato attraverso figure carismatiche che garantiscono il senso di appartenenza alla terra, senza creare forme di rifiuto integralista verso gli stimoli provenienti dalle altre culture.

La campagna culturale è iniziata a Milano con la conferenza stampa del 29 marzo 2011 e trova il suo apice a Treviso nelle giornate di venerdì 13 e di sabato 14 maggio prossimo, in un incontro con la delegazione beninese, nella pubblicazione del dossier dedicato al luogo designato. La campagna proseguirà poi nel corso del 2011 con altre iniziative di approfondimento e divulgazione, rivolte anche al mondo della scuola.







Calendario

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Saggio

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