Testo di Davide Cattaneo

Ampliamento e rimodellamento di una casa bifamiliare a Pozzo Vetere
Testo di Davide Cattaneo

Luogo: Caserta
Progettista:
Arch.Beniamino Servino
Project Team: Barbara Cimino,
Giovanni Ambrosio, Angelica Di Virgilio, Andrea Piccirillo, Antonio Buonocore,
Giuseppe Corcione
Direzione lavori: Beniamino
Servino
Progetto strutture: Enrico Farina, Arcangelo
Purgato
Impianti: Enrico Farina
Impresa di
costruzione
: lavori in economia
Tempi progetto:
1999-2000
Tempi di realizzazione:
2000-2007
Superficie del lotto: 1000
mq
Superficie Coperta edificio: 220 mq
Volume
costruito
: 1850 mc

Vedi la SCHEDA
ARCHITETTO

Il contesto casertano

Pozzovetere è un piccolo borgo, contiguo a Casertavecchia, a qualche
chilometro dal centro storico di Caserta. La casa unifamiliare preesistente,
oggetto dell'intervento di ampliamento, è collocata in un territorio interessato
da una lottizzazione degli inizi degli anni '80, che ha prodotto una serie di
case isolate su lotti di piccole dimensioni, lasciando ben poche tracce
dell'edificazione a cortina che caratterizzava il borgo.
Un luogo ambiguo,
tra città e campagna, tra costruito e naturale, ben conosciuto dal progettista
(Servino è nato a San Giuseppe Vesuviano e ha realizzato un gran numero di
interventi nel casertano) che più volte ha indagato le caratteristiche di un
tessuto urbano da troppo tempo cresciuto senza regole e strategie
collettive.
L'intervento di Beniamino Servino, che ha utilizzato al massimo
le possibilità urbanistiche del lotto, consiste nella trasformazione
dell'edificio in una casa bifamiliare.
Il tema, già altre volte affrontato,
del rimodellamento di un edificio preesistente di recente costruzione, diventa
terreno fertile per una coerente azione di rinnovamento culturale che trae i
propri spunti critici da una contemporaneità in grado di riflettere valori e
caratteri identitari.
L'intento progettuale di Servino si traduce in un
volume compatto e coerente con le forme sobrie dell'edilizia locale;
un'intervento rigoroso e attento nel solco di un percorso progettuale che
sottolinea  l'importanza della storia interpretata come sviluppo di una
specifica cultura regionale.

Materia e verità

Attenzione alle caratteristiche e all'identità del luogo, sapienza antica
nell'utilizzo delle tecniche del costruire che danno forma alla materia: due
linee guida che definiscono tutto il percorso progettuale di Servino,
dall'impostazione planimetrica e dall'analisi delle preesistenze, fino alla
definizione dei dettagli e delle finiture. I riferimenti culturali e
iconografici di Servino sono i casolari abbandonati nelle campagne del casertano
e i muri sbrecciati, stratificati e carichi di memorie: segni elementari e
minimi, che marcano cambiamenti invisibili. È un percorso progettuale incentrato
sulla riduzione delle soluzione spaziali e tipologiche  per concentrare
l'attenzione sulla consistenza materica delle superfici che prendono forma dalla
sincerità della materia e dall'uso coerente dei materiali. Pochi e semplici
dettagli, calibrati elementi che rimandano a scomodi interrogativi sul ruolo del
disegno e della forma in architettura oggi.
Nel complesso la residenza
trasmette un'immagine forte di solidità e sicurezza, ottenuta attraverso il
rigore e la sobrietà di un volume compatto ma non imponente, ben definito ma
allo stesso tempo vivo e vibrante, un guscio dove proteggere e preservare il
prezioso senso archetipico dell'abitare.
Nell'impostazione dell'impianto è
stato conservato un vecchio albero di noce, simbolo di una forza antica che
legittima le scelte progettuali, ma anche un certo atteggiamento di riservatezza
e di introspezione che si avverte osservando l'edificio. Il muro di confine
dalla finitura grezza del "non finito", sembra un baluardo costruito in tutta
fretta, ma diventa allo stesso tempo trama casuale che si valorizza nel
confronto con la texture delle pareti. Il tema della superficie grezza è infatti
riproposto anche in alcuni dei vani delle aperture, quasi a rimarcare il
confronto tra un materiale nuovo, il cemento, e uno antico, il tufo. Sono muri
carichi di storia, descritta e resa esplicita dalla filigrana sottile propria
della porosità del tufo.
Planimetricamente l'edificio è un rettangolo
perfetto. La copertura del volume a due falde è realizzata con pannelli
Riverclack in alluminio naturale; segue il profilo del fabbricato senza sporgere
dalle pareti per disegnare, nei prospetti corti, una linea perfetta tra terra e
cielo, tra gravità e leggerezza.
Il ritmo irregolare delle aperture crea un
movimento della facciata controllato attraverso sfalsamenti di piano. Aperture
profonde solcano la superficie muraria, serramenti nascosti in alluminio
naturale silver delineano la sagoma delle finestre, collocate sul filo interno
della muratura, quasi a nascondersi, a creare una zona d'ombra che ripara e
protegge e allo stesso tempo esprime consistenza materica e profondità
dell'involucro.
Verità stilistica e conoscenza dei materiali permettono una
molteplice lettura delle trame disegnate dalla texture rugosa del tufo giallo
campano, nelle sue diverse tonalità, e giustificano l'impiego dei blocchi,
rifilati sulle sei facce, senza malta nei giunti orizzontali e
verticali.
All'interno di un ordine complessivo dettato dalle dimensione
dell'unità minima dei blocchi di tufo vengono evidenziate le tracce orizzontali
dei corsi che aiutano a leggere il prospetto in senso longitudinale a misurare
gli spazi, il ritmo e gli intervalli dei fronti.
Riquadri e variazione
dimensionali, disegno delle aperture, segni metallici leggeri ma decisi come le
partizioni dei serramenti o i pluviali definiscono i prospetti, segnano gli
intervalli, i rapporti dimensionali. Materiali naturali utilizzati in modo
sincero che non snaturano la loro vera identità, tracce indelebili di un luogo
ricco di storia: oltre al rivestimento dei fronti ecco la pavimentazione in
pietra lavica, ma anche in marmo rosso francese o verde alpi.
Una ricerca
della verità che nasce dalla conoscenza dell'identità delle cose, al di là di
ogni sterile istanza estetica, al di là di ogni ossessiva  ricerca
tecnologica.

Il progetto ha ottenuto il Premio Internazionale Architetture di Pietra 2007,
concorso giunto alla decima edizione promosso da Veronafiere nell'ambito delle
manifestazioni scientifico-culturali del 42° Marmomacc

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