Un progetto lungo dieci anni
Intervista con Gilberto Botti
 
A cura di Giovanni Leoni

Come è iniziata la storia della trasformazione di questo edificio?
Nel 1996, a Monaco, erano in discussione due importanti interventi di riqualificazione e valorizzazione commerciale che, complessivamente, avrebbero riguardato quasi un quarto del centro storico. La committenza era costituita da istituti bancari che, nell'intento di garantire alla città un'alta qualità architettonica, invitarono Karljosef Schattner a coordinare l'assegnazione degli incarichi. Naturalmente anche la Municipalità era coinvolta e tutto il processo di progettazione prima, di realizzazione poi, è stato seguito dagli uffici per la tutela dei beni architettonici.  La Hipo-Bank era soggetto promotore nel recupero del grande isolato fra la Theatiner Strasse e la Kardinal Faulhaber-Strasse su cui sono poi intervenuti anche Herzog & De Meuron con il progetto della galleria commerciale "5 Höfe". La Vereinbank commissionava invece il recupero dell'isolato che affaccia su Salvatorstrasse. Di tale intervento, dopo una selezione a invito fra dieci studi, per la maggior parte tedeschi, ottenemmo l'incarico Guido Canali ed io. I due istituti bancari, uno dei quali aveva ampiamente investito nella ex Germania orientale subendone una grave crisi, si erano in seguito fusi, nel 1998, dando vita alla HypoVereinsbank, istituto con una posizione rilevante in ambito nazionale.
I lunghi tempi di progettazione sono stati determinati anche dal fatto che, inizialmente, l'edificio di Salvatorstrasse doveva essere la sede del consiglio di amministrazione, poi si è ipotizzato uno spostamento a Francoforte, infine, dopo alterne vicende, si è tornati al programma iniziale. L'edificio ospita infatti gli uffici di rappresentanza dei massimi quadri dirigenti della banca.

Quali erano gli aspetti rilevanti dell'edificio oggetto del vostro intervento?
L'edificio, progettato da Albert Schmid alla fine dell'Ottocento e ampliato dallo stesso una decina d'anni dopo la costruzione, si trova in prossimità delle antiche mura cittadine accanto a un palazzo tardobarocco che ha avuto una sua rilevanza nel nostro progetto. Il carattere architettonico generale intendeva dare rappresentazione dell'istituzione bancaria, figura all'epoca non ancora presente in città. L'impianto planimetrico era caratterizzato da due corti, una minore e una maggiore, partizione tuttavia non visibile dall'esterno in quanto una facciata continua attribuiva all'edificio aspetto unitario. Una incoerenza che si avvertiva e si avverte entrando dall'ingresso angolare, attraversando la corte minore, che ha la forma di un esagono irregolare, e proseguendo sull'asse dell'ingresso fino alla opposta scala angolare a ferro di cavallo. Entrambe le corti, impostate sul piano ammezzato, erano coperte alla quota del primo piano, ovvero a circa 5 metri, da un velario in vetro; ospitavano sale di sportelli e spazi di rappresentanza ed erano, in origine, riccamente arredate, con fontane e decori. Vi era dunque una facciata monumentale esterna e, all'interno, questi spazi pubblici urbani. Al di sopra delle corti pubbliche, anche in origine, gli spazi erano al contrario estremamente semplici, senza particolari qualità. Un edificio, quindi, con un carattere duplice.
Va anche detto che l'isolato, seppure non colpito da eventi bellici, era stato ristrutturato dopo la guerra e, negli anni Settanta, le due corti erano state radicalmente trasformate e impoverite, perdendo ogni qualità originaria.

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