(© Edward Birch)

Scrive l’Alberti nel De re aedificatoria che “un muro costruito con mattoni crudi riesce giovevole alla salute degli abitanti dell’edificio, resiste ottimamente agli incendi e non subisce soverchio danno dai terremoti”. Da tempo immemore la tecnica esecutiva del pisé consente di costruire muri in stratificazione d’argilla compattata all’interno di casseforme lignee: un metodo semplice, dove la struttura risultante diviene un solo, inalterabile blocco compatto ad alto spessore. È questo il caso attuale del complesso residenziale The Great Wall, progettato da Luigi Rosselli: una serie di dodici monolocali creati per fornire alloggio ai lavoratori rurali stagionali nella remota regione occidentale del continente oceanico, racchiusi tra un muro ondulato di terra cruda lungo 230 m e il bordo di una duna di sabbia che si riversa sulla copertura.

I 45 cm di spessore del setto di facciata, combinati al metro abbondante di terreno argilloso da cui gli ambienti sono sommersi, offrono a queste abitazioni una buona inerzia termica, rendendole naturalmente fresche nel culmine del clima subtropicale. Lo spessore e la densità del materiale utilizzato determinano una penetrazione molto lenta del calore nella parete, cosicché la temperatura interna dell’edificio rimane stabile e, in questo caso specifico, mite rispetto all’elevata cifra ambientale. Con un’umidità relativa compresa tra il 45 e il 55%, gli spazi realizzati interamente in terra cruda mantengono un range comfortevole e sono in grado di assorbire e rilasciare le componenti umide dell’aria agendo da climatizzatori naturali.

(© Edward Birch)

Il “muro-edificio” è così composto dalle argille sabbiose e ricche di ferro, che sono la caratteristica dominante del sito di costruzione, unite alla ghiaia cavata dal fiume adiacente e plasmate con l’acqua dei pozzi locali. Va rilevato come il disegno di questa particolare struttura rappresenti un totale distaccarsi dal modo di costruire usuale del nord-ovest australiano, dove proliferano esili e torridi rifugi di metallo ondulato, verso la naturale formazione di una fresca architettura di terra. Quella estratta dal bacino d’argilla rossa, attraverso la posa a pisé, produce un’espressiva miscela di strati di tonalità e granulosità variegate, del tutto fusa con il paesaggio disantropizzato della regione.

Le residenze sono tutte scaglionate lungo la base curvilinea della collina, in modo tale che il lato minore di ciascuna formi il fianco della veranda d’accesso al monolocale contiguo. Qui, una profonda pensilina a sbalzo rivestita d’acciaio corten protegge dall’insolazione diretta una vetrata orizzontale durante la parte più calda della giornata e, al contempo, invita l’abitante a uscire all’aperto nella fresca brezza serale. Un informale giardino privato è tracciato per ciascuna residenza nel prato comune antistante. Anche internamente, nell’unico ambiente con bagno, cottura e parete guardaroba, il comfort ambientale si basa sulle proprietà protettive e tattili della terra cruda lasciata a vista.
Mentre tutte le pareti posteriori e il solaio di copertura delle residenze sono coperti dalla duna di sabbia, l’estremità settentrionale del grande muro si rastrema verso il basso a contenere la massa argillosa, in corrispondenza di un vecchio edificio ora utilizzato come zona d’incontro comune e caratterizzato da una pergola costruita con vecchi tubi di perforazione che schermano a scacchiera la luce solare. In alto, al colmo della duna, lo spazio per lo spirito: una cappella ovale, che funge anche da sala riunioni, si affaccia verso un piccolo cimitero di famiglia cinto da una cancellata, racchiusa da vetri scorrevoli che la proteggono dalle tempeste di sabbia e aperta verso il cielo da un oculo ricavato nel cono obliquo metallico di copertura, rivestito internamente da lamine dorate.