approfondimento – Ristrutturare o demolire? Questa volta nel mirino dell'urbanistica è finito il famoso edificio romano costruito negli anni Settanta che ospita 1.200 famiglie. Diverse le ipotesi di recupero.

Corviale nasce dalla concezione razionalista (Le Corbusier) che ottimizzava al massimo l'edificato, concentrando e strutturando la cubatura per liberare aree verdi e rendere il fabbricato in grado di offrire ai suoi abitanti tutti i servizi necessari. Fiorentino, l'architetto ideatore del complesso, era stato influenzato dall'idea positiva dell'abitazione collettiva, simboleggiata dal Karl Marx Hof di Vienna (1930), l'edificio popolare austriaco più lungo al mondo (1100m), famoso per le lotte di resistenza all'annessione nazista e da l'Unité d'Habitation di Marseille (1946).

La struttura di Corviale nasce anche dalla ricerca di una ottimizzazione amministrativa. Fiorentino, prima di progettare, aveva chiesto all'Istituto Case Popolari qual'era lo standard massimo accettabile dal punto di vista dell'amministrazione. Risposero, 250 appartamenti. Da qui un sistema organizzativo interno di 250 appartamenti, in 4 condomini lunghi 250 metri. Questa logica progettuale "collettiva"  si è rivelata nel tempo fallimentare e il degrado sociale ed architettonico caratterizza il sito da decenni.

Due gli approcci sul futuro degli interventi destinati a questo edificio simbolo. Demolire l'attuale insediamento per ricostruire un nuovo complesso secondo modelli insediativi più moderni, utilizzando anche le aree pubbliche circostanti, oppure interventi di recupero dell'attuale corpo di fabbrica con un processo di riqualificazione dell'intera area attraverso un piano di zona. Su queste due ipotesi si sono confrontati al simposio politici ed esperti, anche in funzione della sostenibilità finanziaria dell'intervento. Mentre l'assessore provinciale Buontempo parla di abbattere, l'assessore comunale Corsini afferma che è possibile riqualificare. Gli architetti suggeriscono di ristrutturare Corviale, realizzando alloggi trasversali con doppi affacci e una verticalizzazione di tutti i condomini per spezzare la "nociva" continuità dei ballatoi comuni, lunghi 250 metri.

"Trasformando gli attuali alloggi mono-affaccio - spiega Benedetto Todaro, professore della facoltà di Architettura Valle Giulia - avremmo un aumento degli appartamenti che si ridurranno di metratura di poco, ma avrebbero nuovi impianti e strutture di ultima generazione".

Il problema è anche far vivere questa struttura ad altre realtà che creino quella giusta miscellanea sociale che evita la ghettizzazione. Gli strumenti possono essere vari. Delocalizzazione parziale degli inquilini che volessero trasferirsi e sostituirli con altri, upgrade di architetture per attività terze che si aggiungano al fabbricato residenziale. 

"Li potrebbe nascere una casa dello studente, sarebbe una trasfusione di vitalità per il quartiere", ha spiegato il professor Todaro.

Tutte ipotesi strategiche di intervento che potrebbero essere in grado di auto finanziarsi.

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