a cura di Carlotta Eco




'Decostruttivismo italiano', il cantiere di demolizione.
a cura di Carlotta Eco

Luogo: San Giuliano Milanese (Italia)
Committenza: Aedificat Synergy
Società di decomissioning: General Smontaggi
Volume complessivo: 60.000 mc
Fotografie: archivio General Smontaggi

Intro
La recente demolizione di un "ecomostro" a S.Giuliano Milanese rappresenta per questa rubrica un'occasione per una breve analisi sulle implicazioni tecniche e ambientali che può avere un "cantiere di demolizione". L'edificio abbattuto il mese scorso dalla società General Smontaggi era un complesso alberghiero di 14 piani, alto 45 metri, la cui costruzione iniziata nel 1975 non è mai stata terminata. Il giorno dell'esplosione, si è raccolta una piccola folla di spettatori plaudenti: si trattava degli abitanti di San Giuliano, stufi di convivere da più di trent'anni con lo scheletro di un edificio.
L'architetto Stefano Chiavalon, che segue i progetti da un punto di vista tecnico e commerciale e che ha seguito anche altri casi clamorosi come quello di Punta Perrotti a Bari e quello dello Stabilimento della Vinavil in Val d'Ossola, ci ha illustrato tutti i problemi legati all'operazione.

San Giuliano Milanese, abbattimento dell'hotel "Blue residence" 
nell'Aprile del 2008 (1,2,3,4)

Situazione in Italia
In Italia, le demolizioni assumono le dimensioni di fatti clamorosi perché avvengono in seguito a decenni di battaglie civili condotte al fine di ottenere l'abbattimento edifici costruiti in "regime" di abuso edilizio. Le demolizioni degli ecomostri (il termine coniato solo dieci anni fa da Legambiente per bollare un albergo, poi demolito, sulla costa amalfitana, è divenuto di uso corrente) sono oggi più facili grazie alle correzioni apportate al Codice che regola i beni culturali (Dlgs 42/ 2004). In altri Stati, come ad esempio la Francia,  le demolizioni sono considerate una pratica ordinaria già da metà degli anni Ottanta e sono ormai sinonimo di riqualificazione.

Punta Perrotti a Bari abbattimento del fabbricato Quistelli nell'Aprile 2006  

Il progetto di demolizione
Il primo passo del lavoro di San Giuliano è stato quello di eseguire un rilievo architettonico completo dell'edificio. Non esistevano, infatti, disegni esecutivi della costruzione. Lo schema strutturale dei ferri del cemento armato è stato ricomposto in seguito a saggi sull'esistente e prove intrusive. I complessi programmi di calcolo strutturale rendono possibile simulare gli interventi statici da effettuare preventivamente sulle strutture (gli indebolimenti) e le future dinamiche, i cinematismi che si creano in base ai crolli provocati dalle esplosioni. E' fondamentale infatti progettare in modo preciso la direzione di caduta, l'intensità delle vibrazioni in seguito alla caduta delle grosse masse e le vibrazioni provocate dai repentini spostamenti di volumi d'aria seguiti alle esplosioni.

Indebolire la struttura
Una volta completato il progetto, si procede con la prima fase di preparazione dell'edificio che viene "pulito" da tutti quegli elementi edilizi che non fanno parte della struttura vera e propria e che non influiscono sulla sua statica. La demolizione e asportazione di eventuali impianti, serramenti o setti divisori permette, già in questa fase, di ridurre la varietà di rifiuti edilizi. Inizia una selezione che potremmo definire di "raccolta differenziata".
Completata questa fase è necessario procedere con il primo "indebolimento" della struttura in vista della demolizione finale con l'esplosivo. Maggiore sarà l'instabilità statica e minore sarà la quantità di esplosivo necessaria. Si effettuano, a tal scopo, una serie di tagli che permettono di togliere intere parti di pareti con macchine che segano il cemento armato per mezzo di dischi diamantati, simili a quelli che si usano in cava o nelle segherie per il marmo.
Nel caso di San Giuliano Milanese, la costruzione presentava la particolarità statica di una struttura completamente rigida. I tre corpi edilizi, disposti intorno al nucleo centrale dei corpi scala, in modo da formare una "Y", non avevano giunti strutturali. Questo ha reso necessario separare fra loro, operando dei tagli, i tre corpi realizzati in cemento armato. Alterare la struttura statica di un edificio esistente implica grossi problemi di sicurezza che vanno tutti preventivamente calcolati in sede di progetto.
In alcuni casi l'opera di indebolimento preventivo implica delle vere e proprie "ristrutturazioni": nel caso della demolizione dello stabilimento "Vinavil" in Val d'Ossola è stato necessario sostituire i pilastri in acciaio a sostegno dei silos con dei pilastri in cemento armato. La tipologia di esplosivo utilizzato, infatti, non avrebbe sortito l'effetto desiderato come invece è avvenuto facendo esplodere i pilastri di cemento armato.

macchine per sezionare il cemento armato (1,2) le reti paramassi
avvolgono l'edificio di San Giuliano (3,4) 

Val d'Ossola, stabilimento Vinavil Gennaio 2008. Le demolizioni meccaniche
(1) sostituzione dei pilastri e preparazione del "letto" di sabbia (2,3) crollo (4)

Piazzare l'esplosivo
A San Giuliano sono "bastati"  300 kg di esplosivo gelatinoso per mandare in fumo la costruzione in soli dieci secondi. La legge italiana, tuttavia, pone dei vincoli all'utilizzo di esplosivo per scopi civili. Due sono i principali limiti sanciti dalla legge: sono poche le tipologie commercializzate e sono vietati gli esploditori a bassa media intesità. In relazione al primo punto, non è possibile, come ad esempio negli Stati Uniti, acquistare tipologie di esplosivi che, applicati attorno ad un pilastro sono in grado di sezionarlo istantaneamente. Al contrario, in Italia per abbattere un pilastro dovendo utilizzare esplosivi racchiusi in cartucce, è necessario effettuare una serie  di fori asimmetrici alla base. Si infilano i candelotti all'interno dei fori, ognuno dei quali è collegato a una miccia. Le micce si raccolgono a gruppi e si collegano a dei detonatori i quali, a loro volta, sono collegati agli esploditori. Rientra in questa parte la tematica relativa al secondo tipo di vincoli: vietare gli esploditori a bassa intensità, comporta ridurre il numero dei detonatori che vengono innescati e, quindi, il numero delle esplosioni. Gli esploditori danno l'impulso ai detonatori che "accendono" le micce in grado di viaggiare alla velocità di 7.000 metri al secondo. I detonatori vengono programmati con tempi diversi, i cosiddetti "microritardi", in modo da governare al meglio la direzione di caduta delle strutture. Scelta infatti la direzione lungo la quale è possibile far crollare un complesso di edifici, si tratta di far crollare per prime le parti anteriori e, a distanza di frazioni di secondi, quelle posteriori secondo un ordine lineare e sequenziale di caduta. In alcuni casi, per ammortizzare le vibrazioni dovute al crollo si rende necessario  preparare dei "letti" di sabbia o detriti.
Prima dell'esplosione l'edificio deve essere protetto con reti paramassi per assorbire il lancio del materiale frantumato durante l'esplosione.

i fori per la dinamite (1,2) posizionamento cartucce e micce (3,4) 

Permesso di demolire e piani di sicurezza
Dal punto di vista delle pratiche edilizie, la demolizione di un edificio richiede una normale pratica di demolizione (tipo DIA). Per autorizzare il brillamento vanno coinvolte le autorità di pubblica sicurezza. Un intervento del genere, come si può facilmente immaginare, ha un forte impatto sul territorio: nel giorno programmato deve essere allontanata la popolazione ed è necessario accordarsi con le autorità che sovraintendono il traffico aereo onde evitare di creare problemi alla navigazione aerea. Il Prefetto, inoltre, deve accordare un'autorizzazione speciale per il trasporto del materiale esplodente, che deve essere accompagnato da una scorta d'eccezione. L'operazione di collocazione delle cariche viene affidata poi ad artificieri, chiamati "fochini", i tecnici abilitati a maneggiare l'esplosivo.

Lo smaltimento dei rifiuti edilizi
Una volta terminata la demolizione si passa alla fase "smaltimento rifiuti". E' compito del committente scegliere la strada più conveniente e meno onerosa: i rifiuti possono essere trasportati a una discarica specializzata, oppure possono essere trattati, anche in situ, per separare le singole materie una dall'altra e poter poi riutilizzare il materiale per nuove costruzioni. Le aziende specializzate in demolizioni in alcuni casi sono dotate di impianti, detti "frantoi mobili" (macchine che pesano sino a 50 tonnellate) che riducono volumetricamente i rifiuti, dividono cemento da ferro e da laterizio e danno, infine, luogo a una materia prima secondaria.

una volta demolito un edificio i rifiuti edilizi vengono frantumati, separati
e poi riciclati (1,2,3,4)

Sostenibilità della demolizione
Quando si parla di sostenibilità di un edificio è necessario pensare al suo intero ciclo di vita. Si parte dalla sostenibilità dei materiali da costruzione (cioè quanto questi consumino risorse naturali non rinnovabili), per trattare poi dell'impatto dei metodi di costruzione sull'ambiente, sino ai costi di mantenimento dell'edificio e, infine, alla possibilità di riciclarne gli elementi di scarto una volta demolito. E' proprio partendo dalla demolizione che ci si può ricollegare al ciclo: gli scarti edilizi possono infatti costituire materiale da costruzione.

Edifici riciclati
Gli edifici hanno un ciclo di vita che varia a seconda della tipologia e qualità dei materiali, dalle tecnologie utilizzate e dalla manutenzione, troppo spesso sottovalutata, che contribuisce ad allungarne la vita. Nel nostro Paese, pensare gli edifici come costruzioni a tempo è una conquista recente.  Preso atto del fatto che a fine ciclo l'edificio va demolito bisogna fare i conti con i costi di demolizione e con la possibilità di smaltirne i rifiuti e di riutilizzarne gran parte. In quest'ottica il concetto di architettura eco-sostenibile si amplia sempre di più.