Dialoghi con Bernardo Secchi, Aurelio Galfetti, Flora Ruchat-Roncatii
a cura di Andrea Costa

Andrea Costa Cosa significa, secondo lei, progettare la grande dimensione? Ha ancora senso parlare di disegno e di forma del territorio, oppure dobbiamo lasciare il campo ad economisti e sociologi o ad architetti che riducono il paesaggio a "datascape"?
Aurelio Galfetti L'importanza delle componenti quantitative, dalla sociologia, all'economia, alla politica, alla statistica è innegabile. Io penso però che il compito dell'architetto all'interno di lavori interdisciplinari complessi, come la costruzione del territorio, sia quello di introdurre il fattore spazio. Nello spazio queste componenti prendono forma oppure la loro forma crea spazio. Compito dell'architetto è controllare, seguire, guidare queste energie.
Andrea Costa A differenza del lavoro di Rino Tami e di quello sulla Transjuranne, nel caso di AlpTransit gli architetti hanno potuto confrontarsi anche con la definizione del tracciato. Questo ha consentito di stabilire nuovi legami tra dimensione tecnica, progetto architettonico e trasformazione del territorio, oppure i lavori del "Gruppo di Riflessione" ticinese e del "Gruppo di consulenza alla progettazione" sono rimasti separati?
Flora Ruchat-Roncati La definizione del tracciato è un atto complesso, anche a causa della morfologia delle Alpi, la quale impone che l'80% del tracciato sia in galleria. Le tratte a cielo aperto sono elementi tematici estremamente importanti e delicati, sia perché preziosi indicatori di orientamento per il futuro utente, sia per l'impatto che l'infrastruttura ha con il territorio, proiettato quasi in una dimensione di "rifondazione". L'intervento è tale da mettere in discussione l'intero equilibrio territoriale, dal punto di vista paesaggistico-ecologico ma anche da quello economico-pianificatorio. L'aspetto politico pesa moltissimo, specie all'interno di una tradizione democratica come la nostra, nella quale tutto è discusso con lo strumento del referendum. E' in quella sede che si prendono le decisioni e si trovano i compromessi.
Con il gruppo ticinese il rapporto è importante, stimolante, indispensabile. Anche in questo caso il nostro ruolo è soprattutto di mediatori tra le proposte di urbanizzazione e le esigenze tecnico-funzionali ed economiche delle Ferrovie.
Andrea Costa Il progetto di Rino Tami aveva puntato sulla ricerca di un'unità formale, concetto che si ritrova anche nel progetto della Transjuranne.
Flora Ruchat-Roncati Rino Tami ha avuto il grande merito di legittimare la disciplina architettonica, dall'assistenza alla progettazione dei manufatti, alla necessaria restituzione equilibrata del paesaggio contaminato. Ha saputo dare forma a un linguaggio ed educare alla percezione del nuovo spazio generato dall'infrastruttura, almeno per quanto riguarda gli addetti ai lavori.
Bernardo Secchi Ci potevamo aspettare una fase di costruzione di grandi opere pubbliche. Non sono sicuro che tutti i progetti immaginati in questo momento verranno realizzati, ma bisogna ammettere che l'Italia è un paese oggettivamente sottoinfrastrutturato, come densità e qualità, rispetto ad altri paesi europei. La discussione dovrebbe essere portata sull'articolazione del sistema infrastrutturale, piuttosto che sulle singole grandi opere che, fatta eccezione per il Ponte sullo Stretto, sono in gran parte necessarie.
Questo però pone un problema specifico per il nostro paese. Nei quarant'anni trascorsi dall'inizio della realizzazione del sistema autostradale - l'unica grande opera del dopoguerra in Italia - è nata una città diversa: diffusa, dispersa, a seconda di come la vogliamo chiamare. Una città difficile da governare, con poche grandi opere e che si manifesta per una particolare forma di costruzione del paesaggio. Mentre sulla città e il territorio si sono accumulati materiali sempre più minuti, di piccola scala, polverizzati, la grande opera al contrario ha assunto dimensioni imponenti, che non siamo ancora abituati a governare dal punto di vista della sua architettura e che spesso ha sollevato il rifiuto, a volte anche un po' cieco, da parte dei suoi abitanti. Questo ha portato all'idea che le infrastrutture vadano nascoste, impedendo una reale ricerca progettuale.
Non esiste il progetto della grande dimensione. Esiste il progetto funzionale di una ferrovia, il progetto di un paesaggio; l'architetto è colui che traduce in spazio le necessità funzionali.
Il compromesso che nasce dall'impatto con la realtà è un'occasione di crescita del progetto e non una sua degenerazione. Io credo nella continua correzione e adattamento del proprio fare.

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