d'Architettura
Enea Manfredini
Architetture degli anni
cinquanta
Laura Bertolaccini

   Nel 1952 il
parroco di Montecchio Emilia affida ad Enea Manfredini (Reggio Emilia, 1916)
l'incarico di progettare un asilo parrocchiale per la piccola comunità
pedemontana di Villa Aiola.

   Sono quelli gli anni
difficili del secondo dopoguerra, della ricostruzione. Tutto è distrutto;
rimangono le speranze, si ritrovano le energie, ma le risorse economiche sono
assai modeste.

   Alla comunità di Aiola serve un asilo
dove ospitare i piccoli nelle ore in cui i genitori sono a lavorare. Il parroco
ha del materiale edile di risulta - coppi e mattoni provenienti dalla
demolizione di una vecchia cascina di campagna -, ancora buono per essere
utilizzato in una nuova costruzione. L'idea di realizzare un asilo nasce da
questi presupposti, nelle lunghe conversazioni dopo cena tra l'anziano parroco e
il giovane amico architetto.

   "La costruzione" - si
legge nella relazione al progetto - "sorge in una località a sud della via
Emilia, in mezzo ai campi di grano e di olmi vitati, in un ambiente
caratteristico della pianura padana di cui questa architettura fa parte allo
stesso modo di quella tradizionale, da cui derivano la scala dimensionale, il
semplice ed evidente impianto strutturale, la tecnica costruttiva e i materiali
del luogo"...

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