Testo di Carlotta Eco




La fabbrica della chiesa
Testo di Carlotta Eco

SCHEDA PROGETTO

Luogo: Via Val della Torre, angolo Via Borgaro, Torino, Italia
Committenza: Arcidiocesi di Torino
Progettisti: Mario Botta Architetto, Lugano (Svizzera)
Direzione lavori: Studio O. Siniscalco, Torino (Ing. S. Dalmasso)
Progetto strutture: Studio O. Siniscalco, Torino (Prof. G.N. Siniscalco, ing. L. Chiabrando)
Progetto impianti elettrici: E.L.Engineering Service srl, Torino (Ing. S. Berno, ing. R. Zorzi)
Progetto impianti meccanici: mpro srl, Torino (Ing. R. Vaudano, ing. C. Zanovello)
Prevenzione incendi e sicurezza: Studio Progess srl, Torino (Ing. G. Amaro)
Consulenza acustica: Modulo Uno srl, Torino (Ing. G. Geppetti)
Coordinamento attività specialistiche: Ing. C. La Montagna, Torino
Coordinamento sicurezza progettazione ed esecuzione: Studio O. Siniscalco, Torino (Ing. U. Siniscalco)
Impresa di costruzione: Itinera spa, Tortona
Tempi progetto: 2001-2004
Tempi di realizzazione: giugno 2004 - dicembre 2006
Superficie costruita: 26.300 mq
Volume costruito: 125.000 mc
Costo complessivo: -
Fotografie: Mario Botta Architetto, Marco D'Anna (foto modello), Paolo Bertone (foto d'inquadramento)

La fabbrica della chiesa

Inquadramento, disegni e modello

Un nuovo polo urbano
Il progetto del nuovo complesso parrocchiale s'inserisce nel programma delle trasformazioni previste dal piano regolatore generale di Torino del 1995. Più in particolare, il progetto è il frutto di un PRIU, cioè "un programma di riqualificazione urbana", pensato per reintegrare all'interno del tessuto urbano l'insieme delle aree industriali dismesse negli anni Settanta.
La chiesa, infatti, sorge su un'area periferica conosciuta come "Spina 3" e caratterizzata dalla presenza di un ansa del fiume Dora e dalla vicinanza del nascente passante ferroviario. Sin dagli anni Trenta del secolo scorso l'area era sede degli stabilimenti della Michelin oltre che delle fonderie e dei laminatoi della Fiat. Obbiettivo della pianificazione urbanistica è stato di riconvertire l'area in modo che accogliesse nuovi servizi e ben 10.000 nuovi abitanti senza peraltro perdere la caratteristica memoria propria della "città del lavoro". Così, nel nuovo parco urbano previsto all'interno dell'area verranno conservate tracce degli scheletri dei grandi capannoni e le vecchie vasche di controlavaggio della fabbrica saranno trasformate in moderne fontane. Allo stesso modo è stato chiesto ai committenti e al progettista di integrare nel nuovo centro religioso la vecchia ciminiera delle ex acciaierie.
In definitiva la chiesa, insieme al nuovo parco, rappresenta un nuovo polo urbano e non solo perché rispetto al centro città si concentrano in quest'area una serie di nuove attività ma anche perché al luogo storicamente identificato con il lavoro, oggi drammaticamente andato perso, si sostituisce comunque uno spazio di aggregazione sociale.

La parrocchia come piazza urbana
In questo contesto sorge il nuovo complesso parrocchiale, un vero e proprio centro pastorale diocesiano che raccoglie in sostanza tutte le attività di servizio alla curia che prima d'ora erano dislocate in vari edifici sparsi in città. Oltre a alla chiesa a pianta centrale da mille posti, il centro comprende una serie di altre funzioni. Sotto l'aula centrale si trova una sala ipogea per assemblee e convegni che diverrà una sala congressi per tutta la cittadinanza. All'interno degli altri corpi, oltre ad uffici e appartamenti, troviamo una cappella feriale per le funzioni quotidiane, una casa canonica, le opere di ministerio pastorale e varie strutture di formazione e ricreazione per i giovani. Questi edifici lineari a tre piani racchiudono inoltre lo spazio del sagrato ricostruendo in tal modo una cortina stradale sul lato lungo del lotto.

Una ciminiera a sostegno della croce
L'ex-ciminiera delle acciaierie è diventata il simbolo del vecchio e del nuovo utilizzo. Da un lato essa è memento e memoria visiva delle origini industriali del luogo, dall'altro è una torre a sostegno della croce. Avvolta da un cordone elicoidale in acciaio sul quale sono montate una serie di lamelle che paiono spine, la torre luccica sia di giorno sia di notte, e al vertice dei suoi sessanta metri sta una croce color argento. Le campane invece, di piccole dimensioni, sono montate alla base della torre su un telaio rettangolare in corrispondenza dell' ingresso principale.
L'originaria funzione di evacuatore di vapori è stata pienamente recuperata: anche adesso la torre contiene, infatti, le canne fumarie. Grazie alla realizzazione di un montacarichi esterno per i lavori di ripristino, in fase di cantiere, la torre ha funzionato da osservatorio privilegiato da dove scattare le foto aeree che mostrano le diverse fasi del lavoro.

Le fasi di ripristino della ciminiera

La pianta eptagonale e lo spazio interno
La chiesa a pianta centrale si presenta esternamente come un corpo circondato da sette torri perimetrali senza alcuna gerarchia architettonica apparente. Ad ogni torre, poi, si aggiungono più esternamente di volta in volta i corpi più bassi delle cappelle. Sia le torri sia le cappelle, grazie all'estremità superiore tronca, fungono da lucernari immettendo luce indiretta all'interno dell'aula.
La scelta di una pianta a forma eptagonale, che è venuta a coincidere con il forte significato simbolico-religioso, ha permesso di dare un orientamento all'aula interna introducendo un'asse ingresso-altare rivolto verso la città. Una scelta, quella di collocare l'ingresso all'interno del sagrato piuttosto che in direzione del centro cittadino, che ha suscitato numerosi confronti con la committenza. Mario Botta usa spesso il termine "ingranaggio" per spiegare questa architettura; e non solo per l'evidente similitudine formale ma anche in senso più metaforico per definire il suo ruolo centrale e accentratore rispetto al contesto urbano poco disegnato.

Il getto della soletta dell'aula

La costruzione dei casseri per la realizzazione del vuoto interno

La costruzione delle torri, dei rivestimenti prefabbricati e il montaggio dei
lucernari

Le travi disposte a stella
In cantiere, la forma dell'eptagono inizia a materializzarsi con la costruzione delle travi a sostegno della soletta dell'aula principale. Data la vasta luce, circa 32 metri senza pilastri di sostegno, si è scelto di realizzare delle travi precompresse. Mentre una volta completato il getto della parte superiore l'immagine della stella è naturalmente scomparsa, l'interessante intreccio strutturale rimane leggibile nel soffitto della sala-convegni sottostante.
Così, nonostante la controsoffittatura, rimarrà a vista la parte inferiore delle travi che, variando di altezza, creano un ribassamento centrale. Per ragioni estetiche, poi, la sezione della trave è stata ridotta nella parte a vista per mezzo di una sorta di scuretto che ne riduce l'impatto visivo all'interno della trama. In questo modo, anche all'interno di questo spazio apparentemente autonomo dalla chiesa - accessibile in modo indipendente direttamente dal sagrato - si scorge nel disegno la complessità dell'architettura soprastante .

I casseri, le armature e i tiranti delle travi precompresse

Le travi a vista nella sala ipogea

La costruzione del vuoto interno
Il gioco di chiaroscuro che si crea all'esterno, e che conferisce un aspetto drammatico alle sette torri, che con le punte tagliate in sbieco richiamano i paesaggi della periferia industriale, si trasforma invece al suo interno. Entrando, si accede all'aula, molto luminosa e dai colori caldi ottenuti grazie alla diffusione in modo indiretto della luce naturale sui materiali utilizzati per l'interno: il legno di acero, l'intonaco a calce e la pietra di Verona.
Il vuoto che si crea all'interno nella copertura a forma di piramide è costituito dall'alternarsi di spicchi pieni e spicchi vuoti, che ruotano su un tamburo centrale che funge da perno. I volumi delle singole torri, svuotate al loro interno per funzionare da lucernari, poggiano al centro sul cilindro sospeso e perimetralmente su una coppia di pilastri. Questa soluzione tecnica ha creato alcune difficoltà durante la costruzione. Ha imposto infatti l'utilizzo di una quantità eccezionale di puntelli e casseri che, in proporzione, hanno inciso non poco sui costi. Il tamburo centrale è stato costruito e gettato per primo in modo che potesse esercitare da subito la sua funzione di perno d'appoggio per le solette inclinate a loro volta base di appoggio delle torri. La costruzione delle torri è avvenuta in seconda battuta proprio per evitare le spinte eccentriche che il loro appoggio avrebbe creato. Le torri sono state realizzate due a due in opposizione l'una con l'altra.
Nonostante la complessità costruttiva e le ampie dimensioni la copertura e più in generale l'aula danno una piacevole sensazione di raccoglimento e non di monumentalità. Un effetto dovuto probabilmente anche all'ottima acustica.
Nonostante il disegno dalla forte geometria centrale trovandosi al in mezzo all'aula si percepisce una sottile relazione con l'ambiente esterno. Infatti la luce proveniente dalla cima delle torri e dal tetto delle cappelle laterali si modula e cambia di colore e intensità di setto in setto svelando, come un orologio solare, l'orientamento dell'edificio.

Gli spicchi dell'aula interna

La Sacra Sindone tradotta in pixel
Al progettista è stato poi chiesto di introdurre un elemento che rappresentasse la "sacra sindone" all'interno della chiesa. L'idea iniziale era quella di creare una sorta di bassorilievo ma poi si è optato per una soluzione suggerita dalle possibilità offerte dalla tecnologia digitale.
Rifacendosi all'immagine del volto di Gesù impresso sul telo della "sacra sindone" traducendo la fotografia in un'immagine binaria, ovvero costituita da "pixel" bianchi e neri, Mario Botta insieme ai suoi collaboratori è riuscito a ricostruire il santo volto attraverso una sapiente tessitura delle pietre: mattoncini in "rosso di Verona" sono stati infatti lavorati con due forme diverse e montati in modo da mostrare un cuneo per creare una zona d'ombra oppure un lato piano per riflettere la luce.
Il risultato è che alle spalle dell'altare si scorge da lontano il viso di Gesù che si materializza con l' effetto della luce radente proveniente dall'alto.

I mattoncini del Santo Volto

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