(© Daici Ano)

Per comprendere il design della facciata del flagship store Louis Vuitton Matsuya Ginza, sulla strada più esclusiva di Tokyo, dedicata allo shopping e alla moda, bisogna partire dall’identità del luogo e decodificarne i suoi carattere essenziali, per poi trasformarli in nuovi segni espressivi. È la stessa operazione che conduce l’architetto Jun Aoki, incaricato di rifare il prospetto della boutique del noto marchio francese. La nuova facciata, infatti, s’ispira alla tradizione di Ginza, il quartiere storicamente conosciuto dalla città per l’influenza dell’Art Déco e per la sua vivacità culturale. Non solo. La sua posizione privilegiata ne aveva fatto, da sempre, la porta d’ingresso di Tokyo, vicina alla stazione ferroviaria di Shimbashi: una delle più importanti del Giappone, considerata la vasta area che copriva, e la prima a essere costruita.

(© Daici Ano)

L’atmosfera contemporanea che ha contraddistinto Ginza nel corso degli anni è il risultato, se si escludono l’effervescenza architettonica e il bisogno di ammodernare il Paese con costruzioni avveniristiche, di due fattori strettamente connessi. Da un lato la contaminazione di certi movimenti artistici, soprattutto l’attrazione dei pittori francesi e dei collezionisti verso l’arte del Sol Levante, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, dall’altro l’interpretazione che la stessa Art Nouveau opera nei confronti della cultura orientale.
Gli ukiyo-e (le bellissime stampe giapponesi), con le loro linee curve, i decori delle superfici colorate, la composizione asimmetrica e bidimensionale diventano uno dei tratti caratteristici della Nuova Arte, attraverso dei cliché grafici destinati a condizionare gli artisti di tutto il mondo. Questa stessa contaminazione di linguaggi si ritrova nella facciata progettata da Jun Aoki. I modelli Art Déco, dalle linee sinuose, riportati alla loro forma minima significante, si combinano con un altro archetipo della tradizione locale, l’Edo-komon: ovvero un particolare tipo di Kimono – l’abito tipico del Paese a tal punto da essere considerato il costume nazionale – caratterizzato da piccoli punti disposti in gruppi, in modo da formare un disegno più ampio, esteso su tutto il vestito. Ne viene fuori un pattern geometrico altamente astratto e stilizzato, grazie alla ripetizione del modulo decorativo.
In questa sintesi semantica, fatta di segni e significati, non poteva mancare il riferimento alla Maison francese, che ha commissionato l’intervento. Il classico motivo damier, vera e propria icona di Louis Vuitton, anch’esso basato su di uno schema geometrico ripetuto più volte, è l’elemento che completerà l’insieme compositivo della facciata. Il simbolo a dama del celebre marchio, riprodotto su borse e accessori di lusso, unito agli altri segni individuati dall’anali storico-culturale del contesto, ha permesso a Jun Aoki di elaborare una matrice progettuale elegante, ma anche funzionale, in virtù della componente tecnologia che è chiamata ad esprimere. “La facciata di Louis Vuitton Matsuya Ginza – spiega l’architetto – è la nostra prima versione più morbida del pattern damier, intriso di delicatezza e opulenza”. “Dall’abito Edo-komon all’Art Déco. Dall’Art Déco al motivo a dama, ammorbidito e reso meno spigoloso. Questo progetto è un viaggio – osserva Jun Aoki – nella storia di Ginza”. Fin qui il concept dell’intervento. La filosofia che sottende la sperimentazione architettonica.

Nella realizzazione dei prospetti, trattati in maniera diversa a seconda delle aperture e dell’ingresso, l’architetto, che già in passato aveva lavorato per Louis Vuitton, progetta grandi pannelli prefabbricati, montati in loco, che si sostituiscono alla facciata precedente. La scelta di ricorrere alla prefabbricazione è stata condizionata dai tempi dell’intervento – meno di un anno di lavoro – e dai vincoli imposti dalla committenza. La proprietà dello store Louis Vuitton, ampliato di un piano rispetto ai due livelli precedenti, e distribuito su di un’area di 1.475 m2, ha richiesto, per il rifacimento dei due fronti, uno lungo la strada e l’altro ad angolo, l’integrazione del nuovo manufatto con il sistema strutturale di acciaio dell’involucro edilizio preesistente. Un requisito che, di fatto, ha limitato sia lo spessore della facciata – non oltre 24 cm – sia il suo peso, pari a 40 kg/m2, per un’altezza complessiva di 30,9 m.

(© Jun Aoki)

Da qui la proposta di Jun Aoki di produrre una superficie materica molto compatta, ma leggera e facile da mettere in opera. Sebbene la pelle dell’edificio assomigli a una struttura multistrato, in realtà è formata da due strati di pannelli modulari di alluminio, spessi 5 mm, rifiniti con vernice a base di fluoropolimero, voluta nella tonalità perlacea. I fluoropolimeri sono materiali definiti “high tech” per le altissime prestazioni, tra cui la resistenza agli agenti atmosferici, ai fenomeni di ossidazione e all’attacco di microorganismi, ma i costi sono elevati. Sui pannelli si alternano delicate sporgenze e rientranze, tutte amalgamate nello stesso insieme. Gli elementi a forma di stella e quelli a imbuto sono stati prodotti in cinque diverse dimensioni e rivestono interamente la struttura. I primi si sovrappongono, agganciandosi, alla concavità dell’imbuto. L’alternanza di vuoti e pieni determina la profondità del prospetto, accentuata dagli effetti chiaroscurali. Le giunture e gli ancoraggi di ogni pannello sono disposti in diagonale, nascosti dietro agli elementi stellari.
L’architetto ha firmato anche il lighting design della facciata. L’illuminazione a LED, progettata su misura con sistema di regolazione della tonalità e dell’intensità luminosa, trasforma l’edificio in un’enorme lanterna. La pelle cambia aspetto di continuo durante tutta la giornata, presentando un display di luci e ombre in costante evoluzione. Di notte, il flagship store Louis Vuitton è un potente faro acceso nel distretto più fashion di Tokyo. La luce riflessa dal LED, sistemato sul retro del pannello frontale, quello a stella, si diffonde nella cavità del pannello posteriore, cioè nell’elemento a imbuto, contribuendo ad aumentare l’effetto tridimensionale del prospetto. Nella parte alta di quest’ultimo, infine, la luce evidenzia, all’interno alcune grandi lettere, il marchio Louis Vuitton, che risplende più forte in una strada sempre brulicante di vita, che sembra non avere mai sonno.

(© Jun Aoki)