©Stefano Tacchinardi

La nuova scuola dell’infanzia del Comune di Romano di Lombardia per bambini da 0 a 2 anni si configura come un dispositivo spaziale concepito per accompagnare i primi processi di crescita e apprendimento, assumendo l’architettura come componente attiva nella costruzione dell’esperienza educativa. Nei primi anni di vita lo spazio non si limita a contenere le attività, ma contribuisce in modo determinante alla definizione delle relazioni, alla percezione del sé e all’apertura verso il mondo esterno. In questa prospettiva, il progetto interpreta il tema educativo attraverso un impianto distributivo chiaro e leggibile, in cui ogni ambiente è pensato per favorire autonomia, orientamento e senso di sicurezza, integrando sensibilità pedagogica, qualità spaziale e benessere percettivo in un’unica visione coerente.

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L’edificio si inserisce nel paesaggio della bassa pianura bergamasca attraverso un segno orizzontale misurato e rassicurante, in cui la composizione è definita da un’operazione di sottrazione volumetrica sul fronte sud. Questo gesto genera un’apertura ampia e continua dello spazio comune verso il cortile, trasformando quest’ultimo in una naturale estensione delle attività interne. Il rapporto tra interno ed esterno non è quindi episodico, ma strutturale: il cortile diventa parte integrante del percorso educativo, luogo in cui la dimensione naturale entra stabilmente nell’esperienza quotidiana. La luce, l’alternanza delle stagioni, la variazione cromatica e le componenti sonore dell’ambiente esterno si configurano come elementi attivi, capaci di arricchire la percezione e stimolare lo sviluppo sensoriale e motorio dei bambini.

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A rafforzare questa continuità tra edificio e paesaggio concorre il porticato perimetrale continuo, che si sviluppa lungo tutti i fronti definendo una soglia abitabile e protetta. Oltre a contribuire alla definizione dell’identità architettonica complessiva, esso svolge un ruolo ambientale rilevante, filtrando la luce naturale e garantendo condizioni di comfort anche in presenza di situazioni climatiche variabili. Per i bambini, il porticato rappresenta uno spazio intermedio, un dispositivo di transizione in cui interno ed esterno si compenetrano, dando luogo a un ambiente favorevole al gioco libero, alla socialità e all’esplorazione, senza rinunciare a una condizione di protezione.

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Il cuore dell’edificio è costituito dallo spazio comune centrale, concepito come luogo di relazione e condivisione attorno al quale si organizzano le aule, intese come cellule aperte e permeabili, in un sistema spaziale che supera la logica della compartimentazione tradizionale. La distribuzione degli ambienti abbandona la struttura a corridoio in favore di una spazialità continua, in cui la centralità dello spazio comune diventa elemento ordinatore dell’intero impianto. La permeabilità visiva tra i diversi ambienti, ottenuta mediante ampie superfici vetrate, rafforza questa impostazione, favorendo un costante dialogo tra le attività e contribuendo a costruire un senso diffuso di appartenenza alla comunità educativa.

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In questo contesto, la trasparenza assume un valore che va oltre la dimensione fisica, diventando strumento pedagogico capace di sostenere dinamiche di inclusione e relazione. I bambini possono percepire la presenza degli altri, osservare le attività in corso e sviluppare una curiosità spontanea nei confronti dell’ambiente che li circonda. Parallelamente, gli educatori dispongono di una condizione di controllo diffuso che non compromette la qualità spaziale, ma anzi la valorizza attraverso la continuità visiva e percettiva degli ambienti.

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La cura del dettaglio costruttivo, sia all’esterno sia all’interno, assume un ruolo centrale nel progetto, traducendo in termini materici e tecnologici le intenzioni pedagogiche. L’involucro esterno si presenta come una superficie controllata e nitida, rivestita in lamiera di alluminio bianca, la cui texture verticale interagisce con la luce naturale generando una vibrazione continua di riflessi e ombre che mutano nel corso della giornata. Questo comportamento dinamico stabilisce un dialogo costante con il contesto, conferendo all’edificio una presenza al tempo stesso misurata e riconoscibile.

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Il porticato perimetrale è scandito da una sequenza di lamelle frangisole verticali che operano come filtro visivo e climatico. Attraversato in movimento, questo dispositivo produce una frammentazione ritmica della percezione del paesaggio, trasformando lo sguardo in esperienza dinamica. Per il bambino, tale condizione si traduce in una percezione quasi sequenziale dello spazio esterno, che si ricompone continuamente in relazione al movimento e all’osservazione.

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All’interno, il linguaggio architettonico assume una dimensione più intima e materica. Il legno di betulla, impiegato nei serramenti interni e negli arredi integrati, definisce il carattere degli spazi, introducendo una qualità tattile e cromatica che contribuisce a costruire un ambiente domestico e accogliente. Le grandi aperture tra aule e spazio centrale sono incorniciate da imbotti profondi, che si configurano come soglie spaziali abitabili, capaci di ospitare usi informali e momenti di sosta. In questi spessori si articolano micro-ambienti che favoriscono l’interazione spontanea e la costruzione di relazioni.

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Particolare attenzione è stata riservata alla dimensione acustica, elemento essenziale negli spazi destinati alla prima infanzia. I controsoffitti in pannelli di fibra di legno a vista contribuiscono al controllo del riverbero, definendo condizioni sonore più contenute e confortevoli. La loro texture naturale si integra con gli elementi tecnici dell’illuminazione, costruendo un equilibrio tra prestazione e qualità percettiva.

Nel complesso, il progetto configura un ambiente unitario e coerente, in cui ogni componente - dalla definizione dell’involucro alla gestione della luce, dalla scelta dei materiali alla costruzione dei dettagli - concorre a delineare un’architettura pensata come esperienza. Non un semplice contenitore funzionale, ma un dispositivo spaziale capace di accompagnare con misura e sensibilità le prime esperienze del bambino, costruendo un paesaggio educativo in cui crescita, relazione e scoperta trovano una dimensione condivisa.

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“Un’architettura sensibile pensata per la vita dei piccoli ospiti, in cui luce, materia e spazio si intrecciano in un equilibrio misurato per accompagnare con discrezione la scoperta del mondo, trasformando ogni soglia in esperienza e ogni relazione in occasione di crescita”, Remo Capitanio.

Scheda progetto
Anno: 2025
Area: 5.000,00 sqm
Dimensioni: 845,00 sqm
Luogo: Romano di Lombardia, Bergamo
Cliente: Comune di Romano di Lombardia
Progettista: Remo Capitanio - Studio Capitanio Architetti
Direzione lavori: Remo Capitanio - Studio Capitanio Architetti
Progettazione Impianti elettrici e meccanici: ING srl
Strutture: Sebastiano Moioli
Coordinatore della sicurezza: Remo Capitanio - Studio Capitanio Architetti
Collaboratori: Claudio Crevena, Andrea Drago, Greta Cortinovis
Impresa: Impresa Ecoedile
Impianti: DueEsse Impianti
Serramenti: MDM srl
Facciate ventilate: Carpenterie Pezzetti
Arredi interni: Extramobili di Giazzi Omero sas, Spazio Arredo srl
Opere del verde: Florovivaistica Picinali
Copertura verde: Rasenfix