(©Cino Zucchi Architetti)

Lavazza, storica azienda torinese, ha scelto l'ex-area industriale Enel come sede del nuovo headquarters, recuperando una grande superficie in disuso, con il coinvolgimento diretto delle istituzioni locali e dei cittadini. Il progetto si sviluppa, proprio come una Nuvola su un intero isolato della città di Torino, tra via Bologna, largo Brescia, corso Palermo e via Ancona, coprendo una superficie costruita di circa 30.000 m2, tra edifici recuperati e di nuova costruzione.

(©Cino Zucchi Architetti)

Il progetto, sviluppato da Cino Zucchi Architetti, comprende non solo la nuova sede degli uffici, ma anche il recupero di due edifici industriali preesistenti che ospitano, separatamente, il museo aziendale e gli archivi di impresa, uno, un centro eventi-congressi e una scuola di design, l’altro. Gli spazi aperti tra gli edifici sono disegnati come una grande piazza-giardino aperta all’uso collettivo. Il nuovo edificio riunisce tutti gli uffici Lavazza, i servizi ricreativi a essi connessi e una serie di attività di relazione con il pubblico.

L’intervento è stato condotto partendo dalla demolizione dei manufatti, in parte interrati, di archeologia industriale presenti sul sito e dalla parziale manutenzione di alcune porzioni delle preesistenze.
L’operazione, effettuata in stretto coordinamento con la Soprintendenza dei Beni Architettonici e Paesaggistici del Piemonte, è stata seguita dalla bonifica del sottosuolo per raccordare l’area dell’intervento al parcheggio pubblico interrato.

(©Cino Zucchi Architetti)

Su tutta l’impronta fisica del fabbricato, comprendente sia il parcheggio che il centro direzionale, è presente un sistema di vasche bianche. All’interno della platea di fondazione si è reso necessario annegare una serie di profili metallici per effettuare la successiva iniezione con resina. La soluzione tecnologica è stata determinata dalle caratteristiche della zona urbana di progetto, vicina allo scorrere dei corsi fluviali, in particolare della Dora Riparia, con la posizione della falda a soli 5 m di profondità. È stata realizzata successivamente la struttura di calcestruzzo armato: sei solai di piano, che, nella parte centrale, poggiano su pilastri a sezione circolare con diametro pari a 50 cm.
In corrispondenza degli sbalzi, con una luce libera pari a 7,5 m, i solai presentano uno spessore di 50 cm e sono costituiti da due cappe di calcestruzzo, una superiore e una inferiore, con spessore pari a 7 cm, che racchiudono un sistema di alleggerimento in casseri modulari trapezoidali di polipropilene riciclato (PP). Gli elementi, posati binati, creano un doppio strato sovrapposto, complessivamente pari a 36 cm. All’interno, sono presenti i cavi a parabola di post-tensione che partono dalla mezzeria del solaio e salgono fino a 6 cm dall’estradosso. Il sistema adottato è del tipo a cavi iniettati posti all’interno di guaine metalliche estremamente sottili. Il solaio, una volta tesato, si solleva a dare la monta “attiva” necessaria a bilanciare gli effetti reologici del calcestruzzo (fluage e ritiro) che ne determinerebbero l’abbassamento nel tempo.

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Per la realizzazione, nella parte centrale sono state utilizzate casseforme per solai, mentre, per quanto riguarda il bordo del solaio, una piattaforma per la sicurezza.
All’ultimo piano dell'headquarter Lavazza trova sede una terrazza, sostenuta da esili pilastri di 25 cm di diametro, in grado di portare il ridotto peso proprio e quello accidentale della copertura, erosa da un ampio vuoto artistico. Questa soletta, anch’essa post-tesa per via delle luci a sbalzo che raggiungono i 5,5 m, presenta uno spessore variabile da 25 a 32 cm di spessore.
Le carpenterie metalliche sono state realizzate nella fase successiva mediante due piatti metallici accoppiati, con spessore pari a 12 mm ciascuno. La soluzione costruttiva caratterizza anche i cosciali della scala scenografica, ottenendo, così, una scatola molto rigida alla quale è stata fissata una serie di elementi scatolari verticali con funzione di parapetto. Anche la copertura dell’ampio atrio, che ospiterà uno spazio espositivo, prevede l’impiego di profili scatolari tirafondati alla soletta sottostante. Tra Corso Palermo e via Ancona, si trova la Basilica Paleocristiana emersa a seguito della demolizione del preesistente capannone. I pilastri, quindi, poggiano su micropali e le antichità sono protette da una struttura metallica e da una facciata vetrata che rende visibili gli scavi dal marciapiede.

Le successive fasi di cantiere hanno riguardato la realizzazione dell’involucro, elemento caratterizzante l’intervento: una facciata a cellule modulari, del tipo “vision” per le finestre a nastro, e “spandrel” per gli elementi ciechi di parapetto. È stato impiegato un sistema per facciate continue leggere, a montanti-traversi, che si presenta architettonicamente dall’esterno con soli vetri, mentre all’interno mostra 50 mm di ingombro sia orizzontale sia verticale. La struttura portante è composta di un reticolo di montanti e traversi dimensionati in modo da poter rispondere alle necessità statiche dell’edificio, con mostra architettonica interna di 50 mm, esterna di 20 mm. I montanti hanno una profondità variabile da 18 a 250 mm, i traversi da 18 a 204 mm, con tamponamenti previsti da 30 fino a 36 mm. Le caratteristiche tecniche che lo identificano sono: permeabilità all’aria classe 4, tenuta all’acqua classe RE750, resistenza al vento + - 3,0 kN/m2, valori termici Uf 1,6 W/m2K.

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La costruzione delle cellule che costituiscono la facciata del nuovo edificio Lavazza è stata realizzata in officina per poterne controllare l’esecuzione, mentre il montaggio in cantiere è stato organizzato in modo da comporle come singoli elementi. Le cellule sono costituite da profili di alluminio a taglio termico: la multinazionale Schüco ha prodotto appositamente 26 matrici diverse per altrettante tipologie di profilo componenti la facciata.

L’involucro presenta, inoltre, altri elementi vetrati di maggiori dimensioni, chiamati “macroelementi” o “macrofigure”, che arrivano in aggetto fino a terra contribuendo alla schermatura dai raggi solari e creando un notevole effetto chiaroscurale nelle diverse stagioni e ore del giorno. Hanno dimensioni diverse, variabili dai 3 ai 6 m di altezza con montanti sfalsati tra di loro, per via della particolare scansione della facciata.
L’installazione delle cellule è avvenuta tramite accoppiamento a secco, senza l’utilizzo di sigillante nelle zone di giunto ed eliminando il ricorso a ponteggi esterni. Alle chiusure verticali di facciata, si aggiunge una complessa copertura vetrata dal duplice andamento curvilineo, i cui lucernai portano illuminazione naturale al sottostante atrio di ingresso all’edificio.

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Delle 1.400 cellule sfalsate che compongono la facciata, 1.200 sono tra loro differenti.
Quindi, grande rilevanza ha assunto la standardizzazione in questa commessa, riferita all’intero processo produttivo piuttosto che alle singole componenti, alle quali è lasciata libertà nella personalizzazione degli elementi.

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