d'Architettura 24
RICERCA E TECNICA
Iperflessibilità monumentale. Il
restauro del Centre Pompidou

Luciano Cardellicchio

   "J'assume la responsabilité qui a été la mienne
dans cette histoire, même si je n'en ai pas dormi pendant trois mois. J'ai suivi
la construction de Beaubourg, je m'y suis habitué. Piano est devenu un ami. Mais
si j'avais eu à construire ce bâtiment, je l'aurais construit autrement. Piano e
Rogers insistent sur les pièces de fonderie, je crois que, moi, j'aurais employé
plus de pièces laminées, j'aurais plus tiré parti de la soudure...Mais Beaubourg
reste pour moi un bâtiment courageux, le seul de ces dernières années. Et le
public l'a bien compris, qui l'a plébiscité immédiatement".

   Così nell'autobiografia Jean Prouvé rammenta la
vicenda progettuale e costruttiva del Centre Georges Pompidou. Il poliedrico
progettista francese ne era perfettamente al corrente: fu infatti presidente
della giuria che nel 1971 decretò la vittoria di Renzo Piano e Richard Rogers
nel concorso internazionale per la costruzione di un centro culturale sull'area
delle ottocentesche Halles Centrales di Victor Baltard.

   Prouvé mette l'accento oltre che sulla scommessa
tecnica, anche sulla sfida culturale e politica intrinseca alla vittoria di un
progetto "straniero" nel primo concorso internazionale d'architettura bandito in
Francia nel dopoguerra. Si tratta di una sfida che l'edificio sembra rinnovare
periodicamente fino ai giorni nostri, quando l'icona-archetipo dell'architettura
hi-tech viene riprogettato e assemblato una seconda volta; riconfigurato negli
spazi interni, sostituiti i pezzi usurati, esso viene rilanciato come Grand
Beaubourg e inaugurato in simultanea, allusiva, coincidenza con l'inizio del
terzo millennio, il 1° gennaio 2000.

   Ricostruiremo qui
di seguito le tappe del processo destinato a rifondare (non è infatti un azzardo
adottare in questo caso il verbo restaurare?) un edificio contemporaneo, pur
lasciandone immutata l'immagine apparente, alla quale è connessa una planetaria
celebrità...

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