PREMIO ARCHE'S
Carlo Terpolilli
Se è forse presto per
attendersi che ogni investitore privato, ogni impresa costruttrice, consideri
come un valore, non solo etico ma anche commerciale, la qualità architettonica;
se è certamente presto per attendersi che la cultura architettonica italiana si
liberi del suo accademismo e formalismo comprendendo che il confronto con il
mercato deve essere confronto e non atto di dominio; non è certamente mai troppo
presto per cercare di ricomporre, anche con strumenti non
strutturali quali
un premio di architettura, la schizofrenia di un sistema produttivo in cui
finanziatori, progettisti e realizzatori si sentono nemici e non parte di un
unico processo.
I risultati del premio dimostrano che, nelle nuove
generazioni, il problema è sentito, affrontato, spesso brillantemente risolto.
La qualità del costruito è assunta, nella maggior parte dei progetti
concorrenti, come un aspetto ineludibile del progetto e, per ottenere tale
qualità, per offrire tale qualità alla collettività, non resta che
ritrovare
un tavolo comune tra tutti i soggetti coinvolti nel processo di ideazione e
produzione della architettura.
Marco Casamonti
Il quadro che ci mostrano i
progetti presentati in queste pagine è di una vivacità e varietà tale da far ben
sperare per le sorti prossime della architettura italiana. Le mode formali e la
scelta di riconoscersi in un linguiaggio di scuola per essere, da quella scuola,
aiutati e promossi, sembrano stemperarsi sempre più grazie a una
pratica
costruttiva in cui l'edificio detta le sue regole e impone le sue ragioni. Una
nuova specie di progettista sta prendendo corpo, colto senza essere speculativo,
pragmatico senza smettere di pensare e ricercare. Non resta che da sperare che
tutti coloro i quali sono responsabili della trasformazione fisica del nostro
paese si rivolgano anche a queste nuove forze, offrendo loro l'occasione di
mostrare le
proprie capacità.

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