Testo a cura di Davide Cattaneo

Ristorante giapponese Hamasei
Testo a cura di Davide Cattaneo

Luogo: via della Mercede 35, Roma, Italia
Committenza: Hamasei Roma
Progettisti: Alvisi Kirimoto+Partners,  Massimo Alvisi, Junko Kirimoto, Carolina Ossandon, Arabella Rocca, Chiara Quadraccia
Progetto strutture: Ing. Enrico Petralia
Progetto impianti: Ing. Fabrizio Pizziconi
Impresa di costruzione: EDILSAFER
Realizzazione pannelli grafici: ARTISER
Tempi progetto: 2003-2007
Tempi di realizzazione: 1° Fase:Giugno-Agosto 2006, 2° Fase: Novembre 2006-Luglio 2007
Superficie costruita mq: ampliamento 250 mq, totale 500 mq
Fotografo: Luigi Filetici

Vedi la SCHEDA ARCHITETTO

Nel cuore di Roma un intervento di restyling e di ampliamento di un noto ristorante giapponese si esprime in un progetto articolato attorno ad alcune linee giuda semplici ma essenziali che ne hanno regolato l'evoluzione dalle prime scelte strategiche alla definizione di ogni singolo dettaglio.
Inanzitutto l'impostazione generale dello spazio: i progettisti hanno voluto mantenere la forte connotazione giapponese dell'ambiente, preservandone identità e le caratteristiche salienti ma riproponendone una lettura più legata alle tendenze contemporanee con una leggera influenza di impronta occidentale.
Questa impostazione complessiva si concretizza a livello architettonico nello sviluppo del concetto di modularità tipico delle architetture e della filosofia giapponese. Ciò si esprime nella collocazione e nell'affiancamento dei pannelli di legno wengè staccati dalle pareti o di quelli fonoassorbenti appesi al soffitto come in una sorta di scatola scomponibile. I pannelli ripropongono, come nella sala giapponese, la modularità tipica del tatami, scomponendosi sulle tre dimensioni spaziali.
Tutte le soluzione adottate hanno avuto come finalità generale la realizzazione di un ambiente ricercato e dal gusto sofisticato, ma allo stesso un "ambiente caldo", accogliente e confortevole; anche in quest'ottica l'utilizzo cospicuo del legno e di tinte cromaticamente vicine ai colori della terra, sia per superfici e finiture sia per gli arredi, consente di ottenere l'effetto desiderato di calore e di raffinata eleganza. Nel complesso intervento di ridefinizione dello spazio, i progettisti hanno dovuto tener conto delle nuove esigenze del locale, attraverso soluzioni differenti che permettessero al ristorante di sviluppare nuove potenzialità fino ad ora inespresse. La strutura originaria che si sviluppava per circa 300 mq viene ora ampliata con nuovi spazi destinati sia alla sala che alla cucina per un totale di nuovi 250 mq.
Tra le nuove soluzioni ad esempio, ecco l'idea di un "tavolo single" in legno lamellare, largo 40 cm e lungo quasi 600 cm, con dodici postazioni, variamente componibili, la cui superficie bianca lucida contrasta con il controsoffitto a volta rivestito in rame. È un tavolo dedicato a chi si trova a mangiare da solo, con la possibilità di accomodarsi in qualsiasi punto del tavolo.
Grande attenzione è stata poi rivolta al controllo e alla gestione  della luce. Considerata dai progettisti elemento architettonico fondamentale per la definizione dell'identità dello spazio, è stata utilizzata cercando di conferire calore all'ambiente. All'interno di un sistema illuminotecnico che una luminosità generalmente soffusa si è cercato di calibrare intensità e direzione della luce in maniera specifica su ogni postazione o dettaglio.
Nel complesso si è cercato di dare un forte carattere all'intervento, di realizzare una nuova unità dello spazio arricchita e sottolineate anche puntualmente attraverso la scelta di alcune presenze importanti. Nella prima sala un'opera calligrafica giapponese stampata su un pannello di carta di riso retroilluminato viene messa in risalto dal rivestimento in grès porcellanato nero semilucido e diventa preziosa quinta scenica per i tavoli e il divano bianco che corre lungo tutta la parete creando inoltre un richiamo visivo di impatto immediato dall'esterno. Nel bagno invece, l'ambiente estremamente contemporaneo è dominato dall'immagine di una maschera in stile Edo dello storico teatrino giapponese, serigrafata su un vetro 300 x 200 cm, che padroneggia la scena nella sua grandezza e imponenza, riflettendosi nel grande specchio.
All'interno di una definizione complessiva dello spazio, grande attenzione è stata rivolta allo studio e al disegno di ogni elemento d'arredo e di ogni dettaglio architettonico affinché la precisione dei particolari e delle soluzioni tecnologiche e impiantistiche garantisse una pulizia estetica generale. Ne sono esempio significativo le porte, il grande lavabo realizzato con una lastra inclinata di vetro satinata, il tavolo single o la collocazione degli impianti perfettamente nascosti.
Il progetto proseguirà con la ristrutturazione della parte di "old hamasei", in cui è previsto un nuovo bancone sushi bar e un nuovo ingresso con relativo settore di accoglienza.

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