d'Architettura 23
Rossi,
Portela

Museo del Mare a Vigo
a cura di Raffaella
Maddaluno
intervista a Cesar Portela di Jose Charters Monteiro

JCM - Mentre nei suoi viaggi americani Aldo colse
l'esperienza urbana delle città di fondazione coloniale, la penisola iberica
rappresentò per lui anche la riscoperta di un mondo di rapporti, di una
convivialità culturale che, in quegli anni, era ormai difficile trovare in altri
paesi. Ricordo il viaggio per luoghi e architetture, dopo il SIAC di Siviglia
del 1978, lungo tutta la costa atlantica dove, davanti a una piccola casa,
esclamò: "Ma... sembra una mia architettura!"; oppure la sua commozione davanti
alle ciminiere coniche di Sintra, citate nel Teatro Carlo Felice. Aveva delle
formidabili intuizioni formali. Non si può inchiodarne la teoria con la
coincidenza tra concezione teorica e eredità formale. La sua teoria, in realtà,
è molto aperta.
CP - E' un punto critico di tutto il
dibattito, infatti io credo che i più rossiani siano quelli che fanno
un'architettura formalmente meno somigliante a quella di Rossi.
Era un
grande teorico dell'architettura e una persona straordinaria: una passeggiata
con lui era un viaggio nella storia dell'arte di tutte le epoche. Ho imparato
tanto, soprattutto a vedere cose che conoscevo ma a cui non avevo dato il giusto
valore.
Questa sua profondità di campo è stata per me una lezione
magistrale. Emanava grande carisma. Se dovessi dire quali maestri ho avuto,
risponderei che il mio unico maestro di architettura è stato Aldo; l'unica
persona che ho rispettato in assoluto, profondamente, per la personalità, la
professionalità, il talento.

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