Eventi – L'esposizione universale della città spagnola, terminata pochi giorni fa, ha offerto spunti importanti anche per l'appuntamento milanese del 2015

Durante i 93 giorni dell'Expo di Saragoza 2008 (l'evento si è tenuto nella città spagnola dal 14 giugno al 14 settembre) è stato possibile scoprire come gli oltre 100 Paesi partecipanti hanno affrontato il tema della risorsa più importante: l'acqua, alcuni in modo più etico e con grande impegno, altri puntando sulla trasmissione della cultura e della gastronomia del proprio paese. Sono stati anche organizzati più di 3.400 spettacoli e performance, e sono state costruite architetture e padiglioni interessanti sotto il profilo estetico e tecnologico. Particolarmente significativo era il progetto globale H2O - Nuovi scenari per la sopravvivenza, con una superficie occupata di 25 ettari: un avveniristico parco dell'acqua, dominato dall'imponente Torre dell'Acqua, alta 73 metri, con un acquario fluviale, il più grande al mondo nel suo genere, che riproduceva gli ecosistemi di fiumi ed estuari. Come per Bilbao con l'opera di Frank O. Gehry, anche Saragozza ha voluto un'opera-simbolo dell'Expo, un ponte che assomiglia ad un gladiolo posato sull'acqua, progettato da Zaha Hadid, architetto iracheno, vincitrice del Premio Pritzker. Grazie a questa architettura con struttura avveniristica, al contrario del nuovissimo contributo di La Cecla, che considera gli architetti delle star egocentriche e con una particolare dedizione al divismo, la progettista ha ottenuto un duplice obiettivo: unire le due sponde dell'Ebro ed essere con i suoi 260 metri di lunghezza ed i suoi 7 mila metri quadrati di superficie, non solo un ponte pedonale, ma anche un padiglione espositivo a tutti gli effetti.

L'Italia fuori tema
Il ponte di Zaha Hadid rappresenta la passerella ideale tra la Saragozza romana del Ponte de Piedra, situato nel “casco antiguo” nelle vicinanze della Basilica del Pilar e la Saragozza del Futuro. Ma veniamo a un'analisi più approfondita del grande spazio all'interno del quale sono stati progettati, costruiti, allestiti padiglioni, architetture sperimentali e sostenibili. In questi spazi esterni sono state previste una serie di piazze tematiche sull'uso responsabile ed etico della risorsa acqua e sulle pratiche innovative di buon impiego, mentre è stata predisposta anche una Tribuna dell'acqua, quale luogo di dialogo e di confronto su come affrontare le sfida per la gestione sostenibile di questo bene prezioso. La grande torre dell'Acqua, progettata da Enrique de Tersa, è stato il punto di osservazione più alto dell'Expo e si è presentata ai visitatori con una pelle variegata e non uniforme, proprio come siamo abituati a vedere uno specchio d'acqua. Per quanto concerne le esposizioni dei 100 paesi partecipanti, se ne possono salvare una decina, che avevano veramente progettato la loro presenza con un senso e con una ricerca sul tema dell'acqua come risorsa sostenibile: i migliori sono stati Germania (che aveva come sponsor Hansgrohe, con Axor e Pontos), Francia, Spagna, Danimarca, Svezia, Svizzera e Messico. Il padiglione italiano, che era situato al piano superiore dell'esposizione, non ha convinto non solo per le scelte culturali, che dovevano forse essere più mirate, come esplicito è il tema dell'Expo, ma anche nell'allestimento stesso, costato 6,2 milioni di euro. La priorità da esprimere, probabilmente, era che l'Italia è una penisola circondata dall'acqua, e quindi proporre al visitatore un'immagine del nostro paese, diversa da quella precostituita, e che John Grisham ha anche riportato nel suo ultimo libro: “pizza, spaghetti, e mandolino”. Noi, che oltretutto abbiamo una tradizione millenaria, di popolo di inventori, di scienziati, di navigatori e scopritori… Un'occasione perduta per il nostro paese per far vedere al mondo le nostre capacità nel design, nella moda, nell'arte, tra l'altro tutti settori nei quali negli ultimi anni sono state molte le sperimentazioni, le performance, le ricerche sempre più attinenti alla risorsa acqua.

La grande partecipazione della cittadinanza
L'acqua come tema, che poco viene fuori dall'esposizione italiana, era un progetto molto curato, molto ben definito, molto ben esposto negli altri padiglioni. Una nota particolare al progetto dello studio di Carlo Ratti e Associati per il Digital Water Pavilion (merita una visita sul sito per comprendere meglio il progetto e per vedere l'effetto ww.digitalwaterpavilion.com). E per l'installazione di Italo Rota, che con “La ciudad de Agua” ha fatto un progetto veramente meritevole e finalizzato non solo a dimostrare la creatività italiana, ma anche mettendo in contrapposizione una serie di città che vivono il loro rapporto quotidiano con l'acqua. Molto positiva, infine, è stata la partecipazione dei volontari, di tutte le età e di ogni ceto sociale, che si sono messi a disposizione sia all'interno del Parco acquatico che all'esterno per dare informazioni, notizie, ed essere di supporto ai visitatori. Chissà se Milano riuscirà a coinvolgere gran parte della sua popolazione per l'Expo 2015: il tempo c'è, ma forse il senso civico e del socialmente utile e responsabile dei milanesi deve ancora dare il meglio di sé.

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