Marmi e pietre – La congiuntura difficile non ha arrestato la crescita del paese anatolico

La congiuntura mondiale ha colpito dovunque, ma lo ha fatto in misura diversificata, anche in campo lapideo. Esistono Paesi dove la crisi è diventata palpabile, e di più complesso superamento, mentre altri sono stati soltanto sfiorati: è il caso della Turchia, che nonostante la notevole flessione della domanda nordamericana ha conseguito anche nel 2008 ulteriori miglioramenti dei suoi consuntivi di produzione e di export. I grandi numeri, al di là di qualche ritardo nella comunicazione delle cifre ufficiali, parlano chiaro. Se il travertino ha fatto registrare una battuta d'arresto, alla luce del ristagno statunitense, il marmo e le altre pietre hanno progredito apprezzabilmente, e il bilancio complessivo delle vendite all'estero è risultato migliore, nel consuntivo finale per il 2008, sia in quantità che in valore. Le spedizioni, infatti, hanno raggiunto 4,95 milioni di tonnellate, con una crescita del 4,7% rispetto all'anno precedente, mentre il valore si è attestato a 1,40 miliardi di dollari, con un aumento del 12,8%. Il prezzo medio per unità di prodotto si è incrementato, a sua volta, di circa cinque punti.

Il boom degli ultimi 20 anni
Nei confronti del 1991, l'esportazione quantitativa ha fatto un balzo di ben 45 volte, e quella in valore di 42. Nell'ultimo esercizio, il coefficiente di sviluppo si è sensibilmente ridimensionato, ma la propensione positiva non si è interrotta, per merito precipuo dei grezzi, che hanno raggiunto il 48% del volume globale venduto, in larga maggioranza sul mercato cinese, che ha assorbito merci per 294 milioni di dollari, contro i 25 dell'India, che figura in seconda posizione, e i 21 dell'Italia, che segue in terza. I lavorati, a loro volta, hanno continuato a dare un apporto maggioritario, soprattutto in valore, ma il ventaglio delle destinazioni è stato più articolato: a parte gli Stati Uniti, che nonostante tutto hanno mantenuto la prima piazza con 312 milioni di dollari, tra gli acquirenti del materiale turco si sono distinti la Gran Bretagna con 70, gli Emirati con 44, il Canada e l'Arabia Saudita con 43, e molti altri Paesi con cifre superiori ai dieci milioni.

Una normativa efficace
Le ragioni per cui la Turchia riesce a confrontarsi in modo abbastanza competitivo con le difficoltà congiunturali sono diverse e complementari. Anzitutto, si deve ricordare il livello contenuto dei costi, e conseguentemente dei prezzi unitari, ma un ruolo rilevante compete, altresì, alla varietà e all'importanza delle riserve accertate, alla forza trainante degli investimenti produttivi effettuati nelle cave e nei laboratori, alla contiguità non solo geografica con taluni mercati emergenti, e non da ultimo, all'impegno promozionale che vede gli operatori turchi protagonisti riconosciuti nelle fiere domestiche e in quelle estere. Non vanno taciuti, poi, gli effetti positivi di una normativa in materia d'ambiente che resta piuttosto liberale, quantomeno in rapporto alla legislazione di altri importanti Paesi lapidei, e quelli di un vasto interesse del mondo istituzionale e dell'ambiente scientifico e universitario nei confronti di marmi e pietre, che si traducono, rispettivamente, nella disponibilità di infrastrutture in progressivo adeguamento alle esigenze di un'industria moderna e nella fruizione di laboratori di ricerca a loro volta conformi alle necessità di analisi tecnologica del prodotto.

Un utile modello di riferimento
In buona sostanza, i fattori di successo che hanno assicurato alla Turchia un ruolo preminente nel panorama lapideo mondiale, collocandola al quarto posto assoluto nella graduatoria produttiva, sono parecchi, e soprattutto idonei a mettere bene a frutto le rispettive sinergie. Quale minimo comune denominatore, si deve evidenziare una significativa duttilità commerciale, che permette di operare con risultati di rilievo su mercati alternativi, e di evitare il rischio di una concentrazione troppo alta delle destinazioni, come quella che, per fare un esempio probante, ha caratterizzato l'export di prodotti finiti dal Brasile. Si può quindi concludere affermando che la Turchia costituisce un utile modello di riferimento, se non altro per i parametri che siano suscettibili di iterazione anche altrove, a cominciare da quelli riguardanti gli investimenti.

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