testo e immagini a cura di Carlotta Eco




L'occhio della facciata: 'Turning the place over' di Richard Wilson
testo e immagini a cura di Carlotta Eco

SCHEDA PROGETTO

Luogo: Liverpool, Moorfields Station, Gran Bretagna
Committenza: Liverpool Culture Company, Liverpool Biennial,
North West Regional Development Agency
Scultore: Richard Wilson
Progetto strutture: Price & Myers Consulting Engineers
Impresa di costruzione: Askam Construction Ldt, Lancaster
Tempi di realizzazione: febbraio 2007 - giugno 2007
Permanenza: sino a fine 2008
Costo complessivo: circa 650.000 euro
Fotografie: courtesy of Richard Wilson e Liverpool Biennial

Video tratto da You Tube

Intro

In occasione dell'anno consacrato a Liverpool Capitale Europea della Cultura,
lo scultore inglese Richard Wilson ha realizzato un'opera d'arte che interagisce
con l' architettura, mettendola in gioco. Attraverso un intervento sulla facciata di un vecchio edificio, posto di fronte alla stazione ferroviaria di Moorfields, nel centro di Liverpool, Wilson invita il pubblico, come in molte sue altre opere, a una riflessione sugli spazi architettonici. L'opera, che prende il nome di "Turning the place over" (letteralmente "mettendo sottosopra la piazza") e che stupisce le migliaia di passanti che vi transitano ogni giorno, si basa su uno strabilliante effetto caleidoscopico. Si tratta infatti di un'operazione di alta ingegneria strutturale sul fabbricato che ha permesso di "ritagliare" un'enorme porzione ovale della facciata, rendendola in grado di girare e ruotare su se stessa.
L'effetto prodotto nell'osservatore esterno è quello di una sorta di ribaltamento delle finestre e del rivestimento in pietra. Il disco ovale, grazie a un meccanismo basato su un perno montato all'interno, subisce una doppia rotazione: per un verso ruota su se stesso ribaltandosi, mentre per l'altro, grazie al fatto che il perno di rotazione è fissato in modo inclinato, penetra nell'edificio mostrandone l'interno come fosse un'operazione a cuore aperto.

l'edificio di fronte alla stazione (1,2) il disco rotante della facciata (3,4,)

La committenza

L'operazione è stata resa possibile grazie alla cooperazione fra tre istituzioni (la Liverpool Culture Company, la Biennale di Liverpool e l'agenzia di sviluppo regionale North West Regional Development Agency) che hanno deciso di sponsorizzare l'istallazione per tutta la sua durata - fine del 2008 - data prevista per l'abbattimento dell'intero edificio. Questo, una costruzione della seconda metà degli anni quaranta, in origine era un deposito di vini. Il successo di pubblico e l'apprezzamento per l'opera hanno messo in nuova luce il vecchio corpo di fabbrica; al punto che, secondo il Liverpool Preservation Trust, un organo di tutela architettonica, l'edificio ha oggi assunto il ruolo di un'architettura dall'alto valore iconografico, che, per questo, non andrebbe demolito ma anzi annoverato fra i monumenti cittadini.

I precedenti

Richard Wilson ha lavorato per questo progetto in stretta collaborazione con lo studio di ingegneria Price&Myers con il quale  aveva già collaborato nel 1998 per la realizzazione di un'operazione analoga presso il centro d'arte, the Arc, a Stockton-on-Tees. Allora l'intervento consisteva in un disco che ruotava sulla facciata di un edificio di nuova costruzione e progettato dallo studio di architettura RHWL: un'operazione altamente integrata.

viste della rotazione del disco  
 
Il progetto di Liverpool

Le difficoltà principali in questo caso sono state quelle di intervenire in modo strutturale su un edificio esistente (peraltro piuttosto datato). Lo studio d'ingegneria ha elaborato in prima istanza uno studio di fattibilità, basato su saggi dell''esistente, che ha evidenziato una costruzione di tipo misto: travi e pilastri in ferro e muratura in laterizio.
Si è reso così necessario eseguire alcune prove di laboratorio per determinare l'esatta composizione chimica del metallo e poter calcolare le sue capacità di resistenza.
Il progetto della parte meccanica ha richiesto una pianificazione separata le cui difficoltà di realizzazione non erano preventivabili. Una delle cose più difficili è stata trovare un'impresa che avesse l'esperienza per eseguire un lavoro così sperimentale e da realizzare, inoltre, con metodi esclusivamente artigianali: ogni cosa, infatti, è stata fatta su misura e in base a prove in situ senza una particolare elaborazione di disegni di dettaglio costruttivo da parte dei progettisti.

Il taglio dell'ovale

L'operazione di taglio dell'ovale (del diametro di otto metri) è consistita nello smontaggio della facciata di tre piani e nella ricostruzione di due sistemi di telai in acciaio, uno sull'edificio per costruire il foro circolare e l'altro, separato, a costituire l'ovale. I telai sono stati poi riempiti con il materiale precedentemente smontato e sezionato, come ad esempio il rivestimento in pietra e i serramenti in ferro e vetro. Il disco è stato ricostruito in parte con materiali più leggeri e resistenti: il vetro è stato sostituito con il perspex, i termosifoni interni sono stati ricostruiti; infine, la porzione di soletta "sezionata" - che doveva rimanere attaccata al pezzo di facciata circolare - è stata rifatta con tecniche di tipo scenografico (vedi ad esempio i laterizi forati che sembrano essere stati sezionati ad arte).

la facciata smontata e il telaio ricostruito (1,2) il telaio del disco (3,4)

viste interne del telaio del disco prima e dopo il rivestimento

Consolidamento interno

La creazione dello spazio interno all'edificio, necessario al movimento e alla rotazione del disco, ha imposto di tagliare alcune parti delle solette del 3° e del 4° piano. In corrispondenza del buco creatosi internamente è stato necessario sezionare i pilastri portanti del fronte che, oltre a sostenere gli elementi della facciata stessa, reggevano le solette. Da un punto di vista statico e costruttivo, gli obbiettivi di consolidamento sono stati i seguenti: sostenere le porzioni di facciata rimaste sospese costruendo una struttura secondaria di sostegno al quarto e quinto piano; rafforzare le solette demolite con una struttura di travi in acciaio aggiuntive, sia per consolidare le parti tagliate sia per sostenere il peso aggiunto del meccanismo di rotazione; infine, al piano terra, è stato necessario ridistribuire carico gravante sulla seconda fila di pilastri per mezzo di puntelli inclinati. Tutti gli interventi dovevano essere eseguiti nel modo meno visibile possibile per soddisfare l'esigenza di mostrare, nei momenti di massima rotazione, l'interno dell'edificio senza denunciare gli interventi strutturali di rappezzo.
Una delle difficoltà del calcolo ingegneristico è stata quella di prevedere i movimenti dell'edificio esistente in seguito all'inserimento dei carichi delle nuove strutture e del motore: i movimenti fra telaio principale e telaio dell'ovale dovevano infatti rimanere all'interno di un intervallo di tolleranza (di 75 mm ) che consentisse la rotazione senza problemi.

la fessura fra facciata e disco (1)
la ricostruzione di termosifoni e laterizi (2,3,4)

sezione dell'edificio (1) i pilastri portanti sezionati (2), pianta del motore (3) 

Il meccanismo di rotazione
Il meccanismo in grado di far muovere la facciata si basa un "rotatore", cioè un motore normalmente utilizzato nell'industria navale, che permette di far ruotare un pesante perno del diametro di 60 centimetri, lungo 11 metri e del peso di parecchie tonnellate. Nella parte anteriore, il fuso poggia su rotelle giganti mentre sul retro poggia su ingranaggi movimentati da due motori a bifase. Il rotatore è in grado di far girare, con l'impiego di poca energia, le sei tonnellate di peso dell'ovale. L'operazione si è rivelata molto costosa e un contenimento dei costi è stato reso possibile solamente riducendo il diametro previsto per l'ovale, e passando da nove a otto metri, con una conseguente diminuzione della quantità di tagli di finestre e solette.

gli ingranaggi di rotazione del rotatore(1), i due motori (2), il perno
e l'attacco al disco (3,4)