Idee – Alcune tendenze del design cercano di armonizzare gli arredi interni e la natura, tra botanica e progettazione

Il paesaggista è una figura professionale che appartiene alla tradizione storica del progetto; secondo la definizione dell'Efla (European foundation for landscape architecture) il paesaggista è chi progetta paesaggi urbani e rurali, secondo le caratteristiche naturali e i valori storici e culturali del territorio. Oggi, però, questa definizione richiede un aggiornamento: il “paesaggio naturale” non solo s'integra con l'edificio, ma entra anche al suo interno e le nuove tecniche di coltura ci permettono di liberare la pianta dal suo clima. Tolta dal suo ambiente naturale, la pianta richiede cure ma, grazie alle nuove tecnologie e ai servizi offerti dalle aziende specializzate, non è indispensabile il “pollice verde” per creare isole rigogliose anche all'interno d'uffici o altri ambienti collettivi. È, invece, indispensabile un progetto, che valuti le caratteristiche del sito, identificando le specie, l'illuminazione e il clima più adatti.

Verde verticale e orizzontale
I progettisti del verde non mancano e danno segnali di spiccata creatività, inventando soluzioni paesaggistiche inedite, per esempio i giardini verticali, una sorta di tappezzeria vegetale, usata come elemento architettonico di forte impatto e che, di recente, ha visto la prima applicazione in una parete divisoria da ufficio. Inventato da Patrick Blanc, botanico francese del Cnrs (Centre national de la recherche scientifique), l'idea di mur végétal nasce dall'osservazione attenta del comportamento delle piante in natura e, dagli anni '90, riscuote un successo immediato in tutto il mondo.

Da tempo la tecnica dell'idrocoltura aveva dimostrato che la pianta non ha bisogno di terra. Come sostiene Blanc «la terra è solo un supporto meccanico, quello che è essenziale per le piante sono i minerali dissolti nella terra, insieme alla luce e all'anidride carbonica che producono la fotosintesi». Il concetto innovativo è stato utilizzare la capacità delle piante di crescere non solo in un volume (di terra, acqua o sabbia), ma anche su una superficie. «In assenza di terra, il sistema di supporto della pianta è molto leggero - continua Blanc - Perciò può essere applicato su qualsiasi parete indipendentemente dalla sua dimensione».

Della stessa opinione è l'artista Makoto Azuma che, sviluppando in orizzontale lo stesso concetto, in occasione della mostra Senseware che si è svolta alla Triennale di Milano lo scorso aprile, ha presentato aiuole di muschi, utilizzando come “terreno” il Terramac, materiale biodegradabile tridimensionale prodotto dalla giapponese Unitika. Sempre durante il Salone del Mobile, anche lo Studio Isacco Brioschi ha rivolto l'attenzione a questo tema: introdurre il verde nel contesto dello spazio abitato, utilizzando la tecnologia, è l'obiettivo della sua ricerca, finalizzata a «trovare la fusione e l'integrazione fra vegetale ed estetica quotidiana, fusione in grado di stimolare percezioni diverse». Come tiene a precisare l'architetto, «siamo di fronte a una poetica riflessione sullo sviluppo sostenibile». Ciò che va colto in queste ricerche, è il profondo mutamento intervenuto nei concetti di natura e architettura, il cui rapporto risulterebbe impoverito se venisse limitato a semplici indicazioni ambientaliste o ecologiche.

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