| Testo di Luciano Cannas
Nell'antichità l'utilizzo del legno nelle volte è stato con ogni probabilità assai frequente, ma non vi sono molti esempi rimasti fino ad oggi. La moschea ottagonale del tempio della Roccia di Gerusalemme, costruita dal 687 al 691 d. C., presenta un'interessante esemplare di copertura anche se rifatta nel XI sec. e rinforzato con strutture metalliche di recente.
La Basilica di San Marco a Venezia presenta cupole di 13 metri con ossature lignee che sono state sovrapposte alle più antiche volte in muratura. Esse sono sormontate da cupoloni a melone che caratterizzano l'architettura dandole un aspetto tipicamente orientale. Altre volte carenate furono ispirate dalla tradizione veneziana come la prodigiosa copertura a carena di 27 m x 79 m realizzata nel 1306 da Giovanni degli Eremitani e il salone del palazzo della Ragione di Padova.
Le volte carenate anche se non aventi una vera e propria funzione portante si diffusero nel 600 e nel 700 con lo scopo di adattare le antiche costruzioni alle preziose soffittature ricurve rese necessarie dalle nuove esigenze spaziali e decorative. Un esempio è la volta celeste di frate Andrea Pozzonella della Chiesa di Sant'Ignazio a Roma. Esse sono costituite da centinaia di tavole e collegate tra loro sommariamente, disposte come le ordinate degli scafi. Le orinate sono collegate trasversalmente con canne o arelle oppure con reticelle che ricevono un intonaco di calce o gesso quasi sempre decorato.
Fonte testo: R. Bernazzoni, Conservazione dei Materiali. Procedure d'intervento, Ed. Maggioli, 1997, Rimini |