Due linee metalliche disegnano il profilo delle montagne, mentre una seconda trama, interna alla prima, ripercorre idealmente i sentieri che dalla valle conducono alle vette. È da questa sovrapposizione tra morfologia naturale e percorsi umani che prende forma I Profili delle Anguane, la nuova installazione progettata da Benedetta Tagliabue con EMBT Architects per Arte Sella, nell'area di Malga Costa, in Val di Sella, a Borgo Valsugana, in Trentino. Le due strutture scultoree, ispirate alle sagome di Cima XII e del Monte Fravort, trasferiscono nello spazio le linee del paesaggio montano, trasformando elementi osservati a distanza in presenze fisiche con le quali il visitatore può stabilire una relazione diretta.
L'opera, presentata il 24 ottobre 2026, entra dunque a far parte di Arte Sella, il progetto culturale nato nel 1986 nella valle trentina, dove arte contemporanea, architettura e natura convivono all'interno di un museo a cielo aperto. Nel corso di quarant'anni, oltre 300 artisti internazionali hanno realizzato interventi concepiti in stretta relazione con le caratteristiche ambientali del luogo, dando vita a un insieme di percorsi espositivi distribuiti tra Villa Strobele, Malga Costa e i sentieri che attraversano il bosco. Un'esperienza nella quale il paesaggio non costituisce soltanto lo sfondo delle opere, ma partecipa alla loro definizione e trasformazione nel tempo. Dal 2017, con la nascita di Arte Sella Architettura, la ricerca si è estesa al rapporto tra costruzione, ambiente e percezione dello spazio, coinvolgendo progettisti come Kengo Kuma, Michele De Lucchi, Eduardo Souto de Moura e Stefano Boeri.

Per Benedetta Tagliabue il punto di partenza è stato l'osservazione delle montagne che delimitano l'orizzonte della Val di Sella, considerate non soltanto per la loro configurazione geografica, ma anche per la capacità di assumere un'identità riconoscibile nell'immaginario collettivo. "Ho sempre cercato il modo di imitarle, ma ogni imitazione rimane imperfetta o si trasforma in un'altra individualità", racconta l'architetta, descrivendo un processo progettuale che non ricerca una riproduzione fedele del paesaggio, ma una sua reinterpretazione attraverso il disegno e la materia.
Il lavoro sviluppato dallo studio EMBT Architects è dunque partito dall'analisi dei profili di Cima XII e del Monte Fravort e dei tracciati escursionistici che ne attraversano i versanti. Disegni, modelli in scala e sperimentazioni sui materiali hanno consentito di tradurre queste geometrie in due strutture tridimensionali, ciascuna definita da un contorno esterno che richiama la sagoma della montagna e da una linea interna che rappresenta il percorso di salita dalla valle alla vetta.
La costruzione mette in relazione due materiali dalle caratteristiche differenti: la pietra locale, utilizzata per gli elementi di base, e un sistema di lame metalliche intrecciate che definisce le porzioni superiori delle installazioni. La massa lapidea conferisce consistenza e radicamento alle due sculture, mentre la trama metallica introduce una componente di leggerezza visiva, permettendo alla luce e al paesaggio di attraversarne la struttura.

Le lamiere in zinco-titanio-rame fornite da Zintek sono state lavorate da Revolti, che ha curato il taglio, la piegatura, i fissaggi rivettati e lo studio dei sistemi di ancoraggio. Per la realizzazione degli elementi lapidei, Pedretti Graniti ha impiegato tecnologie di elaborazione tridimensionale CAM, lavorazioni con macchine CNC a più assi e taglio a filo diamantato, trasferendo nella pietra le geometrie definite durante la progettazione.
Un ruolo specifico è affidato anche al trattamento cromatico delle superfici. Le tonalità dell'oro, del verde, del marrone e dell'azzurro riprendono le variazioni stagionali della vegetazione e i colori del paesaggio montano, mentre i riflessi delle superfici metalliche modificano la percezione dell'opera al variare della luce naturale. Sulle basi in pietra, gli interventi pittorici sono stati realizzati con colori minerali naturali ai silicati, formulati da Calchèra San Giorgio, che ha condotto anche le verifiche di compatibilità con il supporto lapideo. L'intervento cromatico è stato eseguito da Luigi Danna.
La realizzazione ha coinvolto quindi competenze artigianali e tecnologie di lavorazione digitale, in un processo che ha richiesto la traduzione di profili naturali irregolari in componenti costruibili e assemblabili. La consulenza tecnico-scientifica è stata affidata a Marco Imperadori e Grazia Marrone del Politecnico di Milano, mentre Floriano Tomio di Arte Sella ha seguito la direzione del montaggio.
Tra morfologia naturale e immaginario mitologico.
Il titolo dell'installazione introduce un ulteriore livello di interpretazione. Le anguane sono figure femminili della tradizione mitologica veneta e della Valsugana, associate all'acqua, alle sorgenti, alle grotte e agli ambienti montani. Creature talvolta benevole, talvolta insidiose, appartengono a un immaginario nel quale gli elementi naturali assumono caratteristiche umane e diventano protagonisti di racconti e leggende.
Le due sculture di Benedetta Tagliabue possono essere lette anche attraverso questa dimensione narrativa: i profili delle montagne si trasformano in figure autonome, riconoscibili ma non letterali, che sembrano materializzarsi all'interno del paesaggio. La sovrapposizione delle linee metalliche, le trasparenze e il rapporto con lo sfondo montano contribuiscono a rendere variabile la percezione delle strutture, che cambiano aspetto in funzione del punto di osservazione e delle condizioni atmosferiche.

Foto di Giacomo Bianchi; illustrazioni di Benedetta Tagliabue - EMBT Architects