Una successione di coperture a falde, con colmi e compluvi disposti a differenti altezze, definisce il profilo del National Juneteenth Museum, il nuovo museo progettato da BIG - Bjarke Ingels Group e Alligood Song Architects, in collaborazione con KAI Enterprises, a Fort Worth, in Texas. La geometria dell'edificio, caratterizzata da volumi che convergono intorno a una corte centrale a forma di stella, nasce dalla reinterpretazione delle abitazioni tradizionali del quartiere Historic Southside e da un riferimento simbolico alla storia dell'emancipazione afroamericana. Il progetto, che prevede una superficie complessiva di circa 6.689 m², integra spazi espositivi, attività culturali e funzioni aperte alla comunità, con l'obiettivo di realizzare un nuovo polo civico per la città.
Il museo sarà dedicato al Juneteenth, la ricorrenza celebrata negli Stati Uniti il 19 giugno, che commemora il giorno del 1865 in cui a Galveston, in Texas, venne annunciata ufficialmente la liberazione delle persone ridotte in schiavitù, oltre due anni dopo la proclamazione di emancipazione emanata dal presidente Abraham Lincoln. La festività, riconosciuta a livello federale nel 2021, rappresenta un momento fondamentale nella memoria storica della comunità afroamericana. Tra le principali promotrici del suo riconoscimento figura Opal Lee, attivista originaria di Fort Worth, conosciuta come la "Grandmother of Juneteenth", il cui impegno ha avuto un ruolo determinante anche nella nascita del progetto museale.
Il 7 ottobre 2026, in occasione del centesimo compleanno di Opal Lee, una cerimonia ha segnato l'avvio delle operazioni di demolizione dell'Historic Southside Community Center, l'edificio che occupava il futuro sito del museo. La struttura, realizzata oltre cinquant'anni fa e bisognosa di interventi di manutenzione particolarmente onerosi, ha trasferito le proprie attività nel vicino Hazel Harvey Peace Center for Neighborhoods. L'operazione costituisce un passaggio importante per la realizzazione di un'istituzione che intende affiancare alla conservazione della memoria storica anche un programma di rigenerazione culturale ed economica dell'Historic Southside, quartiere storicamente legato alla comunità afroamericana di Fort Worth.
La composizione architettonica sviluppata da BIG prende come riferimento la tipologia delle case strette e allungate, con tetto a due falde e portico d'ingresso, diffuse nei quartieri afroamericani degli Stati Uniti meridionali. Queste geometrie residenziali vengono reinterpretate attraverso l'aggregazione di dodici volumi disposti radialmente, che individuano al centro dell'edificio una corte pubblica a forma di stella a dodici punte.
La configurazione planimetrica richiama la nova, uno degli elementi presenti nella bandiera del Juneteenth, dove la stella rappresenta il Texas e i raggi che la circondano simboleggiano un nuovo inizio. Il disegno assume quindi una doppia funzione, organizzando gli spazi del museo e traducendo in forma architettonica il significato della ricorrenza. Nel progetto, la corte centrale è concepita come il principale luogo di incontro e orientamento, uno spazio aperto intorno al quale si articolano le diverse attività dell'edificio.
Le coperture dei singoli volumi presentano altezze differenti, in relazione alle funzioni ospitate, generando un profilo esterno movimentato ma riconducibile a un sistema compositivo unitario. Gli sporti delle falde contribuiscono a ombreggiare le facciate e a formare portici lungo il perimetro, riprendendo un elemento caratteristico dell'architettura residenziale locale. Anche la corte è protetta parzialmente da aggetti che permettono di utilizzare gli spazi esterni nelle diverse condizioni climatiche.
Come ha sottolineato Douglass Alligood, tra i responsabili del progetto, "il dialogo con Opal Lee e con i membri della comunità, per comprenderne realmente le esigenze, ha orientato molti dei principi progettuali". Il museo è stato infatti sviluppato attraverso un processo di confronto con gli abitanti del quartiere, con l'intenzione di realizzare non soltanto una destinazione culturale di rilevanza nazionale, ma anche un edificio capace di diventare parte della vita quotidiana della comunità locale.
Dal punto di vista costruttivo, il progetto si caratterizza per l'impiego di una struttura portante prevalentemente in legno ingegnerizzato massiccio, che prosegue dall'esterno verso gli ambienti interni e costituisce uno degli elementi principali dell'identità architettonica dell'edificio. Il sistema strutturale è impostato su un livello interrato in calcestruzzo armato, mentre la sovrastruttura utilizza colonne e travi in legno lamellare, associate a pannelli strutturali in legno.
La copertura è concepita come un sistema di piastre piegate, costituito da pannelli in legno lamellare a strati incrociati (CLT) sostenuti da elementi in legno lamellare incollato (glulam). La particolare configurazione consente di realizzare campate che raggiungono i 27,4 m mantenendo uno spessore strutturale inferiore a 60 cm. L'ingegnerizzazione del sistema, sviluppata da StructureCraft, ha richiesto un processo di modellazione parametrica attraverso Rhino e Grasshopper e successive verifiche strutturali mediante il software RFEM 6, per coordinare la geometria delle differenti falde con il comportamento degli elementi portanti.
La struttura lignea rimane in gran parte visibile negli ambienti interni, dove il ritmo di travi, pilastri e superfici inclinate accompagna il visitatore nella successione degli spazi. L'involucro alterna ampie superfici vetrate e porzioni rivestite in legno, mentre per le coperture è prevista l'integrazione di pannelli fotovoltaici. La palette materica comprende inoltre il calcestruzzo, impiegato in relazione agli elementi strutturali e alle superfici interne, secondo un linguaggio che valorizza la leggibilità dei sistemi costruttivi. L'organizzazione distributiva si sviluppa intorno alla corte, che costituisce il riferimento visivo e spaziale dell'intero complesso. Al piano terra sono previsti un incubatore d'impresa, una food hall destinata anche agli operatori locali, uno spazio flessibile di tipo black box per eventi e performance e un teatro, la cui configurazione architettonica è stata dimensionata per accogliere circa 250 spettatori.
Gli spazi espositivi immersivi si sviluppano invece tra il piano terra e il livello superiore, stabilendo una relazione visiva continua con la corte e con le altre aree pubbliche dell'edificio. Le ampie superfici trasparenti permettono alla luce naturale di penetrare in profondità e rendono leggibile l'articolazione interna dei volumi, favorendo il rapporto tra il percorso museale e gli ambienti dedicati alle attività collettive.
La dimensione pubblica del progetto prosegue oltre il perimetro costruito attraverso un sistema di piazze, superfici a prato e aree verdi caratterizzate dall'impiego di specie vegetali autoctone. Il paesaggio esterno è concepito per accogliere installazioni artistiche di grande scala, esposizioni temporanee e manifestazioni pubbliche, ampliando le possibilità di utilizzo del complesso anche al di fuori delle attività strettamente museali.
Il National Juneteenth Museum, ancora in fase di sviluppo progettuale nell'ottobre 2026, propone così un modello di istituzione culturale nel quale la dimensione commemorativa si intreccia con funzioni pubbliche e collettive. La geometria della stella, la reinterpretazione delle coperture residenziali e l'impiego della struttura lignea definiscono un'architettura che cerca di costruire un rapporto riconoscibile con la storia del luogo, facendo della memoria un elemento generatore dello spazio contemporaneo.






