©Davide Lovatti

Industrializzazione edile ed edifici di grande pregio sono incompatibili? Fino a pochi anni fa i moderni metodi di costruzione erano associati soprattutto a nuove geometrie regolari e processi standardizzati, oggi dimostrano di poter affrontare anche il terreno più complesso e affascinante dell’architettura storica. Il recupero di Vista Ostuni rappresenta un esempio significativo di questa evoluzione: un intervento in cui la precisione e la flessibilità dell’acciaio hanno dialogato con un organismo edilizio stratificato da oltre sette secoli di storia.

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L’ex Manifattura Tabacchi di Ostuni, nata nel XIV secolo come convento e successivamente destinata a diversi usi nel corso dei secoli, è stata trasformata in un hotel cinque stelle lusso di circa 6.000 mq distribuiti su cinque livelli, con 1.200 mq di terrazze, tre ettari di giardino, 28 camere e suite, ristoranti, spa, piscine e rooftop bar. Il progetto architettonico si fonda sull’equilibrio tra conservazione e trasformazione. L’intervento valorizza le qualità spaziali dell’edificio esistente, recupera dettagli architettonici originari e utilizza materiali profondamente legati al territorio, dai marmi locali alla breccia Sant’Antonio, fino alle chianche riutilizzate negli spazi esterni. L’obiettivo non è soltanto restaurare un edificio storico, ma costruire una continuità tra la memoria del luogo, il paesaggio della Città Bianca e le esigenze dell’ospitalità contemporanea.

©Davide Lovatti

In questo contesto la carpenteria metallica ha assunto un ruolo determinante. L’adattamento dell’edificio alle nuove funzioni ricettive ha richiesto l’inserimento di soppalchi, nuovi solai, coperture e strutture tecniche senza compromettere l’equilibrio statico delle murature esistenti. La sfida principale non è stata tanto la complessità delle strutture quanto la loro capacità di adattarsi a un edificio caratterizzato da geometrie irregolari, pareti fuori squadra e quote spesso differenti da quelle rilevate nei disegni storici. La risposta è arrivata attraverso un processo che ha combinato rilievi estremamente accurati, progettazione esecutiva di dettaglio e produzione in officina. Le nuove strutture sono state inserite in nicchie ricavate nelle murature esistenti e collegate mediante giunti bullonati, consentendo un montaggio preciso e controllato anche in spazi particolarmente complessi. I soppalchi ai piani secondo e terzo, il solaio intermedio e la copertura del chiostro sono stati realizzati con profili laminati a caldo IPE e HEB, integrati da lamiere grecate e fissaggi meccanici.

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Analogamente, il solaio del quinto piano è stato realizzato con profili HEA e lamiera grecata, costituendo la base strutturale per i nuovi volumi tecnici e per le opere in copertura. Particolarmente significativo è stato proprio il lavoro svolto al quinto piano, dove l’irregolarità degli appoggi e la necessità di coordinare architettura, struttura e impianti hanno richiesto un elevato livello di precisione progettuale ed esecutiva. Qui trovano posto anche i locali tecnici, realizzati con colonne in profili cavi e travi HEB, racchiusi all’interno di un involucro composto da pannelli sandwich fonoassorbenti e rivestimenti in lamiera stirata verniciata. L’elemento più riconoscibile dell’intervento è la pensilina panoramica del rooftop, concepita come una struttura leggera capace di dialogare con il paesaggio senza sovrastarlo. La carpenteria è qui composta da colonne in tubolari metallici e travi principali IPE e HEB, rivestite mediante pannelli sandwich con prestazione REI 120 e carter in lamiera pressopiegata verniciata. La complessità dell’intervento non ha riguardato esclusivamente gli aspetti strutturali.

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Grande attenzione è stata dedicata anche all’integrazione impiantistica e alle prestazioni ambientali dell’edificio. L’intero intervento è stato inoltre sviluppato secondo criteri di sostenibilità che hanno contribuito al conseguimento della certificazione LEED. Vista Ostuni dimostra come l’acciaio possa diventare uno strumento discreto ma essenziale per il recupero dell’esistente. Non una tecnologia che si impone sull’architettura storica, ma un’infrastruttura invisibile che rende possibile la sua trasformazione, consentendo di inserire nuove funzioni, nuovi spazi e nuove prestazioni senza alterarne l’identità.

Scheda progetto
Committente: Villa Ostuni
Progetto architettonico e interior design: RMA Roberto Murgia Architetto
Progetto strutturale: Terzini Ingegneria
Progetto impiantistico: Techso
Imprese Edilcost, Ciullo Costruzioni
Costruttore metallico: Scaffsystem
Courtesy of Fondazione Promozione Acciaio